โค๏ธ L’amore è cieco
๐Ÿ˜‚ La sopravvivenza con Urlatore
๐Ÿพ La banda notturna del cibo (mafia dei gatti)
๐Ÿ˜ต‍๐Ÿ’ซ Menopausa: la mia amica tossica

RINASCITA

Ho 53 anni. E solo ora sento di essere più vicina a me stessa che mai. Nel corso della vita sono stata molte cose: una donna che cerca, una donna che ama, una donna che a volte dimentica se' stesa. Ma una cosa è sempre rimasta: il mio bisogno di libertà. L'ho trovata nella danza. Nel silenzio accanto al mare. Negli occhi di un gatto che non chiede nulla e che, nonostante tutto, riesce a portare pace. Questa non è una storia di una vita perfetta. Questa è una storia di ritorno a se' stessi. Se ti sei mai sentita persa, stanca o come se fosse troppo tardi per un nuovo inizio-voglio che tu sappia che non lo e'. Perche' io sono la prova che non e' mai troppo tardi per iniziare davvero a vivere.

 

RINASCITA

Ho 53 anni e solo ora mi sento più vicina a me stessa che mai. Nel corso della mia vita sono stata molte cose: una donna in cerca, una donna che amava, una donna che a volte si dimenticava di sé. Ma una cosa è sempre rimasta: il mio bisogno di libertà. L'ho trovata nella danza. Nel silenzio in riva al mare. Negli occhi di un gatto che non chiede nulla e che, nonostante tutto, in qualche modo porta pace. Questa non è la storia di una vita perfetta. Questa è la storia di un ritorno a se stessi. Se vi siete mai sentiti persi, stanchi, o come se fosse troppo tardi per un nuovo inizio, voglio che sappiate che non lo è. Perché io sono la prova che non è mai troppo tardi per iniziare davvero a vivere.

 

 

 

 

LA MIA INFANZIA

Da bambina, il mondo mi sembrava grande e' pieno di possibilita'. Fin dalla prima classe della scuola elementare ho iniziato a ballare. La danza e' entrata molto presto nella mia vita, quasi come se fosse stata lei a scegliermi. Sono nata sotto il segno dei Gemelli e forse è proprio per questo che ho sempre avuto una natura aperta e ottimista. Avevo molti amici, amavo stare tra le persone, ridere e condividere momenti cong li altri. Ma non tutto era spensierato. Ricordo anche momenti difficili, quando alcuni bambini a scuola mi prendevano in giro, chiamandomi "Samantha Fox" per via del mio corpo. All'epoca non capivo del tutto, ma sentivo il peso di quelle parole. Ed e' stato proprio li, nella danza, che ho trovato il mio rifugio. La danza era il mio modo di respirare, di esprimermi e di sentirmi libera. Era il mio mondo personale, un luogo dove potevo creare, immaginare, perdermi e ritrovare me stessa. Creavo coreografie, lasciandomi guidare dalle emozioni, senza paura. In quel mondo non c'erano giudizi-solo verita'. E forse e' proprio li che tutto e' cominciato.

 

 

LA MIA INFANZIA

Da bambina, il mondo mi sembrava grande e pieno di possibilità. Fin dal primo anno delle elementari, ho iniziato a ballare. La danza è entrata nella mia vita molto presto, quasi come se mi avesse scelta. Sono nata sotto il segno dei Gemelli, e forse è per questo che ho sempre avuto un carattere aperto e ottimista. Avevo tanti amici, amavo stare in compagnia, ridere e condividere momenti con gli altri. Ma non tutto era spensierato. Ricordo anche momenti difficili, quando alcuni bambini a scuola mi prendevano in giro, chiamandomi "Samantha Fox" per via del mio corpo. All'epoca non capivo appieno, ma sentivo il peso di quelle parole. Ed è stato proprio lì, nella danza, che ho trovato il mio rifugio. La danza è diventata il mio modo di respirare, di esprimermi e di sentirmi libera. Era il mio mondo personale, un luogo dove potevo creare, immaginare, perdermi e ritrovarmi. Creavo coreografie, lasciandomi guidare dalle emozioni senza paura. In quel mondo non c'era giudizio, solo verità. E forse è proprio lì che tutto è iniziato.

 

 

 

 

 

 

CRESCERE ATTRAVERSO LA DANZA

..E non mi sono ancora nemmeno presentata. Non conoscete il mio nome, ma forse non è poi così importante. Potrei avere il nome di tutte quelle persone che, leggendo questa storia, riconosceranno una parte di se' in me. Ma , per semplicita'...puoi chiamarmi Samantha senza Fox, pero'. E così inizia davvero la mia storia. A scuola ero quella che gurdava continuamente l'orologio, aspettando la fine delle lezioni. Non perché' non mi piacesse imparare, ma perché' sapevo che il meglio doveva ancora arrivare. Nel pomeriggio correvo in palestra. La danza mi stava aspettando. Con il passare del tempo e crescendo , da "Samantha Fox" sono diventata una ragazza "normale"...o almeno così sembrava agli altri. In realta', e' stato proprio grazie alla danza che ho iniziato a costruire me stessa, diventando una persona capace di guardarsi allo specchio con piu' coraggio. Il talento non mi è mai mancato. Non ho frequentato scuole prestigiose, ma la mia passione per la danza cresceva ogni giorno di piu'. La mia vita era semplice e allo stesso tempo piena: scuola, allenamenti, spettacoli, competizioni...e tanta gioia. Le uscite con gli amici significavano quasi sempre una cosa sola: andare nei locali e ballare fino all'alba...finche' qualcuno non decideva di cacciarci via con una scopa.

 

 

 

 

CRESCERE ATTRAVERSO LA DANZA
… E non mi sono ancora presentata. Non sapete il mio nome, anche se forse non è poi così importante. Potrei avere il nome di ogni persona che, leggendo questa storia, riconoscerà una parte di sé in me. Ma, per farla breve… potete chiamarmi Samantha, ma non Samantha Fox. Ed è qui che inizia davvero la mia storia.
A scuola, ero la ragazza che guardava costantemente l'orologio, aspettando che le lezioni finissero. Non perché non mi piacesse studiare, ma perché sapevo che la parte migliore della giornata mi aspettava ancora. Nel pomeriggio, correvo in palestra. La danza mi aspettava.
Col passare del tempo e crescendo, "Samantha Fox" è diventata lentamente una ragazza "normale"... o almeno così sembrava agli occhi degli altri. In realtà, è stata la danza ad aiutarmi a iniziare a costruire me stesso, a diventare una persona capace di guardarsi allo specchio con più coraggio.
Il talento non mi è mai mancato. Non ho frequentato scuole prestigiose, ma la mia passione per la danza è cresciuta ogni giorno di più. La mia vita era semplice ma piena: scuola, allenamenti, spettacoli, gare… e tanta gioia.
Uscire con gli amici significava quasi sempre una cosa sola: andare in discoteca e ballare fino all'alba… finché qualcuno non decideva di cacciarci via con una scopa.

 

 

 

 

Information

L'AMORE E' CIECO

Per tornare alla mia famiglia: mia madre, dalmata dell'isola Lunga, mio โ€‹โ€‹padre (oggi purtroppo scomparso), italiano di Roma, e io -nata in una piccola citta' di mare in Istria. Una combinazione da sogno, un mix di tutto. Amo tante cose: la mia Isola Lunga, la danza e il mio modo di vedere la vita. Ma a 21 anni e' arrivato lui- il signor "perfetto"- quello che mi ha completamente fatto perdere la testa: il mio principe azzurro...o , nel mio caso, un cavallo sopra un principe bianco, che aveva letteralmente acceso tutte le cellule grigie ancora funzionanti del mio cervello. Ero follemente innamorata. E così sono passati 19 anni insieme, di cui 16 di matrimonio: una figlia, un figlio e una nipotina. Il mio oro. Ci sono stati momenti belli, certo, ma non sono durati a lungo. Come nel titolo del libro L'uomo che amava i cani, l'uomo della mia vita avrebbe potuto scrivere la sua storia con il titolo : "L'uomo che amava le gonne...e le donne." E cosi e' finito un grande amore-quando mio figlio aveva 7 anni e mia figlia 14...o forse, per essere piu' sincera e' finito nel momento in cui ho aperto gli occhi e ho iniziato a vedere davvero. Come si dice: l'amore è cieco.

 

 

LOVE IS BLIND

 

To go back to my family: my mother, a Dalmatian woman from the Long Island, my father ( sadly no longer with us today), an Italian from Rome, and me- born in a small seaside town in Istria. A dream combination, a blend of everything. I love many things: my Long Island , dance, and my way of seeing life. But at the age of 21, he arrived- the"perfect" man, the one who completely swept me off my feet: My Prince Charming... or, in my case , a man on horseback instead of a prince dressed in white, who quite literally switched on every remaining functioning brain cell I had. I was madly in love. And so, 19 years together passed, 16 of them in marriage: a daughter, a son, and a granddaughter. My treasures. There were beautiful moments, of course, but did not las long. Like the title of the book The Man Who Loved Dogs, the man of my life could have written his own story under the title: The Man Who Loved Skirts...and Women. And so , a great love came to an end-when my son was seven and my daughter fourteen...or perpahs, to be more honest , it ended the moment I finally opened my eyes and began to truly see. And the saying goes: love is blind.

 

UNA FAVOLA O FORSE NO

Torno al periodo in cui ho conosciuto il mio "principe", come lo chiamavo allora. Era il classico macho, conosciuto in tutta la citta': amava se' stesso piu' di chiunque altro, le donne impazzivano per lui, ma lui adorava collezionare trofei...ogni settimana uno nuovo....Ci siamo conosciuti tramite un amico in comune e fin da subito, qualcosa di me ha attirato la sua attenzione...forse la danza, dato che ci siamo incontrati durante una competizione fatta, o forse il fatto che sembrassi irraggiungibile.Anche se , all'inizio, non mi aveva fatto impazzire del tutto. E così e' iniziato tutto: conoscerci, innamorarci...e iniziare a camminare insieme nella vita. Puo' sembrare buffo, ma a 21 anni ero ancora vergine, nonostante qualche relazione giovanile-niente che mi avesse mai fatto desiderare di andare fino in fondo. Assurdo, vero? Cosa pensavo di perdermi? Non e' mica una saponetta che si consuma...All'inizio, pero', lui questo non lo sapeva.Probabilmente pensava: "Anche lei cadra' presto ai miei piedi...sara' facile conquistarla." Una sera d'estate eravamo seduti vicino al mare, su una spiaggia non lontana dal mio quartiere. Si avvicino' a me e io lo fermai dicendo: -"Ascolta, devo confessarti una cosa...ma non so come dirtelo, mi vergogno un po'." E lui rispose: -"Dai, dimmelo." Io continuavo a dire quanto mi vergognassi e che non sapessi da dove iniziare, mentre lui insisteva: -"Dammi almeno la prima lettera e provo a indovinare." Gli dissi che la prima lettera era la "V", e lui sparo' subito: -"Che cosa? Vivace? Viziata?" Scoppiai a ridere mentre le orecchie mi bruciavano dalla vergogna. Alla fine glielo dissi: -"No...sono vergine." Rimase scioccato:-"Com'e' possibile? Non riesco a capirlo..." Ecco il mio macho della situazione...nessuno, prima di lui , era mai arrivato fin li'. Ma cosa c'era di così strano? Era davvero cosi' insolito avere 21 anni e non aver ancora trovato la persona giusta? E la persona giusta, almeno cosi' sembrava allora, era seduta accanto a me quella sera. Cosi' inizio' quella che un tempo sembrava una favola...ma che, col tempo, si trasformo' sempre di piu' in una tragicommedia. Diceva spesso agli amici, con orgoglio, che se un giorno avesse fatto l'amore con una ragazza vergine, l'avrebbe sposata. Se solo allora avessi saputo quello che so oggi ...ma non era così. Eppure, non cambierei nulla, perche' da quella storia sono arrivati โ€‹โ€‹i miei due meravigliosi figli: mia figlia, che mi ha regalato una nipotina, e mio figlio, che ancora oggi riesce a succhiarmi il sangue con la cannuccia... Ma questa e' la vita...prima o poi entrera' anche nella sua qualcuno capace di fargli perdere completamente la testa. E cosi' la vita continua...

 

 

 

A FAIRY TALE....OR MAYBE NOT

I go back to the time when I met my "prince" , as I used to call him bach then. He was the classic macho man , known throughout the whole city: he loved himself more than anyone else, women went crazy for him, and he adored collecting trophies- almost every week, a new woman. We met through a mutual friend, and from the very beginning, something about me caught his attention...perhaps my dancing, since we met during a competition, or maybe the fact that I seemed unattainable. At first, though, he didn't completely sweep me off my feet. And that's how it all began: getting to know each other, falling in love....and starting to walk through life together. It may sound strange, but at 21, I as a virgin, despite having had a few youthful relationships-none of them had ever made me want to go all the way.  Sounds absurd, right? What exactly did I think I was going to lose? It's not like it's a bar ofsoap that wears away...At the beginning, however, he didn't know that. He probably thought: "She 'll fall at my feet soon enough...winning her over will be easy." One summer evening , we were sitting by the sea, on a beach not far from my neighborhood. He moved closer to me, and I stopped him, saying: -"listen, i have to confess something to you...but I don't know how to say it. I'm a little embarrased." He replied: -"Comeon, tell me." I kept saying how embarrassed i felt and that i didn't know where to begin, while he insisted: - "At least give me the first letter and  I'll try to guess." I told him the first letter was "V", AND HE IMMEDIATELY BLURTED OUT:- "What?  Vain? Vampire?" I burst out laughing while my cheeks burned with embarrassment. Finally, i told him: -"No...I'm a virgin." He was stunned: -"How is that possible? I can't understand it..." There he was -my city macho man. No one before him had ever gotten that far. But what was so strange about it? Was it really so unusual to be 21 and still not have found the right person? And back then, it seemed to me that the right person was sitting beside me that very evening. And so began what once seemed like a fairy tale... but over time turned more and more into a tragicomedy. He often proudly told his friends that if he ever made love to a girl who was a virgin, he would marry her. If only I had known then what I know today...but no, I wouldn't change a thing. Bacause from that story came my daughter, and my son, who still knows how to suck my blood through a straw. But that's life ...sooner or later, someone will enter his life too-someone capable of making him completely lose his head. And so life goes on......

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MIA ISOLA DEL CUORE

Come ho già detto, oltre alla danza, adoravo la mia Isola Lunga, in Croazia. Non vedevo l'ora che finisse la scuola per iniziare le vacanze e trascorrere tutta l'estate in quel paradiso terrestre. Quando ero li...beh, diciamo solo che, nel frattempo, avevo perfezionato l'arte del dolce far niente- ma con stile! In estate mia madre aveva un mese di ferie, e anche mio padre. Agosto era il nostro mese, quello della famiglia dal lato materno. Arrivavano zie e zii dall'America, che da giovani erano partiti in cerca di fortuna e di una vita migliore. Venivano cugini e cugine, la casa era sempre piena...ed era meraviglioso. La mattina mi svegliavo e la prima cosa che facevo era guardare il mare, ascoltando le cicale cantare sotto il sole cocente-una vera magia. Quando i miei genitori ripartivano, io restavo con mio nonno e la matrigna di mia madre, perché mia nonna, originaria dell'isola di Rava, di fronte alla Isola Lunga...era morta quando mia madre aveva solo sette anni. Per mia madre crescere senza una mamma non è stato facile, anche se mio nonno era un uomo meraviglioso. Lavorava molto: era un militare. Mamma trascorse l'infanzia con le zie, finche' non si trasferirono nella nostra citta' , dove incontro' mio padre- romano,italiano vero in ogni senso della parola. Mio padre era un'anima gentile: pelle leggermente scura, occhi azzurri, fisico atletico e tatuaggi....mentre mia madre era elegante, con lunghi capelli neri fino alla schiena. Erano bellisimi. E io? Beh, come ho sempre detto...sono venuta fuori una specie di Samantha Fox- con un po' di, ehm...abbondanza e tanti capelli! Piu' tardi , durante il liceo, mi trasformai da brutto anatroccolo in un bellisimo cigno bianco. Mio Dio, quanto sono modesta! Il periodo trascorso sull'isola durante gli anni del liceo e' stato probabilmente il piu' bello della mia giovinezza: amici, mare, serate fuori, bagni di notte...pura follia. Naturalmente c'era anche un ragazzo nel gruppo. Simpatia reciproca, un amore adolescenziale....ma non ha vinto lui, perche' nella mia citta' mi aspettavo il mio "Perfetto", quello che ormai conoscevate gia'. Per la festa del' Ferragosto c'era sempre l'ultima grande festa a ลฝman, e poi anccora dieci giorni di pura felicita' sull' isola prima di tornare alla realta'. Apena scendevo dal traghetto a Zara, iniziavano le lacrime. Ma doveva andare così. Il liceo fini', arrivo' il lavoro...ma la danza non si fermo' mai. Con il mio gruppo di ballo avevamo spettacoli estivi in โ€‹โ€‹tutta l'Istria e dintorni, e cosi' non ebbi piu' occasione di tornare sull'isola....Fino a cinque anni fa.

 

L'ISOLA DEL MIO CUORE

Come ho già accennato, oltre alla danza, adoravo la mia Long Island in Croazia. Non vedevo l'ora che finisse l'anno scolastico per poter trascorrere le vacanze estive in quel piccolo paradiso terrestre. Mentre ero lì... beh, diciamo che ho anche imparato l'arte di non fare assolutamente nulla, ma con stile! D'estate, mia madre e mio padre avevano un mese di ferie... e agosto era interamente dedicato a noi, a tutta la famiglia di mia madre. Zii e zie arrivarono dall'America - erano emigrati lì da giovani in cerca di fortuna e di una vita migliore - arrivarono anche i cugini... la casa era sempre piena. Era meraviglioso. Ogni mattina mi svegliavo di fronte al mare, ascoltando il canto delle cicale sotto il sole cocente: pura magia. Quando i miei genitori partirono, rimasi con mio nonno e la seconda moglie di mia nonna, perché mia nonna, originaria dell'isola di Rava, vicino a Long Island, era morta quando mia madre aveva solo sette anni. Non è stato facile per lei crescere senza una madre, anche se mio nonno era un uomo meraviglioso... ma lavorava instancabilmente, era nell'esercito. Mia madre ha trascorso l'infanzia con le sue zie finché non si sono trasferite nella nostra città, dove ha conosciuto mio padre: Roman, un vero italiano in ogni senso della parola. Mio padre aveva un animo gentile: pelle olivastra, occhi azzurri, muscoloso, tatuato... mentre mia madre era elegante, con lunghi capelli neri che le arrivavano fino alla vita. Erano bellissimi. E io? Beh, come scherzavo sempre... sono venuta fuori un po' come Samantha Fox, con un po' di... ehm... abbondanza in più e un sacco di capelli! Poi, al liceo, mi sono trasformata da brutto anatroccolo in cigno bianco... Dio, quanto posso essere piena di me stessa! Gli anni che ho trascorso sull'isola durante il liceo sono stati probabilmente il periodo più bello della mia giovinezza: amici, il mare, feste, nuotate notturne... pura follia. Certo, nel nostro gruppo c'era anche un ragazzo: affetto reciproco, un piccolo amore adolescenziale... ma non ha conquistato il mio cuore, perché nella mia città mi aspettava il mio "Eletto Perfetto", quello che già conoscete dalla storia. Ogni anno, ad agosto, arrivava la festa di fine anno a ลฝman, seguita da altri dieci giorni di pura felicità sull'isola prima del ritorno alla realtà. Nel momento in cui scendevo dal traghetto a Zara, le lacrime mi riempivano gli occhi... ma la vita doveva andare così. Il liceo finiva, iniziava il lavoro... ma la danza non si fermava mai. Con il mio gruppo di ballo, ci esibivamo in tutta l'Istria e nelle zone limitrofe durante l'estate, quindi non avevo più la possibilità di tornare sull'isola... fino a cinque anni fa. 

 

 

 

 

UNA FAMIGLIA AD ALTO VOLUME

A

23 anni mi sono sposata. Sono arrivate le responsabilita', poi i figli e tutto il resto che la vita porta con se'...Ma questo non significa affato che nei primi anni ce ne stessimo chiusi in casa- anzi! La mia migliore amica da trent'anni -la mia vicina e madrina di mio figlio- insieme al suo compagno, e' sempre stata una presenza costante nelle nostre vite. Uscivamo, facevamo pazzie, ballavamo...Quei momenti non si dimenticano facilmente...mai! Naturalmente anche il mio "Perfetto" ballava, ma in coppia- non come me: completamente pazza, travolta dall' hip hop, dalla danza moderna e contemporanea, con mille idee folli coreografie che mi correvano nella testa. Pero' ballava cosi' bene che tutti lo guardavano. Diciamo la verità: le donne facevano naturalmente fatica a resistergli. Ricordo quando io e la mia amica matta giravamo locali ovunque andassimo. E quando bevevamo (e attenzione- noi siamo matte anche senza alcool!), la vescica diventava improvvisamente un problema molto serio....Ma mai abbastanza serio da impedirci di fare pipi' dietro un cespuglio, tra risate isteriche e urla drammatiche: -"Non ce la faccio piu'!" Tempi folli. Tempi meravigliosi. E decisamente poco eleganti! Poi, quando avevo 24 anni, e' arrivata la mia principessa- la chiameremo Piccola. La preferita di mio padre, la sua cocca, sua nipote, il nostro amore piu' grande...mia figlia. Una di quelle creature che ti fanno credere di nuovo nei miracoli. Quasi non sapeva nemmeno cosa significasse piangere. Si svegliava nel lettino senza fare rumore, e nessuno si accorgeva nemmeno che fosse sveglia: occhi spalancati e un sorriso appena li apriva. Una bambina da sogno. Crescendo, io continuai a lavorare come coreografa, e lei, ancora piccolissima, inizio' a ballare a soli quattro anni... E non ha mai smesso. Fino al matrimonio. Sette anni dopo nacque mio figlio-lo chiameremo Urlatore. Beh...diciamo solo che la pace zen di sua sorella e' scappata di casa esattamente nel momento in cui lui e' arrivato! Quel bambino non smetteva mai di piangere. Ventiquattro ore al giorno. Urlava per qualsiasi cosa. Niente risate-solo pianti e urla....Praticamente sangue dalle orecchie! (Va bene, scherzo...ma quasi.) E gia' che parliamo del battesimo: insieme alla madrina- la mia migliore amica e vicina - il prete gli fece il segno della croce piu' volte.... Onestamente, sembrava che stessimo portando un piccolo cantante heavy metal direttamente all'altare! Ed eccolo oggi, il mio Urlatore....Oggi ha 22 anni e quando gli chiedo: -"Ma scusa, perche' urli?" Lui mi risponde: -"Io non urlo, e' che parlo cosi'" E alla fine di questo capitolo, diciamo la verita'.... Il sangue non e' acqua. Forse qualcosa l'ha preso da sua madre, perche' diciamocelo- nemmeno io parlo proprio piano. No, no. La mia modalità volume e' stata impostata al massimo fin dalla nascita!Io non urlo... Mi esprimo semplicemente con entusiasmo amplificato. A casa nostra nessuno litiga-comunichiamo solo ad alta intensita', da una stanza all'altra, senza bisogno del telefono. La mia famiglia? La combinazione perfetta di caos, amore, risate e follia quotidiana... Praticamente la The Addams Family-ma con molto piu' rumore, piu'abbraci e decisamente troppi decibel! E LA STORIA CONTINUA!

 

 

UNA FAMIGLIA AL MASSIMO DEL SUO VOLUME
Ventitré anni fa mi sono sposata. Sono arrivate le responsabilità, poi i figli e tutto il resto che la vita porta con sé… Ma questo non significa certo che abbiamo trascorso i primi anni chiusi in casa, anzi! La mia migliore amica da trent'anni, la mia vicina di casa e madrina di mio figlio, insieme al suo compagno, è sempre stata una presenza costante nelle nostre vite. Uscivamo, facevamo cose folli, ballavamo… Quei momenti non si dimenticano mai… mai!
Certo, anche il mio “Uomo Perfetto” ballava, ma non in coppia come facevamo noi: completamente scatenato, a volte con hip hop, danza moderna e contemporanea, con mille coreografie pazze che gli frullavano per la testa. Ma ballava così bene che tutti lo guardavano. E diciamocelo, le donne facevano fatica a resistergli.
Ricordo quando io e la mia amica, completamente pazze, ci aggiravamo per i locali ovunque andassimo. E quando bevevamo (attenzione, non eravamo certo amanti dell'alcol!), improvvisamente la vescica diventava un problema molto serio... Ma mai abbastanza serio da impedirci di fare pipì dietro un cespuglio, tra risate isteriche e grida drammatiche di: "Non ce la faccio più!".
Tempi folli. Tempi bellissimi. E, diciamocelo, decisamente non eleganti!
Poi, quando avevo 24 anni, è arrivata la mia principessa: la chiameremo La Piccola. La preferita di papà, la sua piccola copia, sua nipote, il nostro primo grande miracolo... mia figlia. Una di quelle piccole anime che ti fanno credere di nuovo nei miracoli. Non sapeva quasi nemmeno cosa significasse piangere. Si svegliava nella sua culla senza emettere un suono, e nessuno si accorgeva nemmeno che era sveglia: occhi spalancati e un sorriso che le spuntava sul viso non appena mi avvicinavo. Una bambina da sogno.
Mentre cresceva, ho continuato a lavorare come coreografa, e lei, ancora così piccola, ha iniziato a ballare a soli quattro anni... E non ha mai smesso. Fino al giorno del suo matrimonio.
Sette anni dopo, è nato mio figlio, che chiameremo "L'Urlatore". Beh... diciamo solo che la pace e la tranquillità in casa di mia sorella sono svanite nel momento stesso in cui è arrivato! Quel bambino non ha mai smesso di piangere. Ventiquattro ore su ventiquattro. Urlava per qualsiasi cosa. Niente risate, solo pianti e urla... Praticamente sangue dalle orecchie! (Ok, sto scherzando... quasi.)
E visto che stiamo parlando del battesimo: insieme alla madrina, la mia migliore amica e vicina di casa, il prete si è fatto il segno della croce più volte... Onestamente, sembrava che stessimo portando un piccolo cantante heavy metal direttamente all'altare!
Ed eccolo qui oggi, il mio "L'Urlatore"... Ora ha 22 anni e quando gli chiedo:
"Scusa, perché urli?",
lui risponde:
"Non sto urlando, è solo il mio modo di parlare!".
E alla fine di questo capitolo, diciamocelo: il sangue non è acqua. Forse ha ereditato qualcosa da sua madre perché – diciamocelo – neanche io parlo esattamente a bassa voce. No, non lo faccio. La mia "modalità volume massimo" è impostata al massimo fin dalla nascita! Non urlo… semplicemente mi esprimo con entusiasmo e intensità.
A casa nostra nessuno litiga – comunichiamo semplicemente ad alto volume, da una stanza all'altra, senza bisogno del telefono.
La mia famiglia? La combinazione perfetta di caos, amore, risate e follia quotidiana… In pratica la Famiglia Addams, ma con molto più rumore, più abbracci e decisamente troppi decibel!
E LA STORIA CONTINUA!

 

 

 

LA MIA AMICA.....MENOPAUSA

E cosi'.....continuiamo. Vi ho già raccontato di mio figlio Urlatore, dei timpani perforati e del sangue dalle orecchie...ma, ad essere sincera, non sono certo migliore di lui. Ogni donna ha il suo cantante preferito.. E anch'io ho il mio. Vieni a chiamarlo? Un amore musicale? Una dipendenza? Una storia d'amore lunga piu' di tren't anni.? Lo seguo da oltre 30 anni. Amo le sue canzoni in un modo quasi imbarazzante. Io e la mia migliore amica? Completamente pazze di lui...fino al dolore! Ogni concerto? Primo file, naturalmente. Ovunque lui andasse...io c'ero. Inventari? Programmi? Organizzazione Militare! Siamo persino finiti

 

in un suo videoclip girato dalle nostre parti. Ben 15 secondi di gloria! Ma il vero problema non era questo. Il problema erano i miei figli: la mia Piccola e il mio Urlatore. Credo sinceramente che hanno subito dei piccoli traumi infantili. Perche' in casa si ascoltava LUI. SEMPRE! Mentre cucine? LUI. Mentre pulivo? LUI. In macchina andando a scuola a portare i figli? Ovviamente lui! E non solo si ascoltava...io cantavo anche! Una squarciagola! Perfino quando li addormentavo da piccoli, invece delle ninne nanne...cantavo le sue canzoni. Traumi infantili. Sangue dalle orecchie. Sopravvivenza pura. Ancora oggi mi chiedono: - "Mamma ...vai di nuovo al concerto?" Ma nemmeno aspettano la risposta.- "Che domanda stupida...certo che ci vai!" E hanno ragione. Sono cresciuta con le sue canzoni. Mi sono innamorata, ho pianto, ho riso, ho vissuto. E ancora oggi, quando la giornata e' storta...cuffie nelle orecchie e lui sistema tutto. Pero'...ultimamente le giornate storte sono parecchie. E non è colpa mia. Sono gli anni...53 in arrivo. Ma soprattutto....e' colpa di LEI. La mia altra amica. Quella che mi accompagna ovunque da anni. Mi segue mentre dormo, mentre lavoro. Molto premurosa, devo dire. Di notte mi sveglia. Quando ho caldo mi scopre. Quando ho freddo mi copre. Asciuga le mie lacrime mentre ascolto le sue canzoni...e parla con me per farmi stare meglio. Ultimamente, pero'...giuro che sento perfino la sua voce nella testa. Un attimo rido...Un attimo dopo piango. Non so se dovrei preoccuparmi...ma continua a suggerirmi di infilare la testa nel congelatore. Che matta! Strano, vero?! E' arrivato il momento di rivelare la sua vera identita'. Si chiama....

MENOPAUSA!!!! Per colpa sua sto diventando pazza! E intanto parte la canzone di LUI: "MUOIO CENTO VOLTE AL GIORNO"... E a te , cara amica Menopausa...non potrebbe importare di meno! Alla prossima puntata...

Donne, fate attenzione a certe "amiche"!

 

 

 

LA MIA AMICA TOSSICA SI CHIAMA MENOPAUSA... E SI RIFIUTA DI ANDARVENE

 

Bene... proseguiamo.

Vi ho già parlato di mio figlio, The Screamer , dei timpani perforati e del sangue che gli usciva dalle orecchie... ma onestamente, non sono messa molto meglio neanche io. Ogni donna ha il suo cantante preferito. E sì... io ho decisamente il mio. Come dovrei definirlo? Un'anima gemella musicale? Un'ossessione? Una storia d'amore che dura da più di 30 anni? Lo seguo da oltre trent'anni. Adoro le sue canzoni in un modo che probabilmente è un po' malsano. E io e la mia migliore amica? Completamente pazze di lui... oltre ogni limite! Ogni concerto? In prima fila, ovviamente. Ovunque fosse... noi eravamo lì. Pianificavamo, organizzavamo, facevamo programmi come se fosse una missione militare! Siamo persino finite in uno dei suoi video musicali girato vicino alla nostra città. Quindici gloriosi secondi davanti alla telecamera! Ma onestamente, non era questo il vero problema. Le vere vittime di questa storia sono stati i miei figli: i miei piccoli Principi e il mio The Screamer. Credo davvero che abbiano subito un trauma infantile. Perché a casa, era sempre LUI a suonare. Mentre cucinavo? Lui. Mentre pulivo? Lui. Quando li accompagnavo a scuola? Ovviamente lui! E non solo suonava... cantavo anch'io. A squarciagola. Persino quando erano piccolissimi e li mettevo a dormire, invece delle ninne nanne, ascoltavano le sue canzoni. Trauma infantile. Orecchie sanguinanti. Pura modalità sopravvivenza. Ancora oggi mi chiedono: "Mamma... vai di nuovo a un concerto?" Ma non aspettano nemmeno una risposta. Dicono solo: "Che domanda stupida... certo che ci vai!" E onestamente? Hanno ragione. Sono cresciuta con le sue canzoni. Mi sono innamorata, ho pianto, ho riso, sono guarita e ho vissuto la vita con loro. E ancora oggi, quando ho una brutta giornata, metto le cuffie... e in qualche modo la sua musica risolve tutto. Ma ultimamente... ci sono state parecchie brutte giornate. E no, non è colpa mia. Colpa dell'età... si avvicinano i 53 anni. Ma soprattutto? Colpa di LEI. La mia altra "amica". Quella che mi segue da anni. Mi sorveglia mentre dormo, mentre lavoro... incredibilmente attenta, davvero. Di notte mi sveglia. Quando non dormo, mi scopre. Quando ho freddo, mi copre. Mi asciuga le lacrime mentre ascolto le sue canzoni e mi tiene compagnia quando ho bisogno di conforto. Ma ultimamente... giuro che riesco persino a sentire la sua voce nella mia testa. Un momento rido. Quello dopo piango. Non so se dovrei preoccuparmi, ma continua a suggerirmi di mettere la testa nel congelatore. Pazzesca! Strano, vero? Beh... è ora di rivelare la sua vera identità. Il suo nome è... MENOPAUSA!!! È lei la ragione per cui sto perdendo la testa! E intanto, inizia la canzone: "MUORE CENTO VOLTE AL GIORNO..." E tu, cara amica Menopausa... non te ne potrebbe importare di meno! Alla prossima... Signore, fate attenzione alle amiche come questa!

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PAZZIA๐Ÿ˜ฑ๐Ÿ˜„๐Ÿคฃ 

Non e' stanchezza. E' sopravvivenza materna...con Urlatore! Quando torni a casa pensando di rilassarti...e invece entri in una zona di guerra. A volte non e' stanchezza. E' stanchezza emotiva. Ci sono giorni in cui certe situazioni ti svuotano così tanto che vorresti semplicemente chiuderti in una capsula, nel silenzio assoluto, senza che nessuno ti chieda niente. Nessuna domanda. Nessun "Mammaaaaa"...Nessun dramma domestico. Finisci di lavorare, corri al supermercato, torni a casa, cucini, sistemi, pulisci...e poi arriva la missione finale della giornata: la stanza di mio figlio Urlatore. Anzi, scusate. Tecnicamente si chiama camera da letto. Io la chiamo: IL BRANCOLO. No aspetta... LA ZONA DI GUERA. Li dentro c'è di tutto. Vestiti ovunque. Bicchieri misteriosi. Piatti archeologici. Calzini che probabilmente hanno sviluppato una personalità' propria. E ogni tanto...una buccia di banana. Giuro. Sembra di essere entrato in un negozio di roba usata mescolato con un magazzino di cucina... e forse un laboratorio. scientifico illegale. Mi fermo. Guarda. Respiro. Se Urlatore e' in casa... inizio a urlare. - "Senti bene, Urlatore! Quante volte devo ripetere che i vestiti sporchi vanno nel cesto? I piatti e i bicchieri nella lavastoviglie! Mi hai rotto le uova! ( Non ce le ho...ma con gli anni mi sono cresciute ).Non devo piu' sistemare dietro di te'!" E lui, tranquillo come un monaco zen, risponde: -"Mamma, ma perche' urli? Scrivimi una lista di cosa devo fare. Nessuno ti ha detto di pulire per me. E' la mia stanza. Sistemero' io..." Ah si? Io continuo: - "Tu sistemerai...in quale secolo? Quando saro'in pensione? Serve davvero una lista? Se una forchetta ti pugnesse un occhio in mezzo a tutto quel caos, nemmeno te ne accorgeresti! E i vestiti? Giuro che apro la terrazza e li butto tutti giu'! O meglio ancora: smetto proprio di lavarli. Cosi' quando cercherai la maglietta pulita... vai a cercarla davanti al palazzo dalla vicina!" E lui: - " Mamma...quanto sei nervosa...Sistemero' io..." NERVOSA? Quando sento quella parola.... BOLLO. Come una pentola dimenaticata sul fuoco. E Urlatore mi guarda. Con quella faccia. Come un un vitellino confuso. Perche' ancora non capisce PERCHE' sto urlando. Ora ditemi voi... E' un cervello maschile? (Cari uomini che state leggendo: tranquilli, ci sono sempre le gloriose eccezioni). Perche' per me, tutto cio' che e' sparso E' sparso. Per Urlatore NO. Tutto cio' che è sporco, per me è sporco. Per Urlatore? " Ma no mamma...non cosi' tanto..." E cosi'... dal lunedi al venerdi...OGNI.SINGOLA. SETTIMANA. Forse dovrei girarmi e uscire dalla stanza. Ma ho una malattia per le pulizie. Non ho la pazienza di aspettare che in Urlatore si risvegli improvvisamente il bisogno spirituale di riordinare. E tutto bene? La mamma sistema tutto. Perché io...non riesco a guardarlo. E pensare che quando Urlatore era piccolo era tutto piu' semplice.... Il problema era la pappa, i pannolini, le urla (quelle non sono mai finite). Ma ora? Decisamente piu' difficile. Meno pazienza. Più stress. Arriva il weekend e pensi: "Finalmente mi rilasso..." Che battuta. Perche' nella mia casa... parlano tutti tantissimo. La mia mamma? Una bambina adorabile. L'amo. Ma credo proprio che la parlatina sia nel DNA di famiglia. Poi arriva Urlatore: - "Ehi mamma..." Quando sento quelle due parole...mi spuntano altri capelli bianchi per disperazione esistenziale. E allora? Cuffie nelle orecchie. Musica alta. Io guardo solo le bocche che si muovono...ma non sento niente. PACE ASSOLUTA. Che meraviglia. A volte rido e mi chiedo: Come faccio a essere ancora normale?.... O forse non lo sono più' Care mamme... e anche voi che sopravvivete alla vita domestica...alla prossima storia vera di sopravvivenza familiare!

MADNESS!!!! ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜„๐Ÿ˜ฑ 

It’s Not Tiredness. It’s Mom Survival Mode… with The Screamer!
When you come home hoping to relax… but instead walk straight into a war zone.
Sometimes it’s not physical exhaustion.
It’s emotional exhaustion.
Some situations drain you so much that, on certain days, you’d happily lock yourself inside a silent capsule where absolutely nobody asks you anything.
No questions.
No drama.
No one yelling:
“Mooooom…”
You finish work, rush to the grocery store, get home, cook, clean, tidy the house…
And then comes the final boss of the day:
The Screamer’s room.
Well…
Technically, people call it a bedroom.
I call it:
THE DEN.
Actually, scratch that.
THE WAR ZONE.
There’s everything in there.
Clothes everywhere.
Random glasses.
Archaeological plates.
Socks that have probably developed emotions and legal rights.
And sometimes…
a banana peel.
Yes.
An actual banana peel.
Honestly, walking into that room feels like entering a second-hand store mixed with a kitchen warehouse… and possibly an abandoned science experiment.
I stop.
I stare.
I breathe.
And if The Screamer happens to be home…
I start screaming.
— “Listen to me! How many times do I have to repeat this? Dirty clothes go in the laundry basket! Dirty plates and glasses go in the dishwasher! You’ve officially broken my eggs!
(I don’t actually have any… but somehow they’ve grown with age ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿ˜„).
I am NOT cleaning up after you anymore!”
And then, in the calmest voice imaginable, like some teenage Zen monk, he says:
— “Why are you yelling, Mom? Just write me a list of what I need to do. Nobody told you to clean after me. It’s my room. I’ll deal with it…”
Oh really?
Then I continue:
— “You’ll deal with it WHEN? After I retire? Why do you even need a list? If a fork stabbed you in the eye through all those dishes, you still wouldn’t notice it needed moving! And the clothes? I swear I’m opening the terrace door and throwing everything outside! Better yet—I’ll stop washing them altogether. Then when you ask where your clean shirt is, go look for it downstairs in front of the building near the neighbor!”
And him?
— “Mom, you’re so nervous… I’ll clean it.”
Nervous?!
The moment I hear that word…
I BOIL.
Instantly.
Like a forgotten pot on the stove.
And The Screamer just stares at me.
Like a confused baby cow.
Still trying to understand why exactly I’m yelling.
Now tell me honestly…
Is this a male brain thing?
(To the men reading this: exceptions absolutely exist, so please don’t be offended ๐Ÿ˜„).
Because to me?
If something is lying around—
IT’S MESSY.
To The Screamer?
“Nah, not really.”
If something is dirty—
IT’S DIRTY.
To The Screamer?
“Mom… it’s not THAT dirty.”
And so the cycle continues.
Monday through Friday.
Every.
Single.
Week.
Maybe I should just turn around and walk away.
But unfortunately, I suffer from a condition called:
Cleaning Obsession Syndrome.
I simply don’t have the patience to wait for some magical moment when The Screamer suddenly awakens with an uncontrollable urge to clean.
And in the end?
Mom fixes everything.
Because honestly…
I just can’t look at it anymore.
And the funny thing is…
When The Screamer was little, life actually felt easier.
Back then the problems were diapers, feeding, and screaming…
(Okay, the screaming never actually stopped ๐Ÿ˜„).
But now?
Definitely harder.
Less patience.
More stress.
The work week ends and the weekend arrives.
You think:
“Finally… time to relax.”
HAHAHAHA.
Cute idea.
Because in my house…
everyone talks. A LOT.
My mom? She’s adorable. I love her to pieces.
But I think talking way too much simply runs in our DNA ๐Ÿ˜„
And then comes The Screamer:
— “Hey Mom…”
The moment I hear those two words…
I get even more gray hairs on top of the gray hairs I already earned from life.
So what do I do?
Headphones on.
Music up.
I just watch mouths moving…
but hear absolutely nothing.
PURE PEACE.
What luxury.
Sometimes I laugh and ask myself:
How on earth have I stayed normal?

Maybe I haven’t ๐Ÿ˜„
Dear readers—
especially all the moms out there surviving domestic chaos…
Until the next real-life survival story! ๐Ÿ’›

CRISI DI MEZZA ETA'.... HO SEMPLICEMENTE UNA SECONDA PUBERTA'?

Crisi di Mezza Età… o Semplicemente una Seconda Pubertà? ๐Ÿ˜„
Cari miei, eccomi di nuovo qui, immersa nella mia quotidianità…
Come si descrive una crisi di mezza età? ๐Ÿ˜ƒ
Beh, penso sia una crisi… oppure forse sono semplicemente IO… fatta così come sono.
Tutti noi – donne, ma anche uomini (non fate finta di essere morti ๐Ÿ˜„) – sogniamo l'amore eterno, la tenerezza, le farfalle nello stomaco e quelle famose “scosse” della cotta folle.
E sì, senza censura parliamo anche di sesso. Certo.
Siamo tutti fatti di carne e ossa.
Ok… noi donne però siamo una categoria a parte.
Siamo fatti di carne, ossa e sindrome premestruale!!!!! ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
E dei problemi ormonali meglio non iniziare nemmeno a parlarne… Dio ci ha creato così.
In una sola giornata possiamo essere triste,  felici, matte, irritabili, emotive, pericolose per chi ci sta intorno…
Hmmm… credo sinceramente che un manuale per capire il nostro comportamento non esista!
E se esistesse, supererebbe perfino la Bibbia ๐Ÿ˜ƒ… e pura l'enciclopedia!
Sogniamo l'amore.
Quel sesso folle, cinematografico…
Massimo Torricelli ๐Ÿ˜›…
Ma diciamoci la verità: alla nostra età non dura più 365 giorni…
più o meno 365 SECONDI! ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
(Sì, sto parlando di sesso.)
Oppure Christian Grey di 50 sfumature di grigio…
Per quanto mi riguarda, sono più 50 sfumature di rosso dalla disperazione ๐Ÿ˜„
Non ho più pazienza per tutte quelle cose del tipo:
Devi fare così. Devi fare cosà.
Attenta alla cellulite.
Attenta alla pancia.
Attenta a questo, attenta a quello…
Insomma… un sacco di cose.
PERÒ…
La gente in qualche modo pensa che dopo i 50 anni tu diventi calma, saggia, spiritualmente evoluta.
Una di quelle donne serene che bevono tisane, leggono libri profondi e non si fanno più minimamente distrarre dagli uomini.
Che tenerezza. ๐Ÿ˜„
E io?
Eccomi qui a fingere di essere una donna seria e matura, mentre dentro di me vado completamente in tilt perché un uomo bello aveva delle belle spalle.
Sul serio…
Chi è che mi aveva promesso la pace mentale dopo i 50? Vorrei parlare con il responsabile. ๐Ÿ˜…
E spiegatemi una cosa:
Da quando gli uomini belli sono improvvisamente OVUNQUE?!
E per favore, non raccontatemi quella favoletta:
“Io ormai gli uomini non li guardo più…”
Certo.
Certissimo.
Nel frattempo i miei occhi hanno sviluppato un sistema GPS avanzato.
Vista frontale.
Vista laterale.
Quel giro di testa totalmente “casuale”.
E a quanto pare ormai riesco pure a vedere con la nuca.
A 53 anni.
Cinquantatré.
Uno passa vicino a me e improvvisamente mi raddrizzo, mi sistemo i capelli e assumo quell'aria misteriosa come se fossi diventata improvvisamente affascinante e irresistibile.
Donna... calmati con gli ormoni. ๐Ÿ˜„
Pensavo che a questa età sarei stata più zen.
Più saggia.
Più concentrata sulla pace interiore.
E invece eccomi qui, a fare analisi visive completamente inutili stile FBI:
Occhi? Belli.
Sorriso? Pericoloso.
Braccia? Ma siamo seri?
Voce profonda? Signore, dammi la forza.
E no, non voglio fare quella “signora perbene” che dice:
“Io? Guardare? Ma figurati…”
Ma dai.
Guardo eccome.
Con discrezione?
Discutibile. ๐Ÿ˜…
E ormai davvero non lo so più…
È una crisi di mezza età?
Una seconda pubertà?
Un'adolescenza arrivata con trent'anni di ritardo?
Oppure è semplicemente Dio che mi sta ricordando:
“Tesoro, sei ancora viva.”
E sapete una cosa?
Forse non è affatto una crisi.
Forse è semplicemente la prova che dentro di me vive ancora quella ragazza di 17 anni…
solo con qualche ruga in più, molta più esperienza…
e decisamente molta meno pazienza. ๐Ÿ˜‚

IL MIO TOSSICO FRIEND IS CALLED MENOPAUSE...AND SHE REFUSES TO LEAVE

Midlife Crisis… or Just a Second Puberty? ๐Ÿ˜„
My dear people, here I am again, back in my everyday chaos…
How do you even describe a midlife crisis? ๐Ÿ˜ƒ
Well, I think it’s some kind of crisis… or maybe it’s just ME… exactly the way I am.
All of us — women, but men too (don’t pretend you’re innocent here ๐Ÿ˜„) — dream of eternal love, tenderness, butterflies in our stomachs, and those famous sparks of falling hopelessly in love.
And yes, let’s not censor ourselves — we talk about sex too.
Of course.
After all, we’re all human.
Okay… but us women? We’re a special category.
We’re made of flesh, bones, and PMS!!!!! ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
And don’t even get me started on hormonal chaos… God made us this way.
In a single day, we can be sad, happy, crazy, grumpy, emotional, and occasionally dangerous to everyone around us…
Hmmm… honestly, I don’t think a manual for understanding women exists.
And if it did, it would probably be longer than the Bible ๐Ÿ˜ƒ… and definitely bigger than an encyclopedia!
We dream of love.
Of wild, movie-like passion…
Of Massimo Torricelli ๐Ÿ˜›…
But let’s be honest — at our age, it doesn’t last 365 days anymore…
more like 365 SECONDS! ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
(Yes, I’m talking about sex.)
Or maybe Christian Grey from Fifty Shades of Grey…
In my case, it’s more like Fifty Shades of Red from frustration ๐Ÿ˜„
I no longer have the patience for all that:
You have to do this. You have to do that.
Watch the cellulite.
Hide the belly.
Fix this.
Cover that.
Honestly… enough already.
BUT…
People somehow think that once you turn 50, you magically become calm, wise, spiritually enlightened.
One of those peaceful women who drinks herbal tea, reads deep books, and is no longer remotely interested in men.
How adorable. ๐Ÿ˜„
And me?
Here I am pretending to be a serious, mature woman, while internally going completely into meltdown mode because some handsome man happened to have really nice shoulders.
Seriously…
Who exactly promised me mental peace after 50? Because I’d like to speak to the manager. ๐Ÿ˜…
And explain something to me:
Since when are attractive men suddenly EVERYWHERE?!
And please, don’t sell me that story:
“Oh, men don’t interest me anymore…”
Sure.
Absolutely.
Meanwhile, my eyes have apparently developed an advanced GPS system.
Front view.
Side view.
That completely “accidental” head turn.
And at this point, I swear I can even see with the back of my head.
At 53 years old.
Fifty-three.
Someone walks by and suddenly I sit up straighter, fix my hair, and strike that mysterious pose like I’ve suddenly become some irresistible femme fatale overnight.
Woman… calm your hormones. ๐Ÿ˜„
I thought by this age I’d be more zen.
Wiser.
More focused on inner peace.
Instead, here I am doing completely unnecessary FBI-level investigations:
Eyes? Beautiful.
Smile? Dangerous.
Hands? Are we serious right now?
Deep voice? Lord, give me strength.
And no, I’m not going to pretend to be that “proper lady” who says:
“Me? Looking? Oh, never…”
Please.
I look.
Absolutely.
Discreetly?
Debatable. ๐Ÿ˜…
And now I honestly don’t know anymore…
Is this a midlife crisis?
A second puberty?
Teenage hormones arriving thirty years late?
Or is God simply trying to remind me:
“Darling, you’re still alive.”
And you know what?
Maybe this isn’t a crisis at all.
Maybe it’s just proof that the 17-year-old girl inside me is still alive…
just with a few more wrinkles, a lot more experience…
and dramatically less patience. ๐Ÿ˜‚

VIVO CON UNA BONTA' CHIAMATA ROKI (CANE) E UNA MAFIA FELINA SUPER ORGANIZZATA ๐Ÿ˜ฑโค๏ธ‍๐Ÿ”ฅ๐Ÿฅฐ
Un vero Bronx, ragazzi.)
Oggi mi è presa una forte nostalgia del mio Tomi… il gatto che purtroppo non c'è più da oltre un anno. Ora è tra gli Angeli… ๐Ÿ’”
A causa della malattia abbiamo dovuto lasciarlo andare. Fa ancora maschio. E farà sempre maschio.
Ma oggi voglio parlarvi di lui come se fosse ancora qui. Perché, diciamoci la verità… in qualche modo lo è ancora.
È presente nei ricordi, nelle risate, nelle follie che combinava… e naturalmente lui era il capo della banda, il primo ad essere arrivato in casaโฃ๏ธ
Il mio numero uno ๐Ÿฅฐ
Ovviamente vi avevo già detto che casa mia è piena. Non conto Urlatore... lui è un essere umano. Mio figlio ๐Ÿ˜ƒ
Anche mia mamma, eterna bambina… è un essere umano ๐Ÿ˜Š
E ora… è arrivato il momento di presentarvi la mia banda domestica.
1° posto — TOMI
Una furba creatura bianca e nera. Occhi enormi, cuore enorme e una gigantesca palla di pelo amante delle coccole.
Ma non lasciatevi ingannare da quello sguardo innocente… il signore era il capo della mafia felina.
Organizzatore. Strategia. Cervello dell'operazione.
2° posto — Re Arturo
Uno che ama stare soprattutto… con sé stesso ๐Ÿ˜ƒ
Sempre per conto suo, brontolone, non vuole essere disturbato mentre dorme.
Le coccole? Forse una volta al mese... e solo quando SUA MAESTÀ decide.
E pensare che quando è arrivato aveva appena un mese e lo nutrivo col biberon… oggi mi guarda come se fossi un controllo fiscale.
3° posto — Leo, il signore nero dalmata
L'ho portato da Isola Lunga sei anni fa.
Un tipo tranquillo, rilassato, che puoi coccolare quando vuoi.
Ma è anche quello che alle 5 del mattino mi sveglia con una zampetta in faccia, proprio nel momento in cui sto dormendo meglio.
Il suo sguardo dice tutto:
"Forza mamma, alzati. È ora. Abbiamo fame. La colazione non si serve da sola."
4° posto — Tyson
Il signore tigrato ex-senzatetto salvato dalla strada da Urlatore. 
Mi ha conquistata subito con quegli occhioni tristi.
Fa l'innocente... ma fidatevi: anche lui fa parte dell'operazione.
5° posto — Roki
Specie conosciuta come: cane ๐Ÿถ
Mediatore di pace.
Rappresentante ufficiale della NATOOOO dell'alleanza felina ๐Ÿ˜ƒ
Osserva tutto da lontano e cerca solo di evitare grandi conflitti.
Tipo di canne che probabilmente pensa:
"Ma davvero? Ancora?"
E ora che vi ho presentato questa organizzazione criminale altamente specializzata…
È arrivato il momento di parlare del loro lavoro notturno principale.
FURTO DI CIBO.
E qui non stiamo parlando di piccoli crimini.
No, no.
Qui abbiamo professionisti.
Strategia.
Operativi.
Ragazzi… Tomi apriva il cassetto del cibo con la zampa come se lavorasse nelle forze speciali.
La scena era più o meno questa:
Tomi (sussurrando):
"Ok ragazzi, stasera grande operazione. Ho visto che mamma ha comprato il Whiskas. Dorme profondamente. Leo, tu vai per primo. Tyson controlla la situazione. Arturo, come sempre, non parteciperà perché il signore ha cose più importanti da fare — dormire ed essere scontroso."
Leo:
“Capo… e se mamma si sveglia?”
Tomi:
"Non si sveglierà. Però attenzione... niente casino come l'altra volta. Stavamo quasi per essere scoperti."
Tyson, con i suoi occhioni tristi:
“Io sto solo osservando…”
Roki, rappresentante della NATOOOO, alza gli occhi al cielo:
“Ragazzi… di nuovo? Sul serio?”
E poi parte dell'operazione.
Silenziosamente.
Piano, piano...
Una zampa.
Poi un'altra.
Il cassetto si apre.
E io dormo senza avere idea che in casa mia si sta svolgendo:
Mission Impossible: Cat Edition.
Mi capitava di svegliarmi nel cuore della notte e andare piano piano, in punta di piedi, verso la cucina...
E lì trovavo la scena del crimine.
Tomi sopra.
Con la sua zampetta apriva lo sportello dove trattenevamo il loro cibo.
Il resto della mafia sotto, in attesa che cadesse crocchetto o che si aprisse un sacchetto per potersi servire con molta eleganza ๐Ÿ˜ƒ
E io lì, scioccata qualche, che urlavo:
"Ma banda di delinquenti! Che state facendo?! Ladriiiii!" ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
E loro?
Via.
Scappavano come veri criminali.
Ognuno dalla propria parte.
Come se fosse arrivata la polizia.
La mia banda…
La mia amata bandaโฃ๏ธ
Darei tutto per loro.
E non mi pesa pulire ogni giorno.
Non mi pesa raccogliere peli ovunque, dare da mangiare, prendermi cura di loro.
Perché li amo così tanto che ormai non riesco più a immaginare la vita senza di loro.
La mia commedia.
La mia follia.
Il mio tutto โค๏ธ‍๐Ÿ”ฅ
Ma da quando Tomi è andato dall'altra parte dell'arcobaleno…
La banda non opera più.
Hanno perso il loro capo.
E in qualche modo…
Sembra quasi che tutti lo sappiano.
Ma sia chiaro: con loro non ci si annoia mai.
Quando sto male, quando sono triste, quando piango...
Quelle dolci palle di pelo si sdraiano vicino a me, mi circondano e iniziano a fare le fusa.
E subito mi sento meglio.
Più leggiera. 
Più tranquilla. 
Ok… re Arturo è un caso a parte ๐Ÿ˜ƒ
Lui è immune a tutto.
Brontolone per natura.
E qui si conclude questo capitolo della mia casa-famiglia un po' folle โค๏ธ
Perché solo chi ha animali può capire davvero una cosa:
A volte amo più loro del genere umano in generale.
E sì…
Preferisco passare il tempo con loro piuttosto che con tante persone โค๏ธ‍๐Ÿ”ฅโค๏ธ‍๐Ÿ”ฅ
Alla prossima storia… ๐Ÿ˜˜

Vivo con un gran tenerone di nome Roki (un cane) e una mafia felina altamente organizzata ๐Ÿ˜ฑโค๏ธ‍๐Ÿ”ฅ๐Ÿฅฐ
(Una situazione tipica del Bronx, gente.)
Oggi mi sento nostalgica del mio Tomi... il mio gatto che, purtroppo, se n'è andato più di un anno fa. È lassù con gli angeli ๐Ÿ’”
A causa di una malattia, abbiamo dovuto lasciarlo andare.
Fa ancora male.
E farà sempre male.
Ma oggi voglio scrivere di lui come se fosse ancora qui.
Perché, onestamente... in un certo senso, lo è ancora.
È presente in ogni ricordo, in ogni risata, in ogni follia che faceva... e ovviamente, era il capo della banda, il primo ad arrivare a casa nostra โฃ๏ธ
Il mio numero uno ๐Ÿฅฐ
Certo, vi ho già detto che la mia casa è piena.
Non conto The Screamer... è umano. Mio figlio. Un vero essere umano ๐Ÿ˜ƒ
Mia mamma, un'eterna bambina... anche lei umana ๐Ÿ˜Š
E ora...
Lasciate che vi presenti la mia banda domestica.
1° posto — TOMI
Una creatura intelligente in bianco e nero.
Grandi occhi, un cuore enorme e una gigantesca palla di pelo amante delle coccole.
Ma non lasciatevi ingannare da quella faccia innocente...
Questo gentiluomo era il capo della mafia felina.
L'organizzatore.
Lo stratega.
La mente dietro ogni operazione.
2° posto — Re Artù
Un gatto che per lo più si diverte... da solo ๐Ÿ˜ƒ
Sempre in giro a fare le sue cose, scontroso e assolutamente non interessato a essere disturbato mentre dorme.
Coccole?
Forse una volta al mese.
E solo quando SUA MAESTÀ lo decide.
E pensare che... quando è arrivato, aveva solo un mese e l'ho allattato con il biberon.
Ora mi guarda come se fossi un ispettore delle tasse.
3° posto — Leo, il gentiluomo nero della Dalmazia
L'ho portato a casa da Long Island sei anni fa .
Un'anima rilassata e tranquilla che puoi accarezzare quando vuoi.
Ma è anche quello che mi sveglia alle 5 del mattino con una zampa in faccia, proprio quando sto dormendo il sonno più bello di sempre.
La sua faccia dice tutto:
"Dai, mamma. Alzati. È ora. Abbiamo fame. La colazione non si servirà da sola."
4° posto — Tyson
Il piccolo e colorato ex gentiluomo di strada salvato da The Screamer.
Mi ha conquistato completamente con quei suoi occhietti tristi.
Si comporta in modo innocente...
Ma fidati, fa assolutamente parte dell'operazione.
5° posto — Roki
Una specie comunemente nota come: cane ๐Ÿถ
Negoziatore di pace.
Rappresentante ufficiale della NATOOO Cat Alliance ๐Ÿ˜ƒ
Osserva tutto da bordo campo e cerca semplicemente di impedire che si verifichino conflitti importanti.
Il tipo di cane che sta chiaramente pensando:
"Davvero? Di nuovo?".
E ora che vi ho presentato questo gruppo criminale altamente organizzato...
è il momento di parlare della loro principale attività notturna.
FURTO DI CIBO.
E non stiamo parlando di piccoli reati.
Oh no.
Questi sono professionisti.
Strateghi.
Agenti.
Persone... Tomi apriva il cassetto del cibo con la zampa come se lavorasse nelle forze speciali.
La scena era più o meno questa:
Tomi (sussurrando):
"Bene ragazzi, stasera c'è una grande operazione. Ho visto che la mamma ha comprato Whiskas oggi . Sta dormendo profondamente. Leo, vai tu per primo. Tyson, fai la guardia. Arthur, come al solito, non parteciperà perché Sua Maestà ha cose più importanti da fare: dormire ed essere di cattivo umore."
Leo:
"Capo... e se la mamma si sveglia?"
Tomi:
"Non si sveglierà. Ma fate attenzione... non rovesciate niente come l'ultima volta. Ci hanno quasi beccati."
Tyson, con quegli occhi da cucciolo triste:
"Sto solo osservando..."
Roki, rappresentante dell'alleanza NATOOO, alza gli occhi al cielo di lato:
"Ragazzi... di nuovo? Sul serio?"
E poi inizia la missione.
Silenziosamente.
Lentamente.
Una zampa.
Poi un'altra.
Il cassetto si apre.
Ed eccomi lì, che dormo pacificamente, completamente ignara che dentro casa mia sta succedendo questo:
Missione Impossibile: Edizione Gatti.
A volte mi svegliavo nel cuore della notte e mi intrufolavo silenziosamente in cucina...
Solo per scoprire la scena del crimine.
Tomi in alto.
Che usava la zampa per aprire l'armadietto dove tenevano il cibo. Il resto della mafia in attesa sotto, sperando che cadessero
dei croccantini o che un sacchetto di cibo si aprisse magicamente così da potersi servire educatamente ๐Ÿ˜ƒ E io ero lì, completamente scioccata, a gridare: "Voi piccola banda di criminali! Cosa state facendo?! Ladri!" ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ E loro? Spariti. Che scappavano come veri scassinatori. Ognuno in una direzione diversa. Come se fosse appena arrivata la polizia. La mia banda… La mia amata banda โฃ๏ธ Darei qualsiasi cosa per loro. E onestamente? Pulire ogni giorno non mi dà fastidio. Il pelo dappertutto non mi dà fastidio. Nutrirli, prendermi cura di loro… niente di tutto ciò mi sembra difficile. Perché li amo così tanto che onestamente non riesco più a immaginare la vita senza di loro. La mia comicità. Il mio caos. Il mio tutto โค๏ธ‍๐Ÿ”ฅ Ma da quando Tomi ha attraversato il ponte dell'arcobaleno… La banda non è più operativa. Hanno perso il loro capo.





















E in qualche modo…
sembra che lo sappiano tutti.
Ma sia chiaro:
la vita con loro non è mai noiosa.
Quando soffro, quando sono triste, quando piango…
quelle dolci e soffici creature si sdraiano su di me, mi circondano e iniziano a fare le fusa.
E in qualche modo, tutto diventa subito più leggero.
Ok… Re Artù è un caso speciale ๐Ÿ˜ƒ
Nulla lo scalfisce davvero.
È scontroso per natura.
E questa è la fine della piccola storia di oggi dalla mia casa un po' pazza โค๏ธ
Perché solo chi ha animali può davvero capire questo:
a volte li amo sinceramente più dell'umanità in generale.
E sì…
preferisco davvero passare del tempo con loro piuttosto che con tante persone โค๏ธ‍๐Ÿ”ฅโค๏ธ‍๐Ÿ”ฅ
Alla prossima… ๐Ÿ˜˜

ED È PASSATO ANCHE QUESTO COMPLEANNO. 53.
Onestamente?
Ancora non so come sia successo.
Mi sembra ieri di avere trent'anni e qualcosa, ballare fino all'alba e pensare di avere tutto il tempo del mondo.
Pensavo che a questa età sarei stata da qualche parte su una nave da crociera (almeno per due settimane ๐Ÿ˜ƒ), a godermi la vita…
(quale vita!?)
A vivere vicino al mare, sorseggiando il caffè del mattino con vista sull'orizzonte e dicendo:
“Ecco, finalmente ce l'ho fatta.” ๐Ÿง
E invece mi sono svegliata da quel bellissimo sogno e tra un sogno e due battiti di ciglia…
sono passati vent'anni. ๐Ÿ˜ฑ
Vent'anni di lavoro.
Cucina.
Pulizie.
Sopravvivenza.
Mutui.
Stress.
Respirazione profonda e, a volte, persino respirazione con le branchie.
Perché, diciamoci la verità, la vita a volte sembra davvero una disciplina olimpica alla quale nessuno si è iscritto intenzionalmente.
E io?
Vado avanti.
Non è che abbia molta scelta, considerando che sono nata in questa nostra “terra dei sogni”, dove i soldi crescono sugli alberi, le bollette si pagano da sole e la gente fa due o tre lavori solo per noia e pace interiore.
Nel frattempo mi sono pure beccata l'artrite reumatoide — giusto per non annoiarmi troppo.
Le colleghe al lavoro dicono che la mia seconda casa è la farmacia.
E sapete una cosa?
Hanno ragione.
A volte ho l'impressione che i farmacisti mi conoscono più intimamente di metà dei miei parenti. ๐Ÿคฃ
Ma ecco l'ironia della vita —
più mi alleno, meno mi fa male.
Così ora, a 53 anni, sollevo pesi solo per riuscire ad alzarmi dal letto normalmente e infilarmi le calze senza effetti sonori provenienti dalle articolazioni.
Il romanticismo della mezza età.
Succede anche a voi di non sapere più se siete partite o arrivate? ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Entrate in una stanza per prendere qualcosa…
e poi restate lì ferme come delle idiote teletrasportate, guardandovi intorno e cercando di capire:
“Aspetta… ma io cosa sono venuta a prendere?”
Oppure… (parlo alle donne ๐Ÿ˜ƒ, così non ci sono equivoci)…
vi è mai capitato di tossire così forte per il raffreddore da farvi quasi la pipì addosso…
o magari scappa pure una puzzetta?
(Senza censura ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿ˜ƒ)
Dai ragazze…
non siamo dame di Parigi.
O eleganti signore finlandesi.
Successo.
Eccome se succede.
E in quel momento speri soltanto che nessuno ha sentito.
O ancora peggio...
annusato. ๐ŸคญTERRA
, APRITI E INGHIOTTIMI.
E poi...
vai davanti allo specchio.
Metti gli occhiali da vicino — perché senza ormai non vedi nemmeno lo specchio, figuriamoci te stessa.
Accendi quella luce spietata dello specchio...
ed eccolo lì.
Vedo crescere i peletti.
Sotto il mento.
LA BARBA DELLA NONNA. ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿง
Niente.
Vai a comprarti un regolabarba.
Perché evidentemente la pinzetta non basta più.
E davvero...
meglio se quegli occhiali non li mettevo proprio.
E lì inizi a chiederti:
“DIO… MA PERCHÉ NON HAI CREATO LE DONNE SENZA PELI!?”
Lo chiedo seriamente.
Una vita intera a strappare qualcosa.
Sopracciglia.
Gambe.
Ascelle.
E poi, superati i cinquanta, il corpo decide:
"Sai cosa? Adesso ti diamo il pacchetto bonus — LA BARBA." ๐Ÿคฃ
E proprio quando pensi di aver visto tutto…
ne trovi un altro.
Lungo. Nerone. Indipendente.
Che evidentemente sta vivendo la sua vita migliore mentre tu stai ancora cercando di vivere la tua. ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
Però sapete una cosa?
Nonostante tutto…
non mi è ancora passata.
Quella mia strana iperattività interiore.
Credo di esserci nata così.
Io voglio fare tutto.
Subito.
Ora.
Ieri .
Due o tre lavori?
Normale.
Per me stare ferma è il vero problema.
Quando non faccio niente, ho l'impressione che il mio cervello inizi subito a tormentarmi con domande tipo:
"E adesso? Sei sicura che non potrei fare anche qualcos'altro?"
Sono quella persona che è stanca morta, ha male ovunque, si lamenta per cinque minuti…
e poi si iscrive in palestra, inventa un nuovo progetto, scrive un testo a mezzanotte o decide che proprio adesso è il momento perfetto per cambiare mezza vita.
Perché evidentemente sopravvivere non è abbastanza come hobby. ๐Ÿคฃ
E forse ho 53 anni.
Forse le mie articolazioni ogni tanto suonano come un vecchio armadio di legno.
Forse la farmacia è davvero la mia seconda casa e la memoria funziona secondo il principio:
“Caricamento in corso…”
Ma una cosa è certa —
sono ancora piena di vita.
E onestamente?
Credo che sia questa la cosa più importante.
Perché forse non sono su quella crociera che immaginavo.
Forse non vivo ancora vicino al mare bevendo il caffè guardando le onde.
Forse la vita non è andata esattamente come me la immaginavo a trent'anni.
Ma non ho ancora rinunciato a me stessa.
E credetemi…
alla nostra età non è affatto poco.
Perché la bambina dentro di me...
urla ancora. ๐Ÿ˜‰!!!
E quindi, ragazze mie —
più giovani, più grandi, come siete…
Siamo tutte ragazze.
Nell'anima
E nella testa.
Indipendentemente dal numero di candele sulla torta.
Alla prossima diretta — calme e tranquile eeeeee๐Ÿ˜
PS Tra noi…
esiste uno sponsor per l'incontinenza?
Magari per i pannoloni…
CHIEDO PER UN'AMICA. ๐Ÿ˜›๐Ÿ˜‰๐Ÿคญ

AND JUST LIKE THAT… THIS BIRTHDAY PASSED TOO. 53.
Honestly?
I still don’t know how it happened.
It feels like yesterday I was in my thirties, dancing until sunrise and thinking I had all the time in the world.
I thought that by this age I’d be somewhere on a cruise ship (at least for two weeks ๐Ÿ˜ƒ), enjoying life…
(What life exactly!?)
Living somewhere by the sea, sipping my morning coffee while staring at the horizon and saying:
“Ahhh… I’ve finally made it.” ๐Ÿง
And then I woke up from that beautiful dream and somewhere between one dream and two blinks…
twenty years disappeared. ๐Ÿ˜ฑ
Twenty years of working.
Cooking.
Cleaning.
Surviving.
Paying loans.
Losing patience.
Breathing oxygen and occasionally breathing through gills.
Because honestly, life sometimes feels like an Olympic sport nobody actually signed up for.
And me?
I keep going.
Not like I have much choice, considering I was born in this wonderful “dream country” where money grows on trees, bills magically pay themselves and people work two or three jobs purely for fun and inner peace.
Somewhere along the way, I also picked up rheumatoid arthritis — just to keep life from getting too boring.
My coworkers say my second home is the pharmacy.
And honestly?
They’re not wrong.
Sometimes I feel like pharmacists know me more intimately than half of my relatives. ๐Ÿคฃ
But here’s the irony of life —
the more I train, the less it hurts.
So now, at 53, I lift weights just to get out of bed like a normal human being and put on socks without my joints sounding like a haunted wooden cabinet.
The romance of middle age.
Does this happen to you too?
You walk into another room for something…
and suddenly just stand there like a teleported idiot, staring around and wondering:
“Wait… what exactly did I come in here for?” ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Or… (asking the ladies ๐Ÿ˜ƒ just to avoid confusion)…
have you ever coughed so hard during a cold that you accidentally pee a little…
or maybe fart?
(No censorship here ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿ˜ƒ)
Come on, ladies…
We’re not elegant women from Paris.
Or classy Scandinavian ladies.
It happens.
Oh yes…
it absolutely happens.
And in that exact moment, all you pray for is that nobody heard it.
Or even worse…
smelled it. ๐Ÿคญ
EARTH, PLEASE OPEN UP AND SWALLOW ME WHOLE.
And then…
you walk to the mirror.
You put on your reading glasses — because without them, you can barely see the mirror, let alone yourself.
You switch on that brutally honest mirror light…
and there it is.
I see little hairs growing.
Under my chin.
LADY BEARD. ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿง
Well then.
Time to buy a trimmer.
Because apparently tweezers are no longer a serious solution.
Honestly…
I should never have put those glasses on.
And then you find yourself asking:
“GOD… WHY DIDN’T YOU CREATE WOMEN WITHOUT BODY HAIR!?”
Seriously.
I’m asking.
Your whole life you pluck things.
Eyebrows.
Legs.
Armpits.
And then once you hit your fifties, your body suddenly decides:
“You know what? Here’s your bonus package — A BEARD.” ๐Ÿคฃ
And just when you think you’ve seen it all…
you find another one.
Long. Black. Independent.
Clearly living its best life while you’re still trying to live yours. ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
But you know what?
Despite everything…
I’ve still got it.
That strange inner hyperactivity of mine.
I think I was born this way.
I want to do everything.
Immediately.
Now.
Yesterday.
Two or three jobs?
Totally normal.
Sitting still is actually my problem.
Whenever I’m doing nothing, I feel like my brain immediately starts bullying me with questions like:
“So… what now? Are you absolutely sure you couldn’t start something else?”
I’m the type of person who’s completely exhausted, half her body hurts, complains for five minutes…
and then signs up for a workout, starts a new project, writes at midnight or suddenly decides it’s the perfect time to reinvent half of her life.
Because apparently surviving isn’t enough of a hobby. ๐Ÿคฃ
And maybe I’m 53.
Maybe my joints sound like an old wooden dresser every now and then.
Maybe the pharmacy really is my second home and my memory works according to the principle of:
“Loading…”
But one thing is certain —
I’m still full of life.
And honestly?
I think that matters most.
Because maybe I’m not on the cruise ship I once imagined.
Maybe I still don’t live by the sea, drinking coffee while watching the waves.
Maybe life didn’t turn out exactly the way I imagined it would in my thirties.
But I still haven’t given up on myself.
And trust me…
at this age, that’s no small thing.
Because the little girl inside me?
She’s still screaming. ๐Ÿ˜‰!!!
So, my girls —
younger, older, however old you are…
We are all girls.
In our hearts.
And in our minds.
No matter how many candles are on the cake.
Until next time — stay good, calm and composed! ๐Ÿ˜‡
P.S. Between us…
does anyone know a sponsor for incontinence products?
Maybe diapers?
ASKING FOR A FRIEND. ๐Ÿ˜›๐Ÿ˜‰๐Ÿคญ

ESTATE DOPO I 50: marmellata di carote, CrossFit sull'asciugamano e pace che dura esattamente 7 minuti ๐Ÿคฃโ˜€๏ธ

ESTATE DOPO I 50: marmellata di carote, CrossFit sull'asciugamano e pace che dura esattamente 7 minuti ๐Ÿคฃโ˜€๏ธ
Finalmente è arrivato il weekend libero e le preparazioni sono iniziate già dal mattino.
Vado al mare!! Da sola!!
E sinceramente?
Oggi questo è uno dei più grandi lussi della mia vita.
I figli ormai sono grandi. Ognuno per la sua strada, con la propria vita.
E io?
Preparo la borsa e vado a ricaricare le batterie tra mare, sole e un po' di pace.
Naturalmente, il libro è immancabile.
Così come amo scrivere, amo anche leggere.
Forse anche di più che guardare un bel film.
Ieri in biblioteca ho preso un libro dal titolo:
“Come parlare con il tuo gatto di fisica” (Anong Ben).
Una commedia ๐Ÿคฃ
Immaginate me e la mia banda di gatti mentre discutiamo di fisica.
Io parlo…
e loro mi guardano con quegli occhini enormi, sicuramente con un gigantesco punto interrogativo in testa:
“Ma di cosa sta parlando questa?”
Leo mi ignorerebbe completamente.
Tyson mi guarderebbe in modo giudicante.
Arthur sarebbe nervoso senza alcun motivo.
E Tomi…
Tomi probabilmente aprirebbe l’armadietto del cibo e direbbe:
“Fisica o non fisica… dammi da mangiare.”
Ma torniamo al mare.
Perché se c'è una cosa che in me non è cambiata dagli anni '90, è la filosofia dell'abbronzatura.
I ragazzi di oggi ?
SPF 50.
Cappello.
Ombra.
App per i raggi UV.
Avvisi.
E noi?
“Dai, girami solo dall'altra parte.”
Io sono ancora della vecchia scuola.
Protezione50?
No.
Io mi spalmo ancora di olio e marmellata di carote abbronzante.
Adoro essere tutta unta d'olio.
Lucida sotto il sole come un pollo arrosto del supermercato ๐Ÿคฃ
Come se qualcuno mi aveva versato addosso olio d'oliva e lasciata cuocere lentamente.
Perché nella mia testa esiste ancora quella vecchia regola:
Se non torni bella abbronzata… è come se non fossi nemmeno stata al mare.
Mia figlia La Piccola e mio figlio Il Urlatore mi dicevano sempre:
“Mamma, sembri un agnello allo spiedo!” ๐Ÿคฃ
E forse non avevano nemmeno tutti i torti.
Perché io il fresco non lo sopporto.
No.
Io adoro che il sole mi cuocia viva ๐Ÿ˜†
Quando inizio ad avere troppo caldo?
Hop - in mare..
Poi di nuovo olio.
Poi marmellata di carote.
E di nuovo a rosolare ๐Ÿคฃ
E poi mi stupisco pure....
Sei anni fa, sulla mia Isola Lunga  mi è venuto puro l'herpes da sole.
Perché ero in spiaggia prima di pranzo…
e anche dopo pranzo.
E non un pranzo qualunque.
Lo “ลฝmanski obed” ๐Ÿคฃ (musica per le mie orecchie!)
Insomma, proprio quel momento in cui il sole ti entra direttamente nel cervello e il corpo urla:
“Donna, basta così!”
E io?
“Ancora un pochino… giusto per prendere colore.”
Perché, realisticamente, ogni anno sembro una persona che nella vita non ha mai visto né il mare né il sole.
Però…
Mi abbronzo subito.
Due o tre giornate di sole e divento nerissima ๐Ÿ˜Žโ˜€๏ธ
E adoro quella sensazione quando la sera ti metti un vestitino leggero e le ciabattine.
D' estate praticamente vivo così.
Pantaloni?
Più strati addosso?
Ma non ce la faccio.
Con il caldo divento nervosa.
Mi verrebbe voglia di togliermi pura la pelle ๐Ÿ˜†
Ma il mare…
Il mare lo adoro.
LA SPIAGGIA DEI SOGNI… FINCHÉ NON ARRIVA LA GENTE ๐Ÿคฃโ˜€๏ธ
Io adoro quelle spiagge dove non c'è quasi nessuno.
Quel silenzio.
Il rumore delle onde.
Il sole.
Un libro.
La pace.
Solo io e il mare.
Quella sensazione quando pensi:
Oggi finalmente mi rilasso davvero.”
E proprio nel momento in cui mi sdraio, sistemo l'asciugamano, mi spalmo il mio leggendario olio e la marmellata di carote per abbronzarmi, chiudo gli occhi e penso:
"Ecco. Finalmente. Sono sola. Pace."
…ed eccoli lì.
Arriva una mamma.
Con tre bambini piccoli.
L'immancabile stuoia da spiaggia.

Gonfiabili.
Secchielli.
Borse come se stesse traslocando casa.
E inizia lo spettacolo.
Uno urla:
“MAMMAAAA, VADO A FARE IL BAGNO!”
L'altro:
“MAMMAAAA, DAMMI I BRACCIOLI!”
Il terzo sta già piangendo perché qualcuno gli ha preso la stuoia.
E la mamma che urla:
"ASPETTATE CHE VI METTA LA CREMA! VI BRUCIATE!"
E così…
Fine della pace.
Le urla diventano parte integrante della giornata ๐Ÿซ ๐Ÿคฃ
E sia chiaro, mamme — non prendetela male.
Io adoro i bambini.
E gli animali.
Ci sono passata anch'io.
Quindi so benissimo come sono le vacanze con i bambini piccoli.
Non è una vacanza.
È un'operazione logistico-militare ๐Ÿ˜†
Vi capisco davvero ๐Ÿ’–
E sinceramente?
Godeteveli finché sono piccoli.
Perché il tempo vola così in fretta che sbatti le palpebre e all'improvviso non porti più palette e braccioli...
I figli hanno la loro vita, i loro programmi e il mare senza mamma.
E poi…
Mi metto le mie immancabili cuffiette.
E ovviamente faccio partire LE SUE canzoni.
Del mio cantante preferito.
Spotify è praticamente andato a fuoco per quante volte ascolto le sue canzoni ๐Ÿ˜†
Che ci posso fare?
Non mi stancheranno mai.
E proprio quando penso:
“Ecco, adesso finalmente ho il mio momento di pace…”
Vedo arrivare tre dolcissime nonnine.
Con le loro sedie.
I cappellini in testa.
Piano...
Con dignità.
Si siedono vicino a me.
Io abbasso un po' la musica.
E una urla all'altra:
"Ma cosa dici?! Non è mica così!"
L'altra risponde ancora più forte.
La terza ormai sta commentando metà del paese.
E così…
Se ne va anche l'ultima briciola di pace e silenzio dalla spiaggia ๐Ÿคฃ๐Ÿซ 
Magari un giorno mi unirò anch'io a loro.
Con la mia sedia.
Il cappello in testa.
E discussioni infinite su quale nipote sia figlio di chi e sul perché oggi tutto costi più del 1987 ๐Ÿ˜†
ALZARSI DALL'ASCIUGAMANO DOPO I 50 = CROSSFIT ๐Ÿคฃ
Perché provare ad alzarsi dall'asciugamano dopo i cinquanta non è più “alzarsi”.
È un progetto.
Con effetti sonori delle articolazioni.
Un po' di rotolamento laterale.
Una mano app oggi ata sul ginocchio.
E una preghiera interiore:
“Dio mio, basta che non resti qui per sempre”.
ENTRARE IN MARE DOPO I 50 = DISCIPLINA SPORTIVA ๐Ÿคฃ๐ŸŒŠ
Una volta entravo in mare tuffandomi di testa.
Senza pensarci.
Hop – dentro e basta.
E oggi ?
Oggi il tragitto dall'asciugamano al mare è una vera avventura ๐Ÿ˜†
Prima i sassolini…
Gente mia, è come camminare sui chiodi.
Mi pungono tutti ๐Ÿ˜ฑ
Probabilmente sembro una che fa surf sull'asciutto mentre cammino tutta traballante a destra e sinistra ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Poi un piede in acqua.
“Mamma mia che fredda.”
Poi l'altro.
“Dai… non è così terribile…”
Poi una spruzzatina sulla pancia.
Sulle braccia.
Sulle spalle.
Mi preparo mentalmente.
E realisticamente?
Tra mezz'ora forse entro davvero in mare ๐Ÿ˜ƒ
Instagram mostra una donna in spiaggia.
Capelli perfetti.
Pancia inesistente.
Niente doppio mento.
Niente “Baba Brka” ๐Ÿ˜†
Beve un Aperol e guarda il mare pensierosa come se avesse appena risolto tutti i traumi della sua vita.
La realtà invece?
Io arrivo in spiaggia con tre borse, due bottiglie d'acqua, asciugamano, asciugamano di riserva, occhiali, medicina, crema per l'artrite e un sistema nervoso appeso a un filo ๐Ÿคฃ
E in più provo puro a trattenere la pancia quando passa qualcuno.
La mia caratteristica tossica?
Pensare di sembrare ancora come a 35 anni ๐Ÿ˜†
E sapete la cosa più bella?
Ormai non devo più nascondere né il davanti né il dietro per il pubblico del mare ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑ
(Seno e sedere — giusto per capirci ๐Ÿ˜†)
Forse ormai mi è diventato normale.
Donne, non vergognatevi del vostro corpo.
Ogni età porta qualcosa di suo.
Non siate complicate come me ๐Ÿ˜†
Siate voi stesse e amatevi così come Dio vi ha creato.
(Questo lo sto dicendo soprattutto a me stessa ๐Ÿ‘๏ธ๐Ÿ‘๏ธ๐Ÿ˜ƒ)
E sinceramente?
Forse non sembro più quella di 35 anni.
Ma quella sensazione quando mi siedo vicino al mare, sento le onde, apro un libro e lascio che il sole mi scaldi…
Ecco, quella sensazione ha ancora 35 anni โค๏ธ
Alla prossima puntata…
Vi mando un bacio ๐Ÿ’‹

SUMMER AFTER 50: Carrot Tanning Jam, Beach-Towel CrossFit and Peace That Lasts Exactly 7 Minutes ๐Ÿคฃโ˜€๏ธ

Well, the free weekend finally arrived and preparations started first thing in the morning.
I’m going to the seaside!!
ALONE!!
And honestly?
These days, that feels like one of life’s greatest luxuries.
The kids are grown now.
Each living their own lives, doing their own thing.
And me?
I pack my beach bag and head off to recharge my batteries with the sea, sunshine and a little peace and quiet.
Of course, a book is absolutely essential.
Just like I love writing, I love reading.
Maybe even more than watching a good movie.
Yesterday, I borrowed a book from the library called How to Talk to Your Cat About Physics by Anong Ben.
Comedy gold ๐Ÿคฃ
Just imagine me and my cat gang discussing physics.
I’m talking, and they’re staring at me with those giant eyes, probably with one massive question mark floating above their heads:
“What on earth is this woman talking about?”
Leo would ignore me.
Tyson would judge me silently.
Arthur would be annoyed for absolutely no reason.
And Tomi…
Tomi would probably open the food cupboard and say:
“Physics or not — feed me.”
But let’s get back to the sea.
Because if there’s one thing about me that hasn’t changed since the ‘90s, it’s my sunbathing philosophy.
Kids these days?
SPF 50.
Hat.
Shade.
UV apps.
Warnings.
Us?
“Just flip me over to the other side.”
I’m still old school.
No SPF 50 for me.
Nope.
I still use tanning oil and carrot tanning jam.
I love being all shiny and oily.
Like I’m glistening in the sun like a rotisserie chicken from the supermarket.
As if someone drizzled me with olive oil and put me on low heat ๐Ÿ˜†
Because in my head, I still live by the old summer rule:
If you didn’t get properly tanned — it’s like you weren’t even at the seaside.
My daughter The Little and my son The Screamer always used to tell me:
“Mum, you look like a lamb on a spit.”
And honestly?
They weren’t completely wrong ๐Ÿคฃ
Because I don’t like shade.
Nope.
I like the sun ROASTING me.
When I get too hot — hop into the sea.
Then more oil.
More carrot tanning jam.
Back to roasting.
And then I wonder.
Six years ago, on my beloved Dugi Otok, I ended up with a sun-induced herpes outbreak.
Because I was at the beach before lunch…
…and after lunch.
And not just any lunch.
A proper ลฝman feast ๐Ÿคฃ
(Music to my ears!)
You know — exactly when the sun is frying your brain while your body is screaming:
“Woman, enough already!”
And me?
“Just a little longer so I can catch some colour.”
Because realistically?
Every summer I look like someone who’s never seen sunshine or the sea in their life.
But then…
Give me two or three sunbathing sessions and suddenly I’m dark as chocolate.
And I absolutely adore that feeling when, in the evening, you slip into a light little summer dress and comfy slippers.
In summer, that’s basically all I wear.
Trousers?
Layers?
Absolutely not.
The heat makes me grumpy.
Honestly, I feel like peeling my own skin off ๐Ÿ˜†
But the sea…
I adore the sea.
THE DREAM BEACH… UNTIL PEOPLE ARRIVE ๐Ÿคฃโ˜€๏ธ
I love those beaches where there’s almost nobody around.
That peace.
The sound of the waves.
The sunshine.
A book.
Silence.
Just me and the sea.
That feeling when you think:
“Today, I’m really going to switch my brain off.”
And just when I lie down, settle my towel, put on my legendary tanning oil and carrot jam, close my eyes and think:
“This is it. I’m alone. Peace.”
…here they come.
A mum arrives.
With three little kids.
Two shovels.
Inflatables.
Buckets.
Bags like they’re moving house.
And the show begins.
One screams:
“MUUUUUM, I’M GOING SWIMMING!”
The second:
“MUMMMMM, GIVE ME MY ARMBANDS!”
The third is already crying because someone stole his shovel.
And mum is yelling:
“WAIT UNTIL I PUT SUNSCREEN ON YOU! YOU’LL GET BURNT!”
And just like that…
Peace is officially over.
The screaming becomes part of the daily soundtrack ๐Ÿซ ๐Ÿคฃ
And just to be clear, mums — don’t hate me for saying this.
I adore children.
And animals.
I’ve been through all of it myself.
I know exactly what holidays with little kids look like.
That’s not a holiday.
That’s a military logistics operation ๐Ÿ˜†
I truly feel for you ๐Ÿ’–
And honestly?
Enjoy them while they’re little.
Because time flies so fast that you blink and suddenly you’re no longer carrying buckets and armbands…
Your children have their own lives.
Their own plans.
And holidays by the sea without mum.
And then…
I put on my non-negotiable headphones.
And of course, I play HIS songs.
My favourite singer.
Spotify has practically melted from how much I listen to him ๐Ÿ˜†
What can I say?
I’ll never get tired of his music.
And just when I think:
“Right. Now I finally have my peace.”
I spot three adorable little grandmas approaching.
With their folding chairs.
Tiny hats on their heads.
Slowly.
Gracefully.
They sit down right near me.
I lower my music a little.
And one shouts to the other:
“What are you talking about?! That’s not what happened!”
The second replies even louder.
The third is already discussing half the village gossip.
And just like that…
The last tiny crumb of peace and quiet disappears from the beach ๐Ÿคฃ๐Ÿซ 
Maybe one day I’ll join them too.
With my own little chair.
A hat on my head.
Discussing whose grandchild belongs to whom and why everything costs ten times more than it did in 1987 ๐Ÿ˜†
GETTING UP FROM A BEACH TOWEL AFTER 50 = CROSSFIT ๐Ÿคฃ
Because trying to get up from a beach towel after fifty is no longer simply “getting up.”
It’s a full-blown project.
Complete with dramatic sound effects from your joints.
A bit of rolling onto your side.
Holding onto your knee for support.
And one silent internal prayer:
“Dear God, please don’t let me get stuck here.”
GETTING INTO THE SEA AFTER 50 = AN OLYMPIC SPORT ๐Ÿคฃ๐ŸŒŠ
Once upon a time, I used to dive straight into the sea.
No hesitation.
No thinking.
Hop — in I went.
And today?
Today, the journey from my towel to the sea feels like a full adventure ๐Ÿ˜†
First, stepping on those tiny rocks…
My people, it feels like walking on nails.
Every single one hurts ๐Ÿ˜ฑ
I probably look like I’m trying to surf on dry land while wobbling left and right ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Then one foot in the sea.
“Oh God, that’s freezing.”
Then the second foot.
“Okay… this isn’t THAT terrible…”
Then splash a little water on the stomach.
Then the arms.
Then the shoulders.
You mentally prepare yourself.
And realistically?
In about half an hour, I might actually get into the sea ๐Ÿ˜ƒ
Instagram shows a woman on the beach.
Perfect hair.
Flat stomach.
No double chin.
No random chin hairs ๐Ÿ˜†
Sipping an Aperol while staring thoughtfully at the sea like she has just healed every emotional trauma she’s ever had.
Real life?
I arrive at the beach carrying three bags, two bottles of water, a towel, a backup towel, sunglasses, medication, arthritis cream and a nervous system hanging on by a thread ๐Ÿคฃ
And somehow still trying to suck my stomach in every time someone walks past.
My toxic trait?
Still believing I look exactly like I did at 35 ๐Ÿ˜†
And the most important thing?
These days, I no longer feel the need to hide either the front or the back for the beach audience ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑ
(Boobs and bum — just so we’re clear ๐Ÿ˜†)
I guess it’s become normal now.
Ladies, don’t be ashamed of your body.
Every age brings something of its own.
Don’t be weird and complicated like me ๐Ÿ˜†
Be yourselves.
Love yourselves exactly the way God created you.
(I’m mostly saying this to myself ๐Ÿ‘๏ธ๐Ÿ‘๏ธ๐Ÿ˜ƒ)
And honestly?
Maybe I don’t look like I did at 35 anymore.
But that feeling when I sit by the sea, hear the waves, open a book and let the sunshine warm me…
That feeling?
That still feels 35 โค๏ธ
Until the next topic…
Sending you a kiss ๐Ÿ˜˜

SVE JE POฤŒELO U ลฝMANUโค๏ธ๐Ÿ“ธ๐ŸŒŠ
Ovih dana ponovno prevrฤ‡em stare fotografije. ๐Ÿ“ธ
One poลพutjele, pomalo izblijedjele, na kojima ljudi gledaju ravno u objektiv kao da nisu ni slutili da ฤ‡e ih netko gledati desetljeฤ‡ima kasnije. โค๏ธ
Na jednoj je moja mama kao djevojฤica.
Na drugoj dida Vjeko. โš“
Na treฤ‡oj nana Luiza. ๐ŸŒน
A na jednoj me doฤekala i teta Tomica u ฤasnoj odori. โ›ชโค๏ธ
(O tome ฤ‡emo malo kasnije.)
I dok gledam te fotografije, shvaฤ‡am da je prije moje priฤe postojala njihova. ๐Ÿฅฐ
Prije mene.
Prije moje djece.
Prije moje unuke Lu, koja me promatra s pozadine laptopa dok pišem ove retke. โค๏ธ
Prije mojih maฤaka koje i danas noฤ‡u organiziraju kriminalne aktivnosti u kuhinji. ๐Ÿ˜น
Prije svega toga postojala je jedna druga priฤa.
Priฤa koja je zapravo tek sada poฤela.
Vita Adulto Volume. โœ๏ธ
Moja nana Luiza bila je jedna divna ลพena s otoka Rave, roฤ‘ena od pranane Šimice.
Imala je dugu crnu kosu i onaj pogled koji i danas vidim na starim fotografijama.
Moj dida Vjeko bio je visok, crnokos muškarac iz ลฝmana na Dugom otoku, roฤ‘en od pranane Jelisave.
Iz njihove ljubavi rodila se moja mama, jedinica i, kako ฤ‡emo kroz ovu priฤu vidjeti, vjeฤna djevojฤica. โค๏ธ
Kad gledam njihove crno-bijele fotografije, vidim koliko su bili lijepi zajedno.
Kao da gledam neki stari film.
I ฤesto se pitam jesu li tada mogli zamisliti da ฤ‡e jednog dana njihova unuka sjediti za laptopom i pisati o njima.
Vjerojatno nisu.
Ali eto me. โค๏ธ
Naลพalost, nisam imala priliku upoznati svoju nanu.
Umrla je od bolesti u tridesetoj godini ลพivota, kada je moja mama imala samo sedam godina.
Ali neฤ‡emo danas o tuลพnim vremenima.
Priฤat ฤ‡emo o lijepim uspomenama.
O onima koje su mi ostavili mama i dida kroz svoje priฤe. โค๏ธ
Nakon što je ostala bez svoje mame, moja je mama jedno vrijeme ลพivjela u ลฝmanu kod dida Vjeka.
Iz svih njezinih priฤa koje sam slušala tijekom godina, ฤini mi se da je tada cijelo selo bilo jedna velika obitelj.
Vrata se nisu zakljuฤavala.
Ljudi su ลพivjeli jedni za druge.
Nije bilo puno toga što danas smatramo normalnim, ali bilo je neฤega što se danas sve teลพe pronalazi – zajedništva. โค๏ธ
Imali su magarce, koze, jarce, prasce i bezbroj zgoda koje se i danas prepriฤavaju uz osmijeh. ๐Ÿ˜Š
Moja mama tada je imala desetak godina i veฤ‡ je pokazivala onu tvrdoglavost koju je, izgleda, uspješno prenijela na sljedeฤ‡e generacije.
Pa i na mene. ๐Ÿคฃ
Jednog dana nagovarala je susjeda da je podigne na magarca.
On joj je strpljivo objašnjavao da to nije dobra ideja jer magarac nema sedlo.
Moja mama nije odustajala.
Nagovarala ga je toliko dugo dok nije popustio.
ฤŒim ju je podigao, magarac je odluฤio da je vrijeme za malu avanturu i krenuo u lagani trk. ๐Ÿซ
Zamislite scenu.
Moja mama na magarcu.
Magarac prema naprijed.
A susjed iza njih u punom sprintu pokušava spasiti situaciju. ๐Ÿคฃ
Kad mi je to priฤala, uvijek sam zamišljala prizor kao scenu iz nekog starog filma.
I svaki put bih se nasmijala.
Ali to nije bila jedina avantura.
Jednom je odluฤila nahraniti jarca.
Ideja je bila dobra.
Jarac se, meฤ‘utim, nije sloลพio. ๐Ÿ
Ne znam što mu je rekla ili napravila, ali gospodin se toliko uvrijedio da ju je doฤekao rogovima.
Mama je pobjegla plaฤuฤ‡i, a vjerujem da je jarac ostao stajati potpuno uvjeren da je upravo pobijedio u vrlo vaลพnoj ลพivotnoj raspravi. ๐Ÿคฃ
Takve priฤe najviše volim.
Ne zato što su velike ili povijesno vaลพne.
Nego zato što u njima vidim svoju mamu kao djevojฤicu.
Onu istu vjeฤnu djevojฤicu o kojoj vam priฤam od poฤetka ove priฤe. โค๏ธ
Ali šlag na torti dolazi na kraju.
Sjeฤ‡ate li se tete Tomice s poฤetka priฤe?
E pa, taj dio nikako ne mogu preskoฤiti. ๐Ÿคฃ
Jednog dana teta Tomica došla je kod pranane Jelisave i rekla:
"ฤŒuj, Jelisava, ajmo se mi dogovoriti da našu muolu damo u samostan da bude redovnica. Prije nego se Viko vrati, ajmo mi lipo s njon popriฤati."
Pa se okrenula mojoj mami i poฤela je nagovarati:
"Muola moja, ništa tebi ne bi falilo. Nauฤila bi šivati, plesti, moliti Boga... Lipo bi ti bilo. Reฤ‡i ฤ‡emo Viku kad doฤ‘e."
Moja mama ostala je bez teksta.
A to se, vjerujte mi, nije ฤesto dogaฤ‘alo. ๐Ÿคฃ
Nije prošlo dugo, a dida Vjeko se vratio doma.
Njih dvije odmah su mu izloลพile svoj veliki plan.
Dida ih je gledao nekoliko sekundi.
A onda rekao:
"Ajme meni, u ime Isusovo! A što je vama dvima? Moje dite da ide u redovnice? A zašto? Je li ฤ‡orava? Je li gluha? Moลพe moliti Boga, iฤ‡i u crikvu i na misu i bez da bude redovnica! U ime Isusovo, što bi bilo da nisam doša doma?" ๐Ÿคฃ
I tako je završila mamina karijera ฤasne sestre prije nego što je uopฤ‡e poฤela.
A kad malo bolje razmislim...
Da je moja mama tada stvarno otišla u redovnice, ja danas ne bih sjedila ovdje i pisala ove zgode iz ลฝmana. โค๏ธ
Ne bi bilo ni moje djece.
Ni moje unuke Lu.
Ni Vita Adulto Volume.
A vi, ลฝmanci i svi oni koji se tako osjeฤ‡aju, ne biste sada ฤitali ovo i smijali se sa mnom. ๐Ÿคฃ
Jer jednom kada doฤ‘eš na Dugi otok...
U ลฝman.
U Sali.
U Zaglav.
Ili bilo koje drugo misto. ๐ŸŒŠ
To je ljubav na prvi pogled.
I ona ostane u ฤoviku cili ลพivot. โค๏ธ
Do sljedeฤ‡eg pisanja...
Jer imam i ja svojih priฤa iz ลฝmana.
Iz mladosti.
I iz vrimena kada smo mislili da smo najpametniji na svitu. ๐Ÿคฃ
Do tada...
ฤŒekajte nove zgode i nezgode. โค๏ธ๐ŸŒŠ

TUTTO E' INIZATO A ลฝMANโค๏ธ๐Ÿ“ธ๐ŸŒŠ
In questi giorni mi ritrovo a sfogliare di nuove vecchie fotografie. ๐Ÿ“ธ
Quelle ingiallite dal tempo, un po' sbiadite, in cui le persone guardano dritte nell'obiettivo senza immaginare che qualcuno le osserverà decenni dopo. โค๏ธ
In una c'è mia madre da bambina.
In un'altra c'è nonno Vjeko. โš“
In una terza c'è nonna Luiza. ๐ŸŒน
E in una mi ha accolto anche zia Tomica nel suo abito da suora. โ›ชโค๏ธ
(Ma di questo parleremo tra poco.)
Mentre guardo queste fotografie, mi rendo conto che prima della mia storia esisteva la loro. ๐Ÿฅฐ
Prima di me.
Prima dei miei figli.
Prima di mia nipote Lu, che mi osserva dallo sfondo del laptop mentre scrivo queste righe. โค๏ธ
Prima dei miei gatti che ancora oggi organizzano attività criminali notturne in cucina. ๐Ÿ˜น
Prima di tutto questo esisteva un'altra storia.
Una storia che, in realtà, sta iniziando proprio adesso.
Vita ad alto volume. โœ๏ธ
Mia nonna Luiza era una donna meravigliosa dell'isola di Rava, figlia della mia bisnonna Šimica.
Aveva lunghi capelli neri e quello sguardo che ancora oggi vedo nelle vecchie fotografie.
Mio nonno Vjeko era un uomo alto, dai capelli scuri, originario di ลฝman sull'Isola Lunga (Dugi Otok), figlio della mia bisnonna Jelisava.
Dal loro amore nacque mia madre, figlia unica e, come vedrete nel corso di questa storia, un'eterna bambina. โค๏ธ
Quando guardo le loro fotografie in bianco e nero, vedo quanto fossero belli insieme.
Sembra di guardare un vecchio film.
E spesso mi chiedo se hanno mai immaginato che un giorno la loro nipote sarebbe stata seduta davanti a un laptop a scrivere di loro.
Probabilmente no.
E invece eccomi qui. โค๏ธ
Purtroppo non ho avuto la possibilità di conoscere mia nonna.
Morì di malattia a soli trent'anni, quando mia madre aveva appena sette anni.
Ma oggi non parleremo di tempi tristi.
Parleremo dei bei ricordi.
Di quelli che mia madre e mio nonno mi hanno lasciato attraverso i loro racconti. โค๏ธ
Dopo aver perso sua madre, mia madre visse per un periodo a ลฝman con nonno Vjeko.
Da tutte le storie che ho ascoltato negli anni, mi sembra che allora l'intero paese fosse una grande famiglia.
Le porte non si chiudevano con una chiave.
Le persone vivevano una per altra.
Non avevano molto di ciò che oggi consideriamo normale, ma possedevano qualcosa che oggi è sempre più difficile trovare: il senso di comunità. โค๏ธ
Avevano asini, capre, becchi, maiali e un'infinità di episodi che ancora oggivengono raccontati con un sorriso. ๐Ÿ˜Š
Mia madre aveva una decina d'anni e già mostrava quella testardaggine che, a quanto pare, è riuscita a trasmettere alle generazioni successive.
Compresa me๐Ÿคฃ
Un giorno convinse un vicino a farla salire su un asino.
Lui cercò pazientemente di spiegarle che non era una buona idea perché l'asino non aveva la sella.
Ma mia madre non si arrese.
Continuò a insistere finché lui non cedette.
Appena la fece salire, l'asino decise che era arrivato il momento di una piccola avventura e partì al trotto. ๐Ÿซ
Immagina la scena.
Mia madre sull'asino.
L'asino che corre avanti.
E il vicino dietro di loro, lanciato in una corsa disperata per salvare la situazione. ๐Ÿคฃ
Ogni volta che me lo raccontava, immaginavo la scena come in un vecchio film.
E fini' sempre per ridere.
Ma non fu l'unica avventura.
Un giorno ha deciso di dare da mangiare a un becco.
L'idea era buona.
Il becco, però, non era dello stesso parere. ๐Ÿ
Non so cosa gli abbia detto o fatto, ma il signore si offese talmente tanto da accoglierla a cornate.
Mia madre scappò in lacrime e io sono convinta che il becco sia rimasto lì, fermo, assolutamente certo di aver appena vinto una discussione di fondamentale importanza. ๐Ÿคฃ
Sono queste le storie che amo di più.
Non perché siano grandi o storicamente importanti.
Ma perché in esse riesco a vedere mia madre da bambina.
Quella stessa eterna bambina di cui vi parlo dall'inizio di questa storia. โค๏ธ
Ma il meglio arriva adesso.
Vi ricordate di zia Tomica all'inizio del racconto?
Ecco, questa parte proprio non posso saltarla. ๐Ÿคฃ
Un giorno zia Tomica andò da bisnonna Jelisava e disse:
"Senti, Jelisava, mettiamoci d'accordo e mandiamo la nostra bambina in convento, così diventerà una suora. Prima che Viko torni, parliamole con calma."
Poi si voltò verso mia madre e iniziò a convincerla:
"Cara bambina, non ti mancherebbe nulla. Impareresti a cucire, a lavorare a maglia, a pregare Dio... Staresti benissimo. Lo diremo a Viko quando tornerà."
Mia madre rimase senza parole.
E credetemi, non succedeva spesso. ๐Ÿคฃ
Poco dopo tornò nonno Vjeko.
Le due donne gli esposero immediatamente il loro grande piano.
Lui le guardò per qualche secondo.
Poi disse:
"Madonna santa! Ma cosa vi passa per la testa? Mia figlia in convento? E perché? È cieca? È sorda? Può pregare Dio, andare in chiesa ea messa senza diventare suara! Madonna santa, cosa sarebbe successo se non fossi tornato a casa?" ๐Ÿคฃ
E così terminò la carriera religiosa di mia madre prima ancora di iniziare.
E se ci penso bene...
Se mia madre fosse davvero entrata in convento, oggi non sarei qui a scrivere queste storie di ลฝman. โค๏ธ
Non ci sarebbero stati i miei figli.
Né mia nipote Stellina.
Né Vita Adulto Volume.
E voi, abitanti di ลฝman e tutti quelli che si sentono tali nel cuore, non stareste leggendo queste righe e ridendo insieme a me. ๐Ÿคฃ
Perché una volta che arrivi a Isola Lunga....
A ลฝman.
A Sali.
A Zaglav.
O in qualsiasi altro piccolo paese dell'isola. ๐ŸŒŠ
È amore a prima vista.
E quell'amore rimane dentro di te per tutta la vita. โค๏ธ
Alla prossima storia...
Perché anch'io ho tante storie da raccontare su ลฝman.
Sulla mia giovinezza.
E su quei tempi in cui eravamo convinti di essere i più intelligenti del mondo. ๐Ÿคฃ
Fino ad allora...
Aspettate le prossime avventure e disavventure. โค๏ธ๐ŸŒŠ

IT ALL BEGAN IN ลฝMAN โค๏ธ๐Ÿ“ธ๐ŸŒŠ
Lately, I've been going through old photographs again. ๐Ÿ“ธ
The yellowed, slightly faded ones where people stare straight into the camera, as if they never imagined someone would be looking at them decades later. โค๏ธ
In one photo, there's my mother as a little girl.
In another, my grandfather Vjeko. โš“
In a third, my grandmother Luiza. ๐ŸŒน
And in one of them, I was greeted by Aunt Tomica in her nun's habit. โ›ชโค๏ธ
(We'll get to that part a little later.)
As I look at these photographs, I realize that before my story existed, there was theirs. ๐Ÿฅฐ
Before me.
Before my children.
Before my granddaughter Lu, who watches me from my laptop wallpaper while I write these lines. โค๏ธ
Before my cats, who still organize criminal activities in the kitchen every night. ๐Ÿ˜น
Before all of that, there was another story.
A story that, in a way, is only just beginning.
Vita Adulto Volume. โœ๏ธ
My grandmother Luiza was a wonderful woman from the island of Rava, born to my great-grandmother Šimica.
She had long black hair and a gaze that I can still recognize in old photographs today.
My grandfather Vjeko was a tall, dark-haired man from ลฝman on Dugi Otok, born to my great-grandmother Jelisava.
From their love came my mother, their only child and, as you'll soon discover, an eternal little girl. โค๏ธ
When I look at their black-and-white photographs, I see how beautiful they were together.
It's like watching an old movie.
And I often wonder whether they could ever have imagined that one day their granddaughter would sit at a laptop and write about them.
They probably couldn't.
But here I am. โค๏ธ
Unfortunately, I never had the chance to meet my grandmother.
She passed away from illness at the age of thirty, when my mother was only seven years old.
But today isn't about sadness.
Today is about beautiful memories.
The ones my mother and grandfather passed on to me through their stories. โค๏ธ
After losing her mother, my mum spent some time living in ลฝman with Grandpa Vjeko.
From all the stories I've heard over the years, it seems that the entire village was one big family back then.
Doors weren't locked.
People lived for one another.
They didn't have many of the things we consider normal today, but they had something that's becoming harder and harder to find—community. โค๏ธ
There were donkeys, goats, kids, piglets, and countless adventures that are still told today with a smile. ๐Ÿ˜Š
My mother was about ten years old at the time and had already developed the stubborn streak that, apparently, she successfully passed down to future generations.
Including me. ๐Ÿคฃ
One day, she kept begging a neighbour to lift her onto a donkey.
He patiently explained that it wasn't a good idea because the donkey didn't have a saddle.
My mother refused to give up.
She persisted until he finally gave in.
The moment he lifted her up, the donkey decided it was time for a little adventure and started trotting away. ๐Ÿซ
Just imagine the scene.
My mother on the donkey.
The donkey heading forward.
And the neighbour sprinting behind them, desperately trying to save the situation. ๐Ÿคฃ
Whenever she told me that story, I pictured it as a scene from an old comedy film.
And every single time, I laughed.
But that wasn't her only adventure.
One day, she decided to feed a goat.
The idea was good.
The goat, however, strongly disagreed. ๐Ÿ
I don't know what she said or did, but the gentleman was so offended that he greeted her with his horns.
My mother ran away crying, while I imagine the goat stood there fully convinced he had just won a very important life argument. ๐Ÿคฃ
Those are the stories I love most.
Not because they're grand or historically important.
But because in them I see my mother as a little girl.
The very same eternal little girl I've been talking about since the beginning of this story. โค๏ธ
But the icing on the cake comes at the end.
Remember Aunt Tomica from the beginning?
Well, there's no way I can skip this part. ๐Ÿคฃ
One day, Aunt Tomica came to Great-Grandmother Jelisava and said:
"Listen, Jelisava, let's make an agreement and send our little girl to the convent to become a nun. Before Viko comes home, let's talk to her."
Then she turned to my mother and began persuading her:
"My dear girl, you'd want for nothing. You'd learn how to sew, knit, pray... You'd have a lovely life. We'll tell Viko when he gets home."
My mother was speechless.
And believe me, that didn't happen very often. ๐Ÿคฃ
Not long afterward, Grandpa Vjeko came home.
The two women immediately presented him with their grand plan.
He looked at them for a few seconds.
Then he said:
"Good Lord! What's gotten into the two of you? My daughter becoming a nun? Why? Is she blind? Is she deaf? She can pray to God, go to church, and attend Mass without becoming a nun! Good heavens, what would have happened if I hadn't come home?" ๐Ÿคฃ
And just like that, my mother's career as a nun ended before it had even begun.
And when I think about it...
If she had actually gone to the convent, I wouldn't be sitting here today writing these stories from ลฝman. โค๏ธ
There would be no me.
No children.
No granddaughter Lu.
No Vita Adulto Volume.
And you, whether you're from ลฝman or simply feel connected to it, wouldn't be reading this now and laughing along with me. ๐Ÿคฃ
Because once you come to Dugi Otok...
To ลฝman.
To Sali.
To Zaglav.
Or to any other little place on the island. ๐ŸŒŠ
It's love at first sight.
And it stays with you for life. โค๏ธ
Until next time...
Because I have stories of my own from ลฝman.
Stories from my youth.
And from those days when we thought we were the smartest people in the world. ๐Ÿคฃ
Until then...
Stay tuned for more adventures and mishaps. โค๏ธ

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LA BANDA DEI GATTI E ROKI- PARTE 2: LEO E LO STATO DI EMERGENZA PER FAME ๐Ÿ˜๐Ÿ™€

TOMI - il tranquillo direttore della banda 

LEO- il ministro delle emergenze e controllore ufficiale di tutte le ciotole.

Succede anche a voi che i vostri animali bevano l'acqua dal bicchiere, da sotto il rubinetto, vi seguano in bagno, vi stiano sempre dietro come dei canoglini e che, dopo aver mangiato chrocchette, carne e tutto quello che avete preparato per loro, voi vi allontaniate semplicemente per mettere a posto dei vestiti o sistemare qualcosa in un'altra stanza? Tornate dieci minuti dopo e in cucina vi accoglie un coro sinfonico. "Miao,,,miao,, njauuu"... Come se non mangiassero da tre giorni e non dieci minuti prima.๐Ÿคฃ Uno dei protagonisti principali di questa storia e' Leo, il mio gatto nero di ลฝman. Dalmata di nascita, attore professionista di mestiere. Appena esco dalla stanza, parte il concerto: "Miaoooo....njam...Miaoooo"..! Forse, pero', la colpa è un po' anche mia. Per anni li ho chiamati per mangiare con il classico: "Forza , Banda, si va a fare gnam gnam!" E a quanto pare hanno deciso di imparare la mia lingua. Adesso mi risponde: "Gnam gnam....mauuuu! Che tradotto significa: "Donna, dov'e' il secondo pranzo?" Ma partiamo dalle cinque del mattino. Vi ho gia' raccontato che Leo mi sveglia regoralmente con una zampetta in faccia accompagnata dal suo celebre: "Gnam...gnam..." Perche' , naturalmente, e' arrivato il momento della colazione. E sempre nel preciso instante in cui sto dormendo meglio. Come a dire: "Forza, alzati. La giornata e' iniziata. Abbiamo fama." E io?

Io durante la prima ora dopo il risveglio sono un vero disastro. Finche' non bevo il primo caffe' della giornata mi cade tutto dalle mani. Giro per casa come una reduce da una festa finita male, come se la sera prima avessi bevuto due litri di bambù e non fossi andata a dormire alle 22:30. Cosi' ieri, ancora in stato semi- comatoso, prendo le ciotole per preparare la colazione. Ovviamente Leo sta già tenendo il suo concerto mattutino. "Njauuuu...Miaoooo...."! Con i cori di accompagnamento del resto della banda. Perche', signori miei....e' EMERGENZA! ๐Ÿคฃ La fame ha evidentemente raggiunto il livello di calamita' nazionale. Mescolo crocchete e carne e mi avvicino per posare le ciotole al loro posto. Quando all'improvviso...Leo parte in sprint verso di me, mi colpisce la ciotola con una zampata e infila la testa direttamente nell'apertura dove stanno le ciotole. Letteralmente meta' di LEO e' sparita dentro. Resto li a guardarlo senza credere ai miei occhi. Chiunque penserebbe che quella povera creatura non mangi da una settimana. Non che ni abbia svegliata cinque minuti prima proprio per servire la colazione. ๐Ÿคฃ๐Ÿ™€Leo mangia alla velocita' della luce. Non mastica. Non assapora. Non si gode il momento. Lui semplicemente aspira il cibo. Mentre gli altri stanno ancora cercando di capire cosa ci sia nella loro ciotola, Leo ha già concluso il primo giro. E poi inizia l'ispezione. Prima controlla la ciotola di Tyson, il nostro piccolo ex senzatetto, nel caso li sia comparso qualcosa di migliore. Quando scopre che nemmeno Tyson ha ricevuto nulla di speciale, passa alla postazione successiva. Naturalmente quella di Roki.๐Ÿถ

Uno penserebbe che lavora nel controllo qualita'. Deve controllare ogni porzione, ogni boccone e ogni ciotola della casa. Perche' se qualcuno avesse ricevuto mezzo grammo in piu'? Una cosa del genere non puo' essere tollerata. La gustizia deve trionfare.๐Ÿ˜ Esiste poi il bicchiere privato di Leo sul lavandino. Sì, avete letto bene. Un bicchiere. Non una ciotola. Un bicchiere. E deve essere sempre pieno. Il signore beve da li come se fosse acqua riservata agli ospiti speciali di un hotel a cinque stelle. Il resto della BANDA beve tranquillamente dalle proprie ciotole. Ma non Leo. Lui ha degli standard. E delle esigenze. Oltre al cibo e al suo bicchiere di lusso, Leo ha un'altra grande passione. L'olive ..Non chiedetemi c'ome. Non chiedetemi perché'. Non so se riesca a sentirne il profumo attraverso il barattolo chiuso o se abbia un radar incorporato per le olive, ma appena sente quel caratteristico: "Click!" quando apro il barattolo, compare dal nulla. Un secondo prima non c'era. Quello dopo e' seduto accanto a me e mi guarda con quegli occhi che sembrano dire: "Va bene, basta nascondersi. Consegna le olive e nessuno si fara' male." Un vero piccolo dalmata. Nato a ลฝman, cresciuto in Istria, ma evidentemente con l'anima rimasta tra gli ulivi.๐Ÿ˜ป...MA INSOMMA...QUESTO E' LEO!๐Ÿคฃโค๏ธ Quando oggi riguardo i vecchi video di Tomi e Leo durante il rituale del "gnam gnam", mi e' tutto chiaro. Tomi era il direttore. Se ne stava seduto sul piano della cucina, tranquillo e composto, come il capo turno che supervisiona i dipendenti. Non correva. Non andava nel panico. Si limitava a osservare. Con l'aria di chi pensa: "Tranquilli, gente. Il cibo sta arrivando. Mantenete l'ordine." E Leo? Leo era il dipartimento delle emergenze. La sua espressione diceva chiaramente che era appena stato dichiarato lo stato di crisi e che le ciotole potevano scomparire dalla faccia della terra da un momento all'altro. Mentre Tomi aspetta con dignita', Leo corre a destra ea sinistra, gira su se' stesso, controlla la situazione e organizza una protesta ufficiale dei gatti affamati. Nonostante entrambi abbiano mangiato circa tre ore prima. Forse quattro. Ma chi sta a contare?๐Ÿคฃ Oggi, quando riguardo quel video, oltre a farmi sorridere, sento anche il cuore stringersi un po'. Perche' Tomi non c'e piu'. Eppure c'è ancora. In quel video. In tutte le sue buffonate. In quella faccia seria da capo della banda. E ogni volta che Leo lancia l'allarme per una ciotola apparentemente vuota, ho la sensazione che il direttore stia ancora supervisionando il turno da qualche parte. Sono rimasti i suoi video, le sue follie, e quella sua espressione seria da leader. E alcuni gatti, anche quando se ne vanno, restano per sempre i veri capi della squadra.โค๏ธโค๏ธโค๏ธ

The Cat GANG and Roki – Part 2: Leo and the State of Emergency Caused by Hunger ๐Ÿ˜ƒ๐Ÿพ
TOMI = the calm director of the gang
LEO = the Minister of Emergency Affairs and Chief Inspector of All Food Bowls
Does this happen to you too?
Your pets drink water from your glass, from under the tap, follow you into the bathroom, trail behind you like little puppies, and after they've eaten their kibble, meat, and everything you've lovingly served them, you simply walk into another room to fold laundry or tidy something up.
Ten minutes later, you come back to the kitchen and are greeted by a full symphony choir.
"Meowww..." "Miaowww..." "Meooow..."
As if they haven't eaten in three days instead of ten minutes ago. ๐Ÿ˜ƒ๐Ÿคฃ
One of the main stars of this story is Leo, my black cat from ลฝman.
Dalmatian by birth, professional actor by profession.
The moment I leave the room, the concert begins:
"Meow!" "Miaow!" "Meowww!"
Although, to be fair, this might actually be my fault.
For years I've called them to meals with:
"Come on, gang, it's yum-yum time!"
And apparently they've decided to learn my language.
Now they answer me back:
"Meow meow! Meow meow!"
Which roughly translates to:
"Woman, where is the second lunch?"
But let's start at 5 a.m.
I've already told you that Leo regularly wakes me up by gently tapping my face with his paw while repeating his famous:
"Meow... meow..."
Because, obviously, it's breakfast time.
And naturally, it's always at the exact moment when I'm sleeping the best.
As if he's saying:
"Come on, get up. The day has started. We're hungry."
And me?
For the first hour after waking up, I'm an absolute disaster.
Until I've had my first coffee of the day, everything slips out of my hands.
I wander around the house like I've got a hangover, as if I'd spent the previous night drinking two litres of wine instead of going to bed at 10:30 p.m.
So yesterday, still half asleep, I grabbed the bowls to prepare breakfast.
Of course, Leo had already started his morning performance.
"Meow! Meow! Meow!"
Accompanied by backing vocals from the rest of the gang.
Because, my friends...
THIS IS AN EMERGENCY! ๐Ÿคฃ
Apparently, hunger had reached the level of a national disaster.
I mixed the kibble with the meat and walked over to place the bowls down.
And then...
Leo launched himself at full speed, knocked the bowl out of my hand, and shoved his head straight into the feeding station.
Literally half of LEO disappeared inside.
I just stood there staring.
Anyone watching would think the poor creature hadn't eaten in a week.
Not that he'd woken me up five minutes earlier specifically to serve him breakfast. ๐Ÿ˜ƒ๐Ÿคฃ
Leo eats at the speed of light.
He doesn't chew.
He doesn't taste.
He doesn't savour.
He simply vacuums food.
While the others are still trying to figure out what's in their bowls, Leo has already completed Round One.
Then the inspection begins.
First, he checks Tyson's bowl — our little former street cat — just in case something better has magically appeared there.
Once he confirms Tyson hasn't received any special treatment, he moves on to the next location.
Naturally...
Roki's bowl. ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
You'd think he worked in quality control.
He has to inspect every portion, every bite, and every bowl in the house.
Because what if somebody received half a gram more?
That simply cannot be allowed.
Justice must prevail. ๐Ÿ˜ƒ
Then there's Leo's private drinking glass on the kitchen counter.
Yes, you read that correctly.
A glass.
Not a bowl.
A glass.
And it must always be full.
His Majesty drinks from it as though it's reserved exclusively for VIP guests at a five-star hotel.
The rest of the GANG drink perfectly normal water from their bowls. ๐Ÿ˜Š
But not Leo.
Leo has standards.
And expectations.
Besides food and his luxury drinking glass, Leo has another great love.
Olives.
Don't ask me how.
Don't ask me why.
I don't know whether he can smell them through a sealed jar or whether he has a built-in olive detection system, but the moment he hears that familiar:
"Click!"
when I open a jar, he appears out of nowhere.
One second he's nowhere to be seen.
The next second he's sitting beside me, staring with those eyes that clearly say:
"Alright, enough hiding. Hand over the olives and nobody gets hurt."
A true little Dalmatian.
Born in ลฝman, raised in Istria, but apparently his soul never left the olive groves. ๐Ÿ˜ƒ๐Ÿคฃ
BUT ANYWAY...
THAT'S LEO FOR YOU! ๐Ÿคฃโค๏ธ‍๐Ÿ”ฅ
When I watch old videos of Tomi and Leo during their morning "yum-yum time," everything suddenly makes sense.
Tomi was the director.
He would sit calmly on the counter like a shift manager supervising his employees.
No running.
No panic.
No drama.
Just quietly observing.
As if thinking:
"Alright, people. The food is coming. Maintain order."
And Leo?
Leo was the entire Emergency Response Department.
His facial expression suggested that a state of national emergency had just been declared and that food bowls might disappear from the face of the Earth at any moment.
While Tomi waited with dignity, Leo ran left, right, spun in circles, checked the situation and organised a full-scale protest on behalf of starving cats.
Even though both of them had eaten about three hours earlier.
Maybe four.
But who's counting? ๐Ÿ˜ƒ๐Ÿคฃ
Today, when I watch those videos, they still make me laugh.
But they also make my heart ache a little.
Because Tomi isn't here anymore.
And yet...
he still is.
In those videos.
In all his silly moments.
In that serious face of the gang leader.
And every time Leo sounds the alarm over an apparently empty food bowl, I get the feeling that the director is still somewhere nearby, quietly supervising the shift.
His videos remain.
His ridiculous antics remain.
His serious gang-leader face remains.
And some cats, even after they're gone, remain the true bosses of the crew forever. โค๏ธ

SAMANTHA, SEI DAVVERO TU??? ๐Ÿ˜ฑ
Ho la sensazione che l'Alzheimer ultimamente venga a farmi visita un po' troppo spesso. Oppure forse è solo una mia impressione.
Stamattina indosso un vestitino estivo che l'anno scorso non riuscivo nemmeno a infilarmi, e oggi invece entra senza problemi.
Mi guardo allo specchio.
Non male.
La vita si vede.
Il vestito cade bene.
Mi giro un po' a sinistra.
Un po' a destra.
Mi guardo di profilo...
Ed eccole lì.
Le montagne.
๐Ÿ˜ฑ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿ˜ฑ
Il vestito è a un passo dall'esplodere nella parte superiore.
Come è possibile?!
Mi alleno regolarmente.
Sono dimagrita.
I muscoli stanno lentamente tornando.
Il grasso si scioglie.
E le montagne?
Le montagne restano.
Forse sono persino più grandi.
Non so se sia colpa del cortisolo, degli ormoni, della menopausa o semplicemente dell'universo che ha deciso che passerò il resto della mia vita con una catena montuosa incorporata.
A volte sembrano il Velebit.
Altre volte l'Himalaya.
Dipende dal reggiseno.
E all'improvviso mi torna in mente la scuola.
Samanta.
Così mi chiamavano.
Quando sei adolescente e il tuo seno entra in una stanza tre secondi prima del resto del corpo, non è esattamente un soprannome facile da accettare.
Indossavo magliette larghe.
Mi nascondevo.
Camminavo con le spalle curve.
Cercavo di sembrare più piccola.
Magari avessi potuto a convicerle a diventare un po' piu' piccole .
Spoiler:
Non sono mai sparite.
Mai.
E così, mentre mi guardo allo specchio, realizzo una cosa:
YES, SAMANTHA IS BACK! ๐Ÿคฃ
Mi tornano subito in mente i miei giorni in palestra.
Le preparazioni per le gare.
Gli allenamenti.
Lo dimostro.
E una mia cara compagnia di danza.
Quella donna poteva mangiare mezza panetteria tra una coreografia e l'altra.
Un panino enorme.
Una tavoletta di cioccolato per l'energia.
Un cornetto.
Una bibita.
E magari ancora un po' di cioccolato, per sicurezza.
E non prendeva un grammo.
NEMMENO UNO.
E io?
Io stavo lì vicino, bevevo acqua e mangiavo una triste banana.
Una banana.
Ed ero convinta di aver appena preso due chili.
Non per la banana.
Per aver guardato il cioccolato.
Alcune persone hanno il metabolismo di una Ferrari.
Il mio ha gli orari di uno sportello comunale.
Funziona.
Ma con calma.
E con almeno due pause.
Io adoro mangiare.
Adoro la pasta.
Adoro i dolci.
Adoro il pane.
Adoro tutte quelle cose che i nutrizionisti pronunciano quasi sottovoce.
Ma evidentemente la natura non mi ha regalato i geni di chi può svuotare il frigorifero e restare uguale.
Poi finisco in un negozio a guardare reggiseni.
Provo qualche coppa elegante.
Niente.
Tutto scappa.
Tutto esce.
Tutto tenta la fuga.
Alla fine dico:
"Signora, mi dia di nuovo una coppa 2xD."
Giusto per riuscire a tenere qualcosa dentro.
๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
E le camicie?
Non il porto.
Sapete perché?
Perché non voglio ferire accidentalmente qualcuno con un bottone impazzito.
A questo punto non è più un capo d'abbigliamento.
È un rischio per la sicurezza pubblica.
E poi c'è un'altra situazione che le donne con un seno generoso conoscono benissimo.
Stai parlando con qualcuno.
Lo guardi dritto negli occhi.
Gli stai dicendo qualcosa di importante.
E il suo sguardo continua ostinatamente a vagare verso l'Himalaya.
E ti viene voglia di dirgli:
"Ehi! Gli occhi sono quassù!"
Perché gli occhi servono per guardare.
Ma, amico mio, almeno fai finta di ascoltarmi e non la catena montuosa davanti a te.
Oggi questa cosa mi fa persino ridere.
Una volta no.
Una volta mi nascondevo.
Tiravo la maglietta verso il basso.
Curvavo le spalle.
Cercavo di occupare meno spazio possibile.
Come se per tutta la vita mi fossi scusata per il mio corpo.
Poi passano gli anni.
E succede una cosa interessante.
Ti rendi conto di quanto tempo hai sprecato cercando di soddisfare gli standard degli altri.
Troppo piccola.
Troppo grande.
Troppo magra.
Troppo grassa.
Troppo questo.
Troppo quello.
Sempre qualcosa.
Sempre qualcuno.
Sempre una nuova lista di richieste.
Gli ormoni dopo i cinquant'anni meritano un capitolo a parte.
Tolgono grasso dove magari lo lasceresti volentieri.
E lo accumulano dove nessuno glielo ha chiesto.
Fanno letteralmente quello che vogliono.
E più invecchio, più mi è chiaro che con loro non si negozia.
Come non si negozia con i figli.
Con i gatti.
O con il seno.
Oggi , tanti anni dopo, mi guardo allo specchio e vedo la stessa storia.
Samantha è tornata.
(E che Samantha Fox non si offenda: era davvero una donna splendida.)
Solo che qualcosa è cambiato.
Non mi vergogno più.
Non perché io sia perfetta.
Non lo sono.
Non perché il mio corpo sia perfetto.
Non lo è.
Ma perché sono stanco di nascondermi.
Per anni ho cercato di essere più piccola.
Più silenziosamente.
Più invisibile.
Come se dovessi meritarmi il diritto di occupare spazio.
E oggi ?
Oggi sono semplicemente io.
Con tutti i miei difetti.
Con tutti i miei eccessi.
Con tutte le mie montagne.
Così ho chiuso la cerniera fin dove arrivava, mi sono guardata allo specchio e mi sono detta:
"Bentornata, Samantha."
Questa volta niente magliette larghe.
Niente nascondigli.
Niente spalle curve.
Niente scuse per lo spazio che occupa.
Perché, sinceramente?
Dopo i cinquant'anni non hai più né il tempo né l'energia per portarti addosso anche i complessi degli altri.
E sapete una cosa?
NON ME NE PUÒ IMPORTARE DI MENO! ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Che poi, a essere onesti, anche il mio fondoschiena ha dimensioni piuttosto notevoli.
Ma di quello parleremo un'altra volta.
Alla prossima. โค๏ธ

SAMANTHA, IS THAT REALLY YOU??? ๐Ÿ˜ฑ
I swear, lately I feel like Alzheimer keeps dropping by for unexpected visits. Or maybe it's just me.
This morning I put on a summer dress that I couldn't squeeze into last year, and today it slipped on without a fight.
I looked at myself in the mirror.
Not bad.
The waist is there.
The dress falls nicely.
I turned a little to the left.
A little to the right.
Then I checked my profile...
And there they were.
The mountains.
๐Ÿ˜ฑ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿ˜ฑ
The dress was one deep breath away from exploding at the top.
How?!
I work out regularly.
I've lost weight.
My muscles are slowly making a comeback.
The fat is disappearing.
But the mountains?
The mountains remain.
Maybe they're even bigger.
At this point, I don't know if it's cortisol, hormones, menopause, or just the universe deciding that I'll spend the rest of my life carrying around my own personal mountain range.
Some days it's more like a hill.
Other days it's the Himalayas.
Depends on the bra.
And suddenly I remembered school.
Samantha.
That's what they used to call me.
When you're a teenage girl and your boobs walk into the room three seconds before the rest of you, it's not exactly a nickname you're thrilled about.
I wore oversized T-shirts.
I hid.
I hunched my shoulders.
I tried to make myself look smaller.
As if I could somehow trick them into disappearing.
Spoiler alert:
They didn't.
Ever.
And there I was, standing in front of the mirror, realizing one thing:
YES. SAMANTHA IS BACK. ๐Ÿคฃ
Then my mind wandered back to my dance competition days.
The rehearsals.
The training sessions.
The endless hours in the gym.
And one of my fellow dancers.
That woman could eat half a bakery between routines.
A giant sandwich.
Chocolate for energy.
A croissant.
A soda.
More chocolate, just to be safe.
And she wouldn't gain a single pound.
NOT ONE.
Meanwhile, I stood there drinking water and eating a sad little banana.
A banana.
And I was convinced I'd gained five pounds.
Not from eating it.
From looking at the chocolate.
Some people have a Ferrari metabolism.
Mine works like a government office.
It gets the job done.
Eventually.
With several coffee breaks in between.
The truth is, I'm a foodie.
I love pasta.
I love cake.
I love bread.
I love all the things nutritionists mention in a lowered voice.
But apparently Mother Nature forgot to bless me with the genes of those people who can empty the fridge and stay exactly the same size.
Then I find myself standing in a lingerie store.
Trying on bras.
Cute ones.
Elegant ones.
Optimistic ones.
Nothing fits.
Everything spills out.
Everything tries to escape.
At some point I just sigh and say:
"Fine. Give me the 2xD cups again."
Just so at least something stays where it's supposed to.
๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
And don't even get me started on button-down shirts.
I don't wear them.
You know why?
Because I don't want to accidentally injure someone with a flying button.
At this point it's not clothing.
It's a public safety hazard.
And then there's that situation every woman with a larger chest knows.
You're talking to someone.
Looking them straight in the eyes.
Telling them something important.
And their gaze keeps wandering toward the Himalayas.
You just want to say:
"Hello? My eyes are up here!"
Because eyes are, in fact, up here.
But my friend, at least pretend you're listening to me and not studying the mountain range in front of you.
These days it actually makes me laugh.
It didn't used to.
Back then I hid.
I pulled at my shirts.
I rounded my shoulders.
I tried to take up less space.
As if I'd spent my entire life apologizing for my own body.
Then the years pass.
And something interesting happens.
You realize how much time you've wasted trying to meet everyone else's standards.
Too small.
Too big.
Too skinny.
Too fat.
Not enough of this.
Too much of that.
Always something.
Always someone.
Always a new set of rules.
Hormones after fifty deserve their own documentary.
They remove fat from places where you wouldn't mind keeping it...
And store it in places nobody asked them to.
They literally do whatever they want.
And the older I get, the more I realize there's no negotiating with them.
Just like there's no negotiating with children.
Or cats.
Or boobs.
Today, all these years later, I stand in front of the mirror and see the same story.
Samantha is back.
(And no offense to Samantha Fox—she really was gorgeous.)
But something has changed.
I'm no longer embarrassed.
Not because I'm perfect.
I'm not.
Not because my body is perfect.
It isn't.
But because I'm tired of hiding.
For years I tried to be smaller.
Quieter.
Less noticeable.
As if I had to earn the right to take up space.
And today?
Today I'm simply me.
With all my flaws.
All my extras.
All my mountains.
So I zipped up that dress as far as it would go, looked at myself in the mirror, and said:
"Welcome back, Samantha."
This time there are no oversized shirts.
No hiding.
No hunched shoulders.
No apologizing for the space I take up.
Because honestly?
After fifty, you simply run out of energy for carrying other people's insecurities on top of your own.
And you know what?
I COULDN'T CARE LESS! ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Which is convenient, because my butt has also developed a rather impressive presence.
But that's a story for another day.
Until next time. โค๏ธ

Information

SAMANTHA EI TRAUMI STRADALI DI UNA DONNA DOPO I 50 ANNI (DA SEMPRE๐Ÿซฃ)

Dopo i cinquant'anni non ho più paura di niente.
Tranne delle salite.
Quando guido.
Di recente mi si è spenta la macchina almeno cinque volte in coda, ma sinceramente questo è solo l'ultimo capitolo della mia ricca biografia stradale.
E quella biografia contiene così tanti traumi che non così nemmeno da dove cominciare.
Ma da qualche parte devo pur partire.
Dicono che con l'età arrivi la saggezza.
A me sono arrivati โ€‹โ€‹i traumi stradali.
Non ho paura del buio.
Non ho paura nemmeno della polizia.
Ma se mi dici che devo fermarmi in salita e poi ripartire...
CHIAMATE L'AMBULANZA.
Mi viene immediatamente uno stato pre-infartuale.
Sono una di quelle donne che amano guidare, ma adorano anche le strade dritte, senza curve e senza sorprese.
E nel mio caso la sorpresa più grande si chiama SALITA.
Le mie salite hanno un nome speciale:
"Le salite della vergogna"
oppure, come le chiamo io:
"Terra, apriti!"
Lavoro in un posto dove ogni giorno, quando torno a casa, devo affrontare una salita.
Se davanti a me ci sono delle auto, mi fermo tranquillamente alla fermata dell'autobus dall'altra parte della strada (grazie al genio che l'ha messa proprio lì) e aspetto pazientemente che la colonna passi.
Nel frattempo faccio finta di cercare qualcosa di importante nella borsa.
Con la coda dell'occhio controlla il traffico.
Guardo il telefono.
Guarda il cielo.
Studio le nuvole.
Tutto pur di non ammettere che sto aspettando il momento in cui la strada sarà completamente libera e potrò affrontare la mia salita senza testimonianze.
Quando decido che il momento è arrivato, metto la freccia e parto come se stessi correndo un tra le  Alpi.
Perché Dio non voglia che io debba fermarmi a metà salita.
E perché?
Beh... ora posso confessarvelo.
Estate scorsa.
Alta stagione.
Una fila di macchine davanti a me.
Aspetto pazientemente.
Musica accesa.
Avanzo lentamente.
Poi arriva il mio turno.
Parte.
E la macchina si spegne.
Va bene.
Nessun problema.
Dai Samantha, riaccendila.
Ma niente.
Una volta.
Due volte.
Tre volte.
NIENTE.
Panico.
Disperazione.
Sudore.
Il cuore batte come se stessi correndo una maratona.
E mentre dietro di me la coda continua a crescere e gli automobilisti probabilmente stanno già pensando a come spingermi fino al primo distributore, io mi faccio un serio discorso motivazionale.
— Samantha, calmati.
๐Ÿคฆ‍โ™€๏ธ
— Samantha, calmati.
Mi supera una macchina.
Poi una seconda.
Poi una terza.
Tutti mi guardano con un'espressione pietosa.
Io cerco di non morire di vergogna.
E da qualche parte intorno al decimo tentativo riesco finalmente a riaccendere la macchina.
Parte.
Arrivo a casa rossa come un peperone, fradicia come se avessi appena corso una maratona.
E penso:
— Ecco. Peggio di così non può andare.
Ovviamente può.
Perché l'universo adora quando faccio affermazioni del genere.
C'è anche un altro episodio vergognoso legato alla mia famosa frase.
Naturalmente dopo il lavoro.
Questa volta era sera .
Inverno .
La stessa maledetta salita.
Io sono già nervosa solo a vederla.
Però la fortuna aiuta gli audaci.
O almeno così dicono.
Dietro di me non c'è nessuno.
Perfetto.
Mi immagino gia' superare quella salita con eleganza e tornare a casa come una vincitrice.
Quando improvvisamente...
Da un parcheggio sbuca un tizio in retromarcia.
Mezza macchina è già in strada.
Ovviamente devo fermarmi.
Perché la mia vita dovrebbe mai essere semplice?
Il tizio se ne va.
E io rimango sola.
Io.
La macchina.
La salita.
E basta.
Provo a partire.
La macchina si spegne.
Ci riprovo.
Niente.
Terza volta.
Niente.
Quarta volta.
Niente.
Continuo a girare la chiave.
Il panico cresce.
Le gambe tremano.
Le mani tremano.
Il cervello smette di collaborare.
Parte il monologo interiore:
— QUESTA VOLTA NON PARTE DAVVERO.
— NON CE LA FACCIO.
— NON CE LA FACCIO.
Samantha inizia seriamente a considerare l'idea di trasferirsi definitivamente a vivere su quella salita.
A quel punto mi ricordo di tirare il freno a mano.
Accendendo le quattro frecce.
Scendo dall'auto.
Con gambe che ormai non sento più.
E allora...
Come se l'avesse mandato direttamente il cielo.
Confronta un uomo.
โŒ Non posso ammettere che una salita mi ha sconfitta.
โŒ Non posso ammettere di essere nel panico.
โŒ Non posso ammettere di essermi dimenticata come si accende una macchina.
๐Ÿ’ก Ho un'idea!
— Sa... non è la macchina... mi è venuto un crampo...
๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
L'uomo guarda.
La macchina guarda.
La coda guarda.
Solo io sapevo che l'unico vero crampo non era alla gamba ma alla mia autostima.
Si avvicina con un sorriso gentile e mi chiede:
— Signora, ha bisogno di aiuto?
E io, in una frazione di secondo:
— Oh grazie... mi è venuto un terribile crampo alla gamba e non riesco proprio ad accendere la macchina.
All'improvviso inizio a zoppicare.
L'Oscar per la migliore interpretazione femminile va a me.
Mi tengo la gamba.
Faccio smorfia.
Sembro una donna che sta soffrendo i dolori più atroci della sua vita.
Sinceramente?
Partorire Piccola e Urlatore è stata una passeggiata rispetto alla "quantità di dolore" che stavo mostrando in quel momento.
L'uomo mi guarda e dice:
— Ma non si preoccupi. Le accendo io la macchina e gliela parcheggio più su.
Solo allora guardo dietro di me.
Una coda.
Non una piccola coda.
Una coda che arrivava quasi fino al centro commerciale.
Io parlo.
Balbetto.
Ringrazio.
Mi scuso.
Prego Dio che nessuno mi riconosca.
L'uomo entra in macchina.
L'accende.
Al primo colpo.
Naturalmente.
La parcheggia in alto in dieci secondi.
DIECI SECONDI.
Ero talmente nel panico che mi sono inventata una disabilità temporanea.
๐Ÿ˜‚๐Ÿ˜‚๐Ÿ˜‚
Io mi rimetto al volante.
Riparto.
E faccio finta che non sia successo nulla.
Come se non avessi appena simulato un crampo davanti a mezza città.
Come se non avessi seriamente considerato di cambiare identità e trasferirmi in un altro continente.
E mentre torno a casa, una sola domanda continua a girarmi in testa:
Gente...
Sono normale?
Oppure è Samantha che sta guidando di nuovo?
E quell'uomo probabilmente per giorni ha raccontato di aver aiutato una povera donna con un terribile crampo alla gamba.
Se solo sapesse che il crampo più grande era nella mia testa. ๐Ÿง
Da quel giorno non scelgo più il percorso più breve.
No.
No.
No.
Non esiste il GPS che possa convincermi.
GPS:
— Tra 500 metri svolta a sinistra. Percorso più breve. 12 chilometri.
Io:
— Ma figurati. E per ritrovarmi di nuovo su una salita? Stai zitta e trovami un'altra strada.
GPS:
— Tra 50 chilometri svolta a sinistra.
Perfetto.
Meraviglioso.
Nessuno è più felice di me.
Guiderò un'ora in più se necessario.
Attraverserò mezzo continente.
Passerò per tre stati diversi.
Pur di evitare una sola salita.
Se la macchina deve spegnersi, che si spende almeno in piano.
Quella sì che sarebbe una sconfitta dignitosa.
Dopo tutto questo ho iniziato a chiedermi se forse quella paura me la fossi messa in testa da sola.
Oppure se sono semplicemente nata così.
Non lo è.
Ma i miei traumi stradali non finiscono con le salite.
Ho anche paura delle strisce pedonali.
E con una buona ragione.
Un'estate un uomo mi ha investito sulle strisce.
Non mi aveva vista.
Io attraversavo tranquillamente la strada.
Lui guidava tranquillamente la macchina.
Ed eccoci lì.
Ci siamo conosciuti.
Nel peggior modo possibile.
Per fortuna non è stato nulla di grave.
Una gamba un po' gonfia.
Un braccio un po' gonfio.
Un ego un po' gonfio.
Ma è arrivata l'ambulanza.
Mi portano al pronto soccorso.
La dottoressa mi chiede:
— Va tutto bene con il braccio?
— Va tutto bene con la gamba?
— Ci sono fratture?
E io, ancora sotto shock, dico la prima cosa che mi passa per la testa:
— E adesso come faccio a pulire gli appartamenti?
La dottoressa mi guarda.
Io guardo la dottoressa.
Silenzio.
Probabilmente lei stava pensando:
— Signora, l'ha appena investita una macchina.
E io invece stavo pensando:
— E chi cambia le lenzuola domani ?
Sono sicuro che in quel momento ho concluso che non ero del tutto normale.
E sinceramente?
Forse non aveva tutti i torti.
Perché una persona normale, dopo essere stata investita, pensa alla propria salute.
Io pensavo alle pulizie degli appartamenti.
E oggi , dopo tutte le salite, le macchine spente, le strisce pedonali ei traumi stradali...
Continua ancora a guidare.
Certo, se vedo una salita continua a cercare una strada alternativa.
Ci sono cose che semplicemente non si curano.
Chiedetelo a Samantha.
Dopo quello, quando devo attraversare la strada, aspetto che passi anche la macchina proveniente dalla città successiva.
Dopo una decina di minuti, quando finalmente smetto di guardare a sinistra-destra, sinistra-destra, corro dall'altra parte della strada come una pazza.
Ma non crediate che io sia molto più brava nemmeno nei parcheggi.
Quando la mia Piccola aveva dieci anni e il mio Urlatore tre, stavo parcheggiando in retromarcia e chiedevo a mio figlio:
— Amore, dì alla mamma quanto può andare ancora indietro.
URLATORE:
— Ancora.
— Bene.
—Ancora.
— Bene.
—Ancora.
— Bene.
— Bata.
- Venire?
— Bata.
— Cosa vuol dire bata?
— BATA! BATA!
Solo quando aveva già detto "bata" per la quinta volta ho capito che il mio bambino Urlatore stava cercando di dire "basta", mentre io ero già a metà strada per diventare parte integrante del muro del vicino.
La MIA Piccola allora si limitò a roteare gli occhi e pronunciò una frase che, vent'anni dopo, usa ancora contro di me:
— Mamma, davvero hai chiesto a lui? Ha tre anni.
Eh, donna mia, donna mia...
Oggi Piccola ha ventinove anni e ogni volta che salgo in macchina con lei sento puntualmente:
— Mamma, ti butto fuori dall'auto.
E io:
— ATTENZIONE!
—ATTENZIONE!
— QUESTO!
— QUELLO!
—ATTENZIONE!!!
Circa cent quarantasette volte per ogni viaggio.
E per non farvi pensare che sia così solo con lei...
c'è anche la mia migliore amica, vicina di casa, comare di mio Urlatore, quella che ormai conoscete.
La stessa con cui da giovani andavo a fare pipì dietro i cespugli quando uscivamo la sera .
Ecco, con lei in macchina rischio puro una commozione cerebrale a ogni cambio di marcia.
Ogni volta che cambia marcia mi sembra che le vertebre si postino di mezzo centimetro.
L'altro giorno siamo andate dalla nostra estetista per le unghie e, una volta arrivate, abbiamo capito che in realtà non ci servivano le unghie.
Ci serviva un chiropratico.
A lei per la guida.
A me per essere sopravvissuta alla guida.
Perché dopo tutti quei colpi di testa e di collo, la mia colonna vertebrale è rimasta praticamente al punto di partenza.
E così, a 53 anni, sono arrivata a una conclusione.
Non ho più paura dell'età.
Non ho paura delle rughe.
Non ho paura nemmeno dei capelli bianchi.
Ho paura delle salite.
Della retromarcia.
Delle rotatorie.
E del modo di guidare degli altri.
Se un giorno dovessi sparire, non cercatemi in qualche centro benessere o in una destinazione esotica.
Cercatemi sul sedile del passeggero.
Aggrappata alla maniglia sopra la portiera.
Con il piede su un freno che non esiste.
Mentre continuo a ripetermi:
— Ancora...
— Ancora...
— Ancora...
E poi, dal profondo della mia anima, sento la voce del piccolo Deralo di tre anni:
— BATA!
E capisco che è arrivato il momento di fermarmi. ๐Ÿ˜
PS E se mi vedete attraversare la strada...
sedetevi pure, prendetevi un caffè e tornate tra dieci minuti.
Sto ancora guardando a sinistra, a destra, a sinistra, a destra.
Per sicurezza. ๐Ÿคฃ

 

SAMANTHA E I TRAUMI DA INCIDENTE STRADALE DI UNA DONNA OLTRE I 50 ANNI (IN REALTÀ, DI TUTTA LA SUA VITA ๐Ÿ˜)
Dopo i cinquant'anni, non ho più paura di niente.
Tranne che delle salite.
Quando guido.
Di recente, la mia auto si è spenta almeno cinque volte mentre ero bloccata nel traffico, ma onestamente, questo è solo l'ultimo capitolo della mia lunga biografia di guida.
E quella biografia contiene così tanti traumi stradali che non so nemmeno da dove cominciare.
Ma devo pur iniziare da qualche parte.
Si dice che la saggezza arrivi con l'età.
A me sono arrivati โ€‹โ€‹i traumi da incidente stradale.
Non ho paura del buio.
Non ho nemmeno paura della polizia.
Ma se mi dici che devo fermarmi in salita e poi ripartire...
CHIAMA UN'AMBULANZA.
Entro immediatamente in uno stato di pre-infarto.
Sono una di quelle donne che amano guidare, ma che amano anche le strade dritte, senza curve e assolutamente senza sorprese.
E nel mio caso, la sorpresa più grande si chiama SALITA.
Le mie colline hanno persino un nome speciale:
"Le Colline della Vergogna".
O, come le chiamo io:
"Terra, apriti e inghiottimi".
Lavoro in un posto che mi obbliga ad affrontare una collina ogni singolo giorno tornando a casa.
Se ci sono macchine davanti a me, accosto con nonchalance alla fermata dell'autobus dall'altra parte della strada (grazie al genio che ha deciso di metterla lì) e aspetto pazientemente che l'intera fila di macchine scompaia.
Nel frattempo, fingo di cercare qualcosa di estremamente importante nella mia borsa.
Con la coda dell'occhio, osservo il traffico.
Controllo il telefono.
Guardo il cielo.
Studio le nuvole.
Qualsiasi cosa pur di non ammettere che sto semplicemente aspettando che la strada si liberi completamente per poter conquistare la mia collina senza testimoni.
Quando finalmente decido che è arrivato il momento, metto la freccia e parto come se stessi partecipando a un rally alpino.
Perché Dio non voglia che mi fermi a metà strada.
E perché?
Beh...
Ora posso finalmente confessare.
L'estate scorsa .
Alta stagione turistica.
Una fila di macchine davanti a me.
Aspetto pazientemente.
Ascolto la musica.
Avanza lentamente.
Poi arriva il mio turno.
Vado.
E la macchina si ferma.
Va bene.
Nessun problema.
Forza, Samantha, parti.
Niente.
Una volta.
Due volte.
Tre volte.
NIENTE.
Panico
. Disperazione.
Sudore.
Il cuore mi batte forte come se stessi correndo una maratona.
E mentre la fila di macchine dietro di me continua ad allungarsi e gli automobilisti probabilmente stanno già discutendo su come spingermi fino al distributore di benzina più vicino, mi faccio un serio discorso motivazionale.
"— Samantha, calmati."
๐Ÿคฆ‍โ™€๏ธ
"— Samantha, CALMATI."
Una macchina mi sorpassa.
Poi un'altra.
Poi una terza.
Tutti mi guardano con aria di pietà.
Cerco di non morire di imbarazzo.
E dopo circa il decimo tentativo, finalmente riesco a riavviare la macchina.
Parto.
Arrivo a casa rossa come un pomodoro e fradicia come se avessi appena corso una maratona.
E penso:
"— Ecco. Non può andare peggio di così."
Certo che può.
Perché l'universo adora quando dico cose del genere.
C'è un altro episodio umiliante legato alla mia famosa collina.
Naturalmente.
Dopo il lavoro.
Questa volta era sera .
Inverno .
La stessa maledetta collina.
Sono già nervosa solo a guardarla.
Ma la fortuna aiuta gli audaci.
O almeno così dicono.
Non c'è nessuno dietro di me.
Perfetto.
Riesco già a immaginarmi mentre salgo elegantemente sulla collina e mi dirigo verso casa.
Quando all'improvviso...
Un tizio esce da un parcheggio in retromarcia.
Metà della sua auto è già in strada.
Ovviamente devo fermarmi.
Perché la mia vita dovrebbe mai essere semplice?
Il tizio se ne va.
E lì sono io.
Io.
L'auto.
La collina.
E Samantha.
Provo ad avviare.
L'auto si spegne.
Ci riprovo.
Niente.
Terza volta.
Niente .
Quarta volta.
Niente.
Continuo a girare la chiave.
Il panico cresce.
Le gambe mi tremano.
Le mani mi tremano.
Il cervello si dimette.
Inizia il mio monologo interiore:
"— QUESTA VOLTA NON SI AVVIA DAVVERO."
"— NON CE LA FACCIO."
"— NON CE LA FACCIO."
A quel punto Samantha inizia seriamente a considerare l'idea di trasferirsi definitivamente su quella collina.
Poi mi ricordo del freno a mano.
Accendo le luci di emergenza. Scendo
dall'auto.
Con le gambe che sento a malapena.
E poi...
Come se il Cielo stesso lo avesse mandato...
Appare un uomo.
โŒ Non posso ammettere che una collina mi abbia sconfitto.
โŒ Non posso ammettere di essere nel panico.
โŒ Non posso ammettere di aver dimenticato come si avvia una macchina.
๐Ÿ’ก Ho un'idea.
"— Sai... non è la macchina... ho un crampo alla gamba..."
๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
L'uomo guarda.
L'auto sembra.
Il traffico sembra.
Solo io sapevo che il vero crampo non era alla gamba.
Era alla mia autostima.
Si avvicina con un sorriso gentile e chiede:
"Signora, ha bisogno di aiuto?".
E in una frazione di secondo rispondo:
"Oh, grazie... Ho un crampo terribile alla gamba e non riesco proprio ad avviare la macchina".
Improvvisamente comincio a zoppicare.
L'Oscar come migliore attrice va a me.
Mi stringo la gamba.
Faccio una smorfia.
Sembro una donna che sta provando il dolore più grande della sua vita.
Onestamente?
Dare alla luce La Piccola e Urlatore è stata una passeggiata rispetto alla quantità di "dolore" che stavo simulando in quel momento.
L'uomo mi guarda e dice:
"Non si preoccupi. Le avvio la macchina e la parcheggio più in alto sulla collina".
Solo allora mi guardo alle spalle.
Una coda.
Non una piccola coda.
Una coda che si estendeva praticamente fino al centro commerciale.
Parlo.
Balbetto.
Lo ringrazio.
Chiedo scusa.
Prego che nessuno mi riconosca.
L'uomo sale in macchina.
La accende.
Al primo tentativo.
Ovviamente.
La parcheggia in cima alla collina in dieci secondi.
DIECI SECONDI.
Ero così in preda al panico che mi sono letteralmente inventata un'invalidità temporanea.
๐Ÿ˜‚๐Ÿ˜‚๐Ÿ˜‚
Torno al volante.
Me ne vado.
E fingo che non sia mai successo niente.
Come se non avessi appena finto un crampo alla gamba davanti a mezza città.
Come se non avessi seriamente pensato di cambiare identità e trasferirmi in un altro continente.
E mentre guido verso casa, una domanda continua a girarmi in testa:
Gente...
Sono normale?
O è di nuovo Samantha che guida?
E quell'uomo probabilmente ha passato giorni a raccontare a tutti di come ha aiutato una povera donna che soffriva di un terribile crampo alla gamba.
Se solo sapesse che il crampo più grande era nella mia testa.
๐Ÿง
Da quel giorno in poi, non scelgo più la strada più breve.
No.
No.
NO.
Non c'è GPS al mondo che possa convincermi.
GPS:
"— Tra 500 metri, girare a sinistra. Percorso più breve. 12 chilometri."
Io:
"— Oh certo. E finire su un'altra collina? Silenzio e trovami un'altra strada."
GPS:
"— Tra 50 chilometri, girare a sinistra."
Perfetto.
Meraviglioso.
Nessuno è più felice di me.
Guiderò un'ora in più se necessario.
Attraverserò mezzo continente.
Passerò per tre paesi diversi.
Qualsiasi cosa pur di evitare una sola collina.
Se la macchina deve fermarsi, che si fermi in pianura.
Almeno quella sarebbe una sconfitta dignitosa.
Dopo tutto questo, ho iniziato a chiedermi se in qualche modo mi fossi instillata quella paura da sola.
O forse sono semplicemente nata così.
Onestamente non lo so. Ma
i miei traumi da traffico non finiscono con le salite.
Sono terrorizzata anche dagli attraversamenti pedonali.
E a ragione.
Un'estate , un uomo mi ha investita con la sua auto mentre attraversavo sulle strisce pedonali. Semplicemente non mi ha vista. Stavo attraversando la strada tranquillamente. Lui stava guidando tranquillamente la sua auto. Ed eccoci lì. A incontrarci. Nel peggiore dei modi. Per fortuna, non è stato niente di grave. Una gamba leggermente gonfia. Un braccio leggermente gonfio. E un ego leggermente ferito. Ma l'ambulanza è arrivata comunque. Mi hanno portata al pronto soccorso. Il dottore mi ha chiesto: "— Il braccio sta bene?" "— La gamba sta bene?" "— Fratture?" E io, ancora sotto shock, ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente: "— Come faccio a pulire gli appartamenti adesso?" Il dottore mi ha guardata. Io ho guardato il dottore. Silenzio. Probabilmente stava pensando: "Signora, è appena stata investita da un'auto". E io pensavo: "Ma chi cambierà tutte le lenzuola domani ?". Sono abbastanza sicura che quello sia stato il momento esatto in cui ha deciso che non ero del tutto normale. E onestamente? Forse aveva ragione. Perché una persona normale, dopo essere stata investita da un'auto, si preoccupa della propria salute. Io mi preoccupavo di pulire l'appartamento. E oggi , dopo tutte le salite, le auto in panne, gli attraversamenti pedonali e i traumi del traffico... continuo a guidare. Certo, se vedo una salita, inizio subito a cercare un percorso alternativo. Alcune cose non si possono curare. Chiedetelo a Samantha. Dopo quell'incidente, ogni volta che devo attraversare la strada, aspetto che sia passata anche l'auto che viene dalla città vicina. Dieci minuti dopo , dopo aver finalmente finito la mia ispezione sinistra-destra, sinistra-destra, sinistra-destra, attraverso la strada di corsa come una pazza in fuga da una prigione. Ma non pensate che io sia migliore quando si tratta di parcheggiare. Quando il Piccolo aveva dieci anni e l'Urlatore tre, stavo facendo retromarcia per parcheggiare e ho chiesto a mio figlio: "— Tesoro, di' alla mamma quanto più indietro può andare." L'Urlatore: "— Di più." "— Bene." "— Di più." "— Bene." "— Di più." "— Bene." "— Bata."" "— Cosa?" "— Bata." "— Cosa significa bata?" "— BATA! BATA!"













































Solo dopo che lui ebbe urlato "Basta" per la quinta volta mi resi conto che la mia piccolo Urlatore stava cercando di dire "Basta!" ("Basta!"), mentre io ero già a metà strada per diventare un'aggiunta permanente al muro del vicino.
La mia Piccola alzò semplicemente gli occhi al cielo e pronunciò una frase che usa ancora contro di me vent'anni dopo :
"— Mamma, hai davvero chiesto a LUI? Ha tre anni."
Oh, donna...
Donna...
Oggi la Piccola ha ventinove anni, e ogni singola volta che salgo in macchina con lei, sento subito:
"— Mamma, ti butto fuori dalla macchina."
E io?
"— ATTENZIONE!"
"— ATTENZIONE!"
"— QUESTO!" "
— QUELLO!"
"— ATTENZIONE!!!"
Circa centoquarantasette volte durante ogni viaggio.
E per non farvi pensare che mi comporto così solo con lei...
C'è anche la mia migliore amica.
La mia vicina.
La madrina del Urlatore. 
Quella di cui avete già sentito parlare.
La stessa donna con cui mi intrufolavo di nascosto dietro i cespugli quando eravamo più giovani, perché nessuna delle due riusciva ad aspettare di arrivare a casa.
Beh, viaggiare in macchina con lei è praticamente uno sport di contatto.
Rischio una commozione cerebrale ogni volta che cambia marcia.
Ogni cambio di marcia mi sembra che le vertebre si spostino di mezzo centimetro in direzioni opposte.
L'altro giorno siamo andate dall'estetista.
Arrivate sul posto, ci siamo rese conto che in realtà non avevamo bisogno di farci le unghie.
Avevamo bisogno di un chiropratico.
Lei ne aveva bisogno per via della sua guida.
Io ne avevo bisogno perché ero sopravvissuta alla sua guida.
Dopo tutti quei movimenti bruschi della testa e del collo, la mia colonna vertebrale era praticamente tornata al punto di partenza.
E così, a cinquantatré anni, sono finalmente giunta a una conclusione.
Non ho paura di invecchiare.
Non ho paura delle rughe.
Non ho nemmeno paura dei capelli grigi.
Ho paura delle salite.
Del parcheggio in retromarcia.
Delle rotonde.
E della guida degli altri.
Se mai dovessi scomparire un giorno, non cercatemi in qualche centro benessere o su un'isola esotica.
Cercatemi sul sedile del passeggero.
Aggrappato alla maniglia sopra la porta.
Con il piede premuto su un pedale del freno che non esiste nemmeno.
Mentre ripeto a bassa voce:
"— Ancora..."
"— Ancora..."
"— Ancora..."
E poi, dal più profondo dei miei pensieri, sento la voce del piccolo Urlatore di tre anni:
"— BATA!"
E so che è finalmente ora di smettere.
๐Ÿ˜
PSE se mai mi vedeste attraversare la strada...
sentitevi liberi di sedervi, ordinare un caffè e tornare dieci minuti dopo .
Rimarrò lì impalato.
Guardo a sinistra.
Guardo a destra.
Guardo a sinistra.
Guardo a destra.
Giusto per sicurezza.
๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ

LA CARRIERA DI UNA MAMMA SINGLE, CHIACCHIERONA E SINDACA SENZA MANDATO!!!!!
Alcune persone hanno una carriera.
Io ho avuto una carriera da mamma single.
E credetemi, è un lavoro per il quale non ricevi né una laurea, né un aumento di stipendio, né ferie.
Ricevi occhiaie, capelli bianchi, qualche esaurimento nervoso ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ e la capacità di cucinare il pranzo, parlare al telefono e urlare contemporaneamente:
"URLATOOORE, dove sei adesso?!"
Per anni ho lavorato perché alla Piccola e all'Urlatore non mancasse nulla.
Ci sono stati giorni in cui ho pianto dalla stanchezza.
Giorni in cui avevo paura.
Giorni in cui non avevo la minima idea di come riuscire a fare tutto.
Ma ci sono state anche tante risate.
Tantissime risate.
Perché  che Samantha sarebbe se non provassi a risolvere anche i problemi più grandi con una battuta?
Non dico che sia sempre il modo più intelligente.
Ma a me ha aiutato a sopravvivere.
Sono una di quelle persone che non mollano mai.
Testa contro il muro.
Se il muro cede, bene.
Se non cede, crollo io.
Poi mi rattoppo e continuo ad andare avanti.
In 28 anni di lavoro ho collezionato una bella serie di mestieri.
Sono stata commessa.
Cameriere.
Ho lavorato negli hotel.
Ho lavorato in un call center in lingua italiana, dove lavoro ancora oggi .
Quando ho iniziato a lavorare nel call center, i miei figli e tutti quelli che mi stavano intorno pensavano:
"Adesso finalmente la mamma parlerà di meno."
Come posso dirvelo...
È successo esattamente il contrario.
Dopo otto ore passate a parlare al lavoro, tornavo a casa ancora più carica di voglia di chiacchierare.
Parlo come un macinacaffè.
Senza interruzioni.
C'è chi ricarica le batterie nel silenzio.
Io parlando.
Oggi divido le mie giornate tra il call center dal lunedì al venerdì e la pasticceria  il sabato .
E quando faccio i conti, mi rendo conto che la vita non mi ha mai lasciata ferma nello stesso posto.
E forse è proprio questa la sua bellezza.
Uno dei periodi più belli l'ho vissuto in una piccola cittadina istriana.
I ragazzi erano ormai cresciuti.
Ognuno aveva la propria vita.
O almeno più o meno.
Perché una mamma è sempre una mamma.
Nel telefono della Piccola sono salvata come "Mamma".
Nel telefono dell'Urlatore come "FBI".
E ancora oggi non ho idea di come gli sia venuta quella trovata.
Non sapevo niente.
Eppure, in qualche modo, sapevo sempre tutto.
Chi  era dove.
Con chi era.
Quando tornava.
Quando non tornava.
Quando stava combinando qualcosa.
Le mamme hanno un servizio segreto di cui si parla troppo poco.
All'epoca lavoravo in un hotel.
Vivevo in una villa accanto all'albergo.
Per la prima volta dopo tanto tempo non dovevo pensare a cosa cucinare oggi , domani e dopodomani .
Mare.
Sole.
Lavoro.
Qualche Somersby la sera .
E quattro coinquiline di età diverse.
Eravamo una strana e simpatica piccola famiglia.
E sapete una cosa?
Non mi mancava il lusso.
Mi mancava la spensieratezza.
È quella la cosa che molte donne desiderano segretamente.
Non le borse firmate.
Non le auto di lusso.
Solo un giorno senza preoccupazioni.
Un giorno senza fare conti.
Un giorno senza chiedersi:
"E se..."
Ma la vita dei genitori single raramente si ferma.
Quando pensi di poter finalmente tirare il fiato, arriva un nuovo problema.
Una nuova bolletta.
Una nuova preoccupazione.
E così per anni.
C'è stato anche un periodo della mia vita in cui non vendevo pane, non rispondevo alle telefonate e non correvo da un lavoro all'altro.
C'è stato un tempo in cui vivo per la musica, le coreografie, gli spettacoli e le competizioni.
Per anni ho lavorato come coreografa e mi divertivo a creare esibizioni con le mie ragazze e il mio gruppo.
Era uno di quei lavori in cui non guardi mai l'orologio e non conti i minuti che mancano alla fine del turno.
Ti diverti e basta.
La Piccola, come sapete, ha ballato con me fino al giorno del matrimonio.
E anche l'Urlatore, per un certo periodo, era un ballerino niente male.
Sì, avete letto bene.
Il mio Urlatore.
Un hip hopper.
E pure molto bravo.
Da piccoli sono praticamente cresciuti in sala prove.
Venivano con me agli allenamenti, alle gare, alle prove e agli spettacoli.
Amavano la danza.
Amavano la musica.
Amavano quel nostro piccolo caos.
Poi un giorno l'Urlatore ha deciso di essere diventato grande.
E che non avrebbe più ballato.
Ha deciso di passare al pugilato.
Va bene.
Non mi sono lamentata.
Troppo.
Solo un pochino.
Perché è comunque più facile guardare tuo figlio fare una piroetta che riceve intenzionalmente pugni.
Ma che ci vuoi fare.
I figli crescono.
Trovano la loro strada.
E noi mamme restiamo con i ricordi, le fotografie e le storie che raccontiamo a chiunque sia abbastanza sfortunato da sedersi accanto a noi per un caffè.
A proposito di danza, devo confessarvi una cosa.
Ballare so farlo.
Creare coreografie so farlo.
Condurre allenamenti so farlo.
Ma cantare...
Madonna santa.
Quello è un talento speciale.
Un talento che non possedevo.
Quando le mie ragazze decidevano che non potevano fare di meglio, avevo un metodo educativo tutto mio.
Cominciavo a cantare.
Apposta.
Una voce alta.
Con tutto il cuore.
Non saprei nemmeno descrivervi quel suono.
Come se un elefante aveva scoreggiato nell'orecchio di un canarino mentre qualcuno gli passava sopra con una fisarmonica.
Più o meno così.
Dopo dieci secondi della mia esibizione, le ragazze iniziarono a farsi prendere dal panico:
"Ti prego!"
"Non cantare!"
"Possiamo fare meglio!"
"Rifacciamolo!"
"Anche cinque volte se serve!"
E così, miracolosamente, la coreografia migliorava.
Oggi non ricordo solo medaglie e trofei.
Ricordo le risate.
Quelle vere.
Quelle che ti fanno venire il mal di pancia.
E sinceramente penso che le ragazze abbiano più paura del mio canto che della gara stessa.
E così, per tornare dal passato al presente, dopo gli hotel e la piccola cittadina istriana sono finita in una  pasticceria  famosa per avere la capa più pazza del mondo.
Naturalmente lo dico con affetto.
La chiameremo La Mora Scura.
Una donna che con uno sguardo ti fa subito capire cosa devi fare.
Ordine.
Lavoro.
Disciplina.
E sotto tutto questo, un cuore enorme.
Ancora oggi il sabato do una mano.
E sinceramente?
Mi piace.
Mi sento a casa.
Mentre vendiamo pane, dolci e torte, sforniamo croissant, prepariamo caffè e corriamo da una parte all'altra del locale, le risate non finiscono mai.
Quando arriva la confusione ei clienti iniziano ad agitare le mani per farsi notare, La Mora Scura urla:
"Perché alzate le mani? Avete caldo e vi state facendo aria?"
E a quel punto scoppiamo tutti a ridere.
I clienti.
Noi.
L'intero giro.
Perché la vita è più leggera quando non la prendi troppo sul serio.
E io?
Io continuo a parlare.
Con tutti.
Con i clienti.
Con i colleghi.
Con i fornitori.
Perfino con i passanti, se restano abbastanza a lungo vicino al bancone.
Da un po' di tempo un cliente mi chiama la sindaca.
Non perché governo una città.
Ma perché parlo.
Sempre.
Di tutto.
Con tutti.
E sapete una cosa?
Forse ha ragione.
Perché dopo tutti questi anni non ho imparato solo a vendere pane, servire clienti o rispondere alle telefonate.
Ho imparato qualcosa di molto più importante.
Alla gente piace essere ascoltata.
E io, a quanto pare, non ho mai smesso di parlare.
E forse è proprio questo il segreto.
A volte una persona non ha bisogno di una soluzione.
Ha bisogno di qualcuno che si fermi, la ascolti e la faccia sorridere per due minuti.
Se sono riuscita almeno in questo, allora la mia carriera da mamma single, chiacchierona e sindaca senza mandato non è stata inutile.
Credetemi, per esperienza.
Le persone che hanno il sorriso più grande, una parola gentile per tutti e una spalla su cui piangere sono spesso quelle che portano il peso più grande sulle proprie spalle.
Anch'io a volte piango.
Nel silenzio della mia stanza.
Quando nessuno mi vede e nessuno mi sente.
Ma poi arriva un nuovo giorno.
Una nuova battaglia.
Una nuova sfida.
Mi asciugo le lacrime, mi metto il sorriso e vado avanti.
Basta drammi per oggi . ๐Ÿง
PS
Grazie al mio cliente che mi ha nominata sindaca.
Devo ammettere che suona bene. ๐Ÿ˜
Però non entrerei mai in politica.
La politica è... diciamo semplicemente:
"BIP!" ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑ
Preferirei essere portavoce dei diritti umani.
Oppure avvocato.
Ho sempre odiato le ingiustizie.
E a quel punto il mio Urlatore mi dice:
"Mamma, saresti un avvocato povero."
E probabilmente ha ragione.
Perché io continuo ancora ingenuamente a credere che la giustizia vinca.
E la vita continua ostinatamente a cercare di convincermi che non è sempre così.
E così...
Domani è un altro giorno.
E un altro giorno di lavoro.
All'Eurojackpot non ho vinto niente.
È vero, non ho nemmeno giocato, ma i dettagli sono irrilevanti. ๐Ÿ˜ƒ
Quindi continuo diligentemente ad andare a lavorare.
Perciò, se un sabato mi vedete vendere dolci, chiacchierare, ridere e distribuire consigli di vita che nessuno mi ha chiesto...
Beh, quella sono io. โค๏ธโฃ๏ธ
E sentitevi liberi di salutarmi.
Come dice una mia collega:
"Scusa stella, non ti avevo riconosciuta!" ๐Ÿ˜ƒ :::

THE CAREER  OF A SINGLE MOM A CHATTERBOX AND A MAYOR WHITHOUT A MANDATE
. Alcune persone hanno una carriera.
Io ho avuto una carriera come mamma single.
E credetemi, è un lavoro che non prevede diplomi, aumenti di stipendio o ferie pagate.
Quello che si ottiene sono occhiaie, capelli grigi, un paio di esaurimenti nervosi ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ e la capacità di cucinare il pranzo, parlare al telefono e urlare allo stesso tempo:
"URLA, dove sei adesso?!"
Per anni, ho lavorato per assicurarmi che la Piccola e l'Urlatrice non mancassero mai di nulla.
Ci sono stati giorni in cui ho pianto per la stanchezza.
Giorni in cui avevo paura.
Giorni in cui non avevo la minima idea di come avrei fatto a fare tutto.
Ma c'erano anche risate.
Tante risate.
Perché che tipo di Samantha sarei se non cercassi di risolvere anche i miei problemi più grandi con una battuta?
Non dico che sia sempre l'approccio più intelligente.
Ma mi ha aiutato a sopravvivere.
Sono una di quelle persone che non si arrendono mai.
Sfondare il muro a testa in giù.
Se il muro cede, bene.
Se non cede, cedo io.
Poi mi rimetto insieme e vado avanti.
In 28 anni di vita lavorativa, ho fatto un bel po' di lavori.
Sono stata commessa.
Cameriera.
Ho lavorato in hotel.
Ho lavorato in un call center in lingua italiana, dove lavoro ancora oggi.
Quando ho iniziato a lavorare al call center, i miei figli e tutti quelli che mi stavano intorno pensavano:
"Ora la mamma finalmente parlerà di meno".
Come posso spiegarlo...
È successo esattamente il contrario.
Dopo otto ore di chiacchiere al lavoro, tornavo a casa ancora più desiderosa di parlare.
Parlo come un macinacaffè.
Senza sosta.
Alcune persone ricaricano le batterie con il silenzio.
Io le ricarico parlando.
Oggi la mia vita è divisa tra il call center dal lunedì al venerdì e il panificio il sabato.
E quando faccio i conti, mi rendo conto che la vita non mi ha mai tenuta ferma in un solo posto.
E forse è proprio qui che sta la sua bellezza.
Uno dei periodi più felici della mia vita l'ho trascorso in un piccolo paese in Istria.
I bambini erano già cresciuti.
Ognuno aveva la sua vita.
Beh, più o meno.
Perché una mamma è sempre una mamma.
Nel telefono del Piccolo, sono salvata come "Mamma".
Nel telefono dell'Urlatore, sono salvata come "FBI".
Ancora oggi non ho idea di dove gli sia venuta quest'idea.
Non ho mai saputo niente.
Eppure, in qualche modo, ho sempre saputo tutto.
Chi era dove.
Con chi erano.
Quando tornavano a casa.
Quando non tornavano.
Quando ne combinavano qualcuna.
Le madri hanno un servizio segreto di cui nessuno parla abbastanza.
All'epoca lavoravo in un hotel.
Vivevo in una villa lì accanto.
Per la prima volta dopo tanto tempo, non dovevo pensare a cosa avrei cucinato oggi, domani e dopodomani.
Il mare.
Il sole.
Il lavoro.
Un Somersby ogni tanto la sera.
E quattro coinquilini di età diverse.
Eravamo una piccola famiglia strana e adorabile.
E sapete una cosa?
Non mi mancava il lusso.
Mi mancava la tranquillità.
È quello che molte donne desiderano segretamente.
Non borse costose.
Non auto di lusso.
Solo un giorno senza preoccupazioni.
Un giorno senza calcolare le spese.
Un giorno senza chiedersi:
"E se..."
. Ma la vita di un genitore single raramente si ferma.
Proprio quando pensi di poter finalmente riprendere fiato, appare un nuovo problema.
Una nuova bolletta.
Una nuova preoccupazione.
E così via per anni.
C'è stato anche un periodo della mia vita in cui non vendevo pane, non rispondevo al telefono e non correvo tra due lavori.
C'è stato un tempo in cui vivevo per la musica, la coreografia, gli spettacoli e le competizioni.
Per anni ho lavorato come coreografa e ho amato creare coreografie con le mie ragazze e il mio team.
Era uno di quei lavori in cui non guardi mai l'orologio e non conti mai i minuti che mancano alla fine del turno.
Semplicemente ti godi il momento.
Come sapete, la Piccola ha ballato con me fino al matrimonio.
E per un periodo, anche l'Urlatore è stato un ballerino provetto.
Sì, avete letto bene.
Il mio Urlatore.
Un ballerino hip-hop.
E molto bravo.
Quando erano piccoli, entrambi sono praticamente cresciuti nella sala da ballo.
Venivano con me agli allenamenti, alle competizioni, alle prove e agli spettacoli.
Amavano ballare.
Amavano la musica.
Amavano il nostro piccolo caos.
Poi un giorno, l'Urlatore ha deciso di essere grande.
E che non avrebbe più ballato.
Ha deciso di passare alla boxe.
Va bene.
Non mi sono lamentata.
Non troppo.
Solo un pochino.
Perché è più facile guardare tuo figlio fare una piroetta che incassare volontariamente dei pugni in faccia.
Ma cosa ci si può fare?
I bambini crescono.
Trovano la loro strada.
E a noi madri restano ricordi, fotografie e storie che raccontiamo a chiunque abbia la sfortuna di sedersi accanto a noi per un caffè.
A proposito di ballo, devo confessare una cosa.
So ballare.
So creare coreografie.
So come condurre sessioni di allenamento.
Ma cantare...
Santo cielo.
È un talento speciale.
Un talento che io non possiedo.
Ogni volta che le mie ragazze decidevano di non poter fare di meglio, avevo una tecnica motivazionale molto particolare.
Iniziavo a cantare.
Di proposito.
A voce alta.
Con tutto il cuore.
Onestamente non so come descrivere quel suono.
Immaginate un elefante che scoreggia nell'orecchio di un canarino mentre qualcuno passa sopra una fisarmonica.
Qualcosa del genere.
Dopo dieci secondi di canto, le ragazze iniziavano a farsi prendere dal panico:
"Per favore!"
"Non cantare!"
"Possiamo fare di meglio!"
"Riproviamoci!"
"Altre cinque volte se necessario!"
E così, la coreografia migliorava miracolosamente.
Oggi non ricordo solo medaglie e trofei.
Ricordo le risate.
Quel tipo di risate genuine che ti fanno venire il mal di stomaco.
E onestamente, credo che le ragazze avessero più paura del mio canto che della competizione stessa.
Quindi, tornando dal passato al presente, dopo gli hotel e il piccolo paese istriano, sono finita in un panificio famoso per avere la capa più pazza del mondo.
Ovviamente, lo dico con affetto.
Chiamiamola La Bella dai Capelli Scuri.
Ha uno sguardo che ti dice subito cosa bisogna fare.
Ordine.
Lavoro.
Disciplina.
E sotto tutto questo, un cuore enorme.
Ancora oggi, il sabato, do una mano.
E onestamente?
Lo adoro.
Mi sento a casa.
Mentre vendiamo pane, torte e pasticcini, inforniamo croissant, prepariamo il caffè e corriamo da un capo all'altro del negozio, le risate non si fermano mai.
Quando c'è molta gente e i clienti iniziano ad agitare le braccia per attirare la nostra attenzione, La Bella dai Capelli Scuri grida:
"Perché agitate le braccia? Avete caldo e cercate di rinfrescarvi?".
E poi scoppiamo tutti a ridere.
I clienti.
Noi.
Tutto il turno.
Perché la vita è più facile quando non la prendi troppo sul serio.
E io?
Parlo ancora.
Con tutti.
Con i clienti.
Ai colleghi.
Ai fattorini.
Persino ai passanti occasionali, se si fermano abbastanza a lungo vicino al bancone.
Un cliente mi chiama "il sindaco" da un bel po' di tempo.
Non perché io governi la città.
Ma perché parlo.
Costantemente.
Di tutto.
Con tutti.
E sapete una cosa?
Forse ha ragione.
Perché dopo tutti questi anni, non ho imparato solo a vendere il pane, servire i clienti o rispondere al telefono.
Ho imparato qualcosa di molto più importante.
Alla gente piace essere ascoltata.
E a quanto pare, non ho mai smesso di parlare.
E forse è proprio questo il segreto.
A volte le persone non hanno bisogno di una soluzione.
Hanno solo bisogno di qualcuno che si fermi, le ascolti e le faccia sorridere per due minuti.
Se sono riuscita a fare almeno questo, allora la mia carriera di madre single, chiacchierona e sindaco senza mandato non è stata vana.
Credetemi quando dico questo:
le persone con i sorrisi più grandi, le parole più calde e le spalle più forti su cui piangere sono di solito quelle che portano i fardelli più pesanti.
E sì, a volte piango anch'io.
Nel silenzio della mia stanza.
Quando nessuno mi vede.
Quando nessuno mi sente.
Ma poi sorge un nuovo giorno.
Una nuova battaglia.
Una nuova sfida.
Asciugo le lacrime, mi metto un sorriso e vado avanti.
Basta drammi per oggi. ๐Ÿง
PS
Grazie al cliente che mi ha incoronata sindaco.
Devo ammettere che suona piuttosto bene. ๐Ÿ˜
Ma comunque non mi dedicherei alla politica.
La politica è... beh, diciamo solo:
"BEEP!" ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑ
Preferirei essere un'attivista per i diritti umani.
O un avvocato.
Ho sempre odiato l'ingiustizia.
Al che il mio piccolo urlatore risponde:
"Mamma, saresti un pessimo avvocato".
E probabilmente ha ragione.
Perché credo ancora ingenuamente che la giustizia vinca.
E la vita continua a cercare di convincermi che non funziona sempre così.
E quindi...
Domani è un altro giorno.
E un altro giorno di lavoro.
Non ho vinto niente all'Eurojackpot.
È vero, non ho nemmeno comprato un biglietto, ma i dettagli sono irrilevanti. ๐Ÿ˜ƒ
Quindi devo comunque andare a lavorare.
E se per caso mi vedete di sabato a vendere torte, chiacchierare, ridere e dare consigli di vita che nessuno ha chiesto...
Beh, quella sono io. โค๏ธโฃ๏ธ
E sentitevi liberi di salutarmi.
Come ama dire il mio collega:
"Scusa, superstar, non ti avevo riconosciuto!" ๐Ÿ˜ƒ :::

NON SIAMO STATE NOI A INIZIARE A PARLARE DI SESSO. SONO STATI LORO. COME SEMPRE!!! ๐Ÿคฃ
Eccomi di nuovo...
Oggi parleremo un po’ di buoni rapporti di vicinato, della madrina dell’Urlatore, della mia migliore amica e delle nostre cosiddette metà migliori.
(Almeno così amano farsi chiamare. ๐Ÿ˜›)
Una o due volte alla settimana ci ritroviamo, ci sediamo attorno a un tavolo, beviamo un caffè o qualcosa di un po’ più forte e, naturalmente, ci lamentiamo della vita.
Noi due, di solito, parliamo di cose serie.
Lavoro.
Bollette.
Futuro.
Salute.
Tutti quegli argomenti che fanno sì che gli adulti passino la notte a fissare il soffitto invece di dormire.
Oppure a contare le pecore perché non riescono più a dormire come una volta... per via dell’età. ๐Ÿ˜ƒ
(Di quale età stiamo parlando?!)
E poi...
Poi le nostre “metà migliori” aprono bocca.
E in quel preciso istante ogni discussione seria smette ufficialmente di esistere.
Non so come ci riescano, ma una conversazione che due minuti prima riguardava economia, politica o problemi di vita finisce sempre nello stesso identico posto.
Il sesso.
E non perché siamo noi a portarci la conversazione.
No.
Loro hanno un talento speciale.
Potremmo parlare delle previsioni del tempo.
– Dicono che sta arrivando una perturbazione da ovest.
Quei due geni riuscirebbero a collegarla al sesso in meno di dieci secondi.
Potremmo parlare dei prezzi al supermercato.
– Avete visto quanto è aumentato il prezzo dell’olio d’oliva?
E in qualche modo finiremmo comunque a parlare di sesso.
A volte mi chiedo se gli uomini nascano con questa capacità oppure se esista una specie di accademia segreta che frequentano appena compiono diciotto anni.
A questo punto è intervenuto il fidanzato della mia amica.
Chiamiamolo “The Serious Man”. ๐Ÿคฃ
Ovviamente è intervenuto.
Non puoi tirare in ballo un uomo in un blog e aspettarti che stia zitto.
Ed ecco cosa dice:
“Se esiste un’accademia, allora tu ti sei laureata all’Accademia della Distorsione dei Fatti.
Noi non vi abbiamo mai chiesto di chiamarci ‘metà migliori’ perché, semplicemente, lo siamo.
E come facciamo a non parlare di sesso quando voi due iniziate con:
– F... il lavoro.
– F... le bollette.
– Che f... di futuro ci aspetta.
– La salute è f...
– Non riesco a dormire, devo guardare quel f... di soffitto.
– F... la politica.
– F... i prezzi alti.
E allora, naturalmente, per amore vostro, visto che nominate così spesso tutte queste f..., noi riportiamo la conversazione sul vero sesso.
Quello autentico, quello di cui si gode quando l’idraulica funziona.
E se non funziona, almeno possiamo ricordarci che il sesso è una bella cosa e che ci piace ricordarlo.” ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Qualcuno deve pur tenere viva la fiamma del romanticismo.
E chiaramente non sarete voi due mentre discutete di bollette della luce, colesterolo e situazione economica.
E così...
A questo punto “The Serious Man” si è anche vantato che il sesso dura due minuti.
Compreso il tempo per spogliarsi. ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
“E voglio chiarire subito una cosa...
Questo è solo l’inizio.”
E così...
Mentre noi due cerchiamo di risolvere i problemi quotidiani, loro due cercano di risolverne uno solo.
Avete capito quale. ๐Ÿคญ
Ma la storia non finisce qui.
Dopo “The Serious Man” interviene anche l’altra metà maschile. ๐Ÿคฃ
(Perché dovreste essere solo voi uomini a chiamare noi donne ‘mezze cartucce’?)
E poi rincara la dose.
E quando quei due iniziano a sostenersi a vicenda, non c’è più fine.
A dire la verità, credo che senza di loro ci annoieremmo.
Noi due allora iniziamo a guardare cosa c’è di nuovo su Shein.
Vestitini.
Costumi da bagno.
Borsette.
Piccole cose che, realisticamente, non ci servono, ma che guardiamo comunque.
E loro cosa fanno?
Guardano Shein anche loro.
Solo che nella barra di ricerca non scrivono vestiti.
No.
Le loro ricerche prendono una direzione completamente diversa.
“Dildo.”
“C’è qualcosa di artificiale?”
Ecco qualche esempio.
Noi due parliamo di mani e dolori.
La mia amica:
– Mi fa male la gamba!
Io:
– A me fanno male le mani!
E loro due:
– Va bene finché non vi fa male la cosa più importante...
๐Ÿคญ
Ed eccoci di nuovo allo stesso argomento.
Altra situazione.
Noi due guardiamo costumi da bagno su Shein.
Io dico:
– Questo è bello.
Lei:
– Questo nasconde la pancia.
E loro:
– A noi interessa quello che non nasconde...
– E soprattutto sapere se il modello è compreso nel prezzo del costume. ๐Ÿ™„๐Ÿคฃ
E di nuovo si ride fino alle lacrime.
Perché i commenti che seguono sono sufficienti per farsela addosso dal ridere.
E sinceramente, a me ormai basta poco.
Vi ricordate il raffreddore.
La tosse.
E qualche perdita involontaria dovuta allo sforzo.
A volte persino qualche fuga di gas. ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑ
Ho iniziato a sospettare che anche loro stiano attraversando una specie di pubertà della mezza età.
Anzi, ho persino le prove.
Una volta “The Serious Man” era convinto che qualcuno avesse vissuto una grande notte di passione.
Non so su quali basi fosse arrivato a questa conclusione.
E non gliel’ho nemmeno chiesto.
Perché quando “The Serious Man” costruisce una teoria, i fatti smettono di avere importanza.
Comunque, la mattina seguente è arrivato un messaggio:
"Buongiorno! Stanotte non abbiamo dormito per rumori e vibrazioni! I portali riferiscono che si è riattivato il Vulcano Vaginus–Vicinus! Pare che l'oggetto Penicus sia penetrato nella grotta vulcanica provocando una forte attività sismica!
Temo che possa esservi successo qualcosa perché il fenomeno si è verificato proprio dalle vostre parti.
Sapete qualcosa oppure devo continuare a informarmi sui portali?” ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
E adesso ditemi voi...
CHI È QUELLO SERIO?!
Oppure stanno semplicemente difendendo la loro teoria del complotto.
Nel loro caso:
“La teoria del sesso.” ๐Ÿ˜ƒ
Ma va bene...
Non possiamo nemmeno dire di essere particolarmente serie.
Perché la verità è che noi quattro non ci incontriamo solo per il caffè.
Né per i dolci.
Né per risolvere i problemi del mondo.
Ci incontriamo perché insieme ridiamo.
A volte parliamo di lavoro.
A volte di salute.
A volte di bollette.
E a volte finiamo a parlare del vulcano Vaginus–Vicinus, di costumi da bagno su Shein e di teorie che non hanno assolutamente nulla a che vedere con la realtà.
Ed è proprio per questo che torniamo sempre allo stesso tavolo.
Perché a questa età tutti abbiamo le nostre preoccupazioni.
Ma non sono le preoccupazioni quelle che ricordiamo più tardi.
Ricordiamo le persone con cui abbiamo riso così tanto da farci venire il mal di pancia.
O, nel mio caso...
Da farmi fare un po’ di pipì nei pantaloni. ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑ
E, sarete d’accordo con me, questo non ha prezzo.
P.S.
Già che ci siamo...
Me l’avete trovato quello sponsor per i pannoloni per l’incontinenza?
Lo chiedo di nuovo per un’amica. ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑโค๏ธ

WE DIDN'T START TALKING ABOUT SEX. THEY DID. AS ALWAYS!!! ๐Ÿคฃ
Here I am again...
Today we're going to talk a little about good neighborly relations, The Screamer's godmother, my best friend, and our so-called better halves.
(At least that's what they like us to call them. ๐Ÿ˜›)
Once or twice a week, we get together, sit around a table, have a coffee or something a little stronger and, of course, complain about life.
The two of us usually talk about serious things.
Work.
Bills.
The future.
Health.
All those topics that make grown adults stare at the ceiling at night instead of sleeping.
Or count sheep because they can't sleep the way they used to... thanks to age. ๐Ÿ˜ƒ
(What age?!)
And then...
Then our "better halves" open their mouths.
And at that exact moment, every serious discussion officially ceases to exist.
I don't know how they do it, but a conversation that two minutes earlier was about economics, politics, or life's problems somehow always ends up in the same place.
Sex.
And not because we took it there.
No.
They have a special talent.
We could be talking about the weather.
– They say a cold front is coming from the west.
Those two geniuses would find a way to connect it to sex within ten seconds.
We could be talking about grocery prices.
– Have you seen how expensive olive oil has become?
And somehow we'd still end up talking about sex.
Sometimes I wonder whether men are born with this ability or if there's some secret academy they all attend the moment they turn eighteen.
At this point, my friend's boyfriend chimed in.
Let's call him "The Serious Man." ๐Ÿคฃ
Of course he chimed in.
You can't mention a man in a blog post and expect him to stay quiet.
So here's what he had to say:
"If there's an academy, then you've earned a Master's degree from the Academy of Twisting Facts.
We've never asked you to call us 'better halves' because, quite simply, we are.
And how are we supposed not to talk about sex when you two start saying things like:
– F... work.
– F... the bills.
– We've got a really f... future ahead of us.
– Our health is f...
– I can't sleep, I have to stare at the f... ceiling.
– F... politics.
– F... high prices.
So naturally, out of love for you, since you're constantly talking about all that f..., we steer the conversation toward actual sex.
The real kind.
The kind that's enjoyable when the hydraulics are still working.
And if they're not, at least we can remember that sex is a beautiful thing and reminisce about it fondly." ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Someone has to keep romance alive.
And clearly it won't be you two while you're discussing electricity bills, cholesterol, and the state of the economy.
And then...
The Serious Man proudly informed us that sex lasts two minutes.
Including undressing. ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
"And let me make one thing clear...
This is only the beginning."
So...
While the two of us try to solve everyday problems, the two of them are trying to solve just one.
You can probably guess which one. ๐Ÿคญ
But the story doesn't end there.
After The Serious Man, the other male half joined in. ๐Ÿคฃ
(Why should only men be allowed to call women "used models"?)
And then he piled on.
And when those two start backing each other up, there is simply no end to it.
Honestly, I think we'd be bored without them.
So the two of us start browsing Shein.
Dresses.
Swimsuits.
Handbags.
Little things we definitely don't need but look at anyway.
And what do they do?
They browse Shein too.
Only they don't search for dresses.
No.
Their searches go in a completely different direction.
"Dildo."
"Anything artificial?"
Just to give you a few examples.
The two of us are talking about aches and pains.
My friend says:
– My leg hurts!
I say:
– My hands hurt!
And the two of them reply:
– It's fine as long as the most important thing doesn't hurt...
๐Ÿคญ
And there we are again.
Back to the same topic.
Another situation.
We're looking at swimsuits on Shein.
I say:
– This one is pretty.
My friend says:
– This one hides the tummy.
And they say:
– We're interested in what it doesn't hide...
– And we'd like to know whether the model comes with the swimsuit. ๐Ÿ™„๐Ÿคฃ
And once again, we're laughing until we cry.
Because the comments that follow are enough to make someone pee their pants.
And honestly, it doesn't take much for me these days.
You remember the cold.
The coughing.
And the occasional stress-induced bladder leak.
Sometimes even the occasional gas leak. ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑ
I've started suspecting that they're going through some kind of middle-aged puberty.
In fact, I have proof.
One time, The Serious Man became convinced that some major romantic action had taken place.
I have no idea what made him think that.
And I didn't ask.
Because once The Serious Man develops a theory, facts are no longer relevant.
Anyway, the next morning a message arrived:
"Good morning! We couldn't sleep last night because of the noises and vibrations! News reports say that Mount Vaginus-Vicinus has become active again! Apparently, the object known as Penicus entered the volcanic cave and triggered seismic activity!
Reports say it became active when an object known as Penicus penetrated the volcanic cave.
I'm worried something may have happened to you because it seems to have occurred somewhere near your area.
Do you know anything about it, or should I keep reading the news?" ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
Now you tell me...
WHO'S THE SERIOUS ONE HERE?!
Or maybe they're simply defending their favorite conspiracy theory.
In their case:
The Theory of Sex. ๐Ÿ˜ƒ
But honestly...
We can't exactly claim to be completely serious either.
Because the truth is that the four of us don't get together just for coffee.
Or cake.
Or to solve the world's problems.
We get together because we laugh.
Sometimes we talk about work.
Sometimes about health.
Sometimes about bills.
And sometimes we end up discussing Volcano Vaginus–Susjedus, swimsuits on Shein, and theories that have absolutely nothing to do with real life.
And that's exactly why we keep returning to the same table.
Because at this age, we all have our worries.
But worries aren't what we remember later.
We remember the people who made us laugh so hard our stomachs hurt.
Or, in my case...
So hard that I pee my pants a little. ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑ
And I think you'll agree...
That's priceless.
P.S.
By the way...
Have you found me that sponsor for incontinence diapers yet?
I'm asking for a friend. ๐Ÿคฃ๐Ÿ˜ฑโค๏ธ

IL VULCANO DI LATTE, URLATORE E IL KARMA CHIAMATO STELLINA ๐Ÿฎ๐Ÿคฃโฃ๏ธ
Questa volta scrivo di Urlatore e Piccola quando erano ancora dei neonati e, naturalmente, di un argomento molto importante: l'alimentazione e quel liquido essenziale per la vita che si chiama LATTE. ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿฎ๐Ÿ˜‚
C'è poi tutto il resto del cibo, come le verdure, che i bambini di solito guardano come se stessi cercando di servirgli del veleno invece che il pranzo. ๐Ÿ™„๐Ÿฅฆ
Nel lontanooooo 1997 è nata la mia Piccola e nel lontanooooo 2004 è arrivato il mio Urlatore!
Sinceramente, sarebbe stato meglio il contrario.
Perché ancora oggi Urlatore richiede più energia e più nervi di sua sorella. Soprattutto se consideriamo il numero di esaurimenti nervosi che è riuscito a regalarmi nel corso degli anni. ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
E vista la mia età, posso tranquillamente dire di essere diventata una specie protetta.
Se un giorno mi vedete nel mio habitat naturale mentre bevo un caffè in pace, vi prego di non disturbarmi.
È uno spettacolo raro. ๐Ÿฎ๐Ÿ˜‚
Credo che molte mamme si ritroveranno in questa storia, soprattutto quando si parla di quel liquido chiamato LATTE.
La mia Piccola, dal secondo mese di vita, non poteva nemmeno guardarlo.
E la principale responsabile di quel trauma da latte ero io. ๐Ÿ˜ฑPerché
?
Semplice.
Quando hai il tuo primo figlio e non hai la minima esperienza, sei convinta che esista una sola spiegazione per ogni pianto.
Fama.
Il bambino piange? Ha fame.
Fa una smorfia? Ha fame.
Ha il singhiozzo? Sicuramente ha fame.
Guarda il muro? Probabilmente ha fame.
Più o meno funzionavo così.
Piccola piangeva e io la prendevo immediatamente in braccio e la mettevo al seno.
Nella mia testa risuonava sempre la stessa frase:
"Tesoro della mamma, hai di nuovo fame." 
Peccato che la mia Piccola avesse semplicemente le coliche, come la maggior parte dei neonati.
Ma provate voi a convincere una testarda come me che il bambino non ha fame! ๐Ÿ™„๐Ÿ˜‚
Un giorno la riempii così tanto di latte che il suo pancino sembrava aver ingoiato un'anguria in miniatura.
Naturalmente andai nel panico e finimmo al pronto soccorso.
La dottoressa le massaggiava il pancino, cercava di misurarle la temperatura ea un certo punto le preme leggermente l'addome.
E poi...
Catastrofe.
Eruzione.
Vulcano di latte.
Tutto quello che Piccola aveva mangiato finì direttamente sul camice bianco immacolato della dottoressa. ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
Io rimasi immobile come una statua.
La dottoressa mi guardò, si pulì il camice e disse con assoluta calma:
"Cara mamma, la bambina ha semplicemente bevuto troppo latte."
In quel momento desiderai che si aprisse una voragine sotto i miei piedi e mi inghiottisse all'istante.
E Piccola?
Credo che proprio allora abbia preso una decisione per la vita.
Quando è cresciuta un po' e ha capito cos'era davvero il latte, ha pronunciato il suo grande NO.
Non l'ha più toccato.
Non sono mai riuscita a convincerla a berne nemmeno un sorso.
Forse, da qualche parte nel profondo, ricordava ancora la dottoressa, il camice bianco e lo tsunami di latte che le aveva provocato nei suoi primi mesi di vita. ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Da quel giorno ho dovuto inventarmi di tutto pur di convincerla a bere qualcosa che contenesse latte.
È andata avanti così finché non è cresciuta abbastanza da capire che quel liquido bianco, meglio conosciuto come latte, proprio non le piaceva. ๐Ÿ˜ฑ
Nemmeno con le verdure andava molto meglio.
A quel punto dovetti ricorrere a tattiche degne dei servizi segreti: frullavo le verdure e le mescolavo di nascosto negli altri cibi, sperando che non se ne accorgessero. ๐Ÿ˜›
Una volta ricordo di aver provato a fare la furba.
Comprai del latte al cioccolato convinta che finalmente l'avrebbe bevuto.
Insomma, chi non ama il cioccolato?
Lo versai in un bicchiere e glielo posai davanti con la solennità di chi sta offrendo il tesoro più prezioso del mondo.
Lei guarda il bicchiere.
Guardami.
Poi di nuovo il bicchiere.
Annusò il contenuto come un piccolo cane poliziotto alla frontiera.
E infine dichiarò:
— Mamma, questo è latte travestito da cioccolato.
Credo che sia stato il primo momento in cui mio figlio mi abbia battuta in astuzia.
così Piccola è cresciuta senza latte. ๐Ÿฎ
Dall'altra parte c'era Urlatore, che invece amava tutto.
Mangiava più volte al giorno e la sera , prima di andare a dormire e di iniziare a "urlare" – perché non bisogna dimenticare questa parte fondamentale della sua routine serale ๐Ÿ˜Š – beveva sempre il suo biberon di latte.
Era un vero e proprio rituale.
Ma la cosa che amava più di ogni altra erano le caramelle gommose.
Non gliene bastavano mai.
Urlatore era tutta un'altra storia.
Lui non chiedeva cosa ci fosse da mangiare.
Lui chiedeva se ce n'era ancora.
A volte avevo l'impressione di stare allevando due creature completamente diverse.
Una esaminava ogni singolo boccone come un ispettore sanitario.
L'altra avrebbe mangiato l'ispettore, il verbale e pure il tavolo se il pranzo tardava ad arrivare.
E ancora oggi è così.
Appena entra in casa o apre gli occhi al mattino, arriva sempre la stessa domanda:
— (Vecchia) Mamma, cosa c'è da mangiare?
E io, ormai da anni, gli risponde sempre:
— Ti do io una vecchia stereo sberla! ๐Ÿ˜ก๐Ÿ˜ƒ
Naturalmente questo non gli ha mai impedito di rifarmi la stessa domanda cinque minuti dopo .
Con il passare degli anni ho capito che la natura aveva deciso di fare un esperimento su di me.
Prima mi ha dato una figlia che non voleva nemmeno guardare il latte.
Poi mi ha dato un figlio che avrebbe mangiato qualsiasi cosa non fosse fissata al pavimento.
Una sopravviveva a pasta.
L'altro avrebbe mangiato la pasta, la pentola e perfino il libro di ricette.
E io, in mezzo a loro, cercavo disperatamente di fare la madre normale.
Con risultati piuttosto discutibili.
Mentre lui beveva il latte tutto soddisfatto, Piccola lo guardava e gridava:
— Bleah!
Il suo cibo preferito era la pasta in cento modi diversi.
A dire il vero, se dobbiamo essere sinceri, lo è ancora oggi .
E così siamo arrivati โ€‹โ€‹al 2020.
È allora che è nata mia nipote.
Chiamiamola Stellina.
Il sole della sua nonna. ๐Ÿฅฐ
Ed è stato proprio in quel momento che Piccola ha finalmente capito quanto fosse importante il latte.
Ogni volta che dava da mangiare alla sua piccola principessa Stellina, siva ricorda di sé stessa, delle sue guerre personali contro il latte e di tutti i miei tentativi disperati di farle arrivare almeno una goccia di quella sostanza nello stomaco.
E Stellina?
Stellina mangia tutto.
Oggi ha quasi sei anni e fin da piccolissima è stata una bambina che ha sempre accettato con entusiasmo qualsiasi nuovo alimento.
Anzi, in modo piuttosto insolito, preferisce la frutta ai dolci.
Ma la parte migliore deve ancora arrivare.
Per lei è assolutamente normale fare merenda con pancetta e cipolla.
Proprio così, alla vecchia maniera, senza troppe filosofie. ๐Ÿ˜ƒ๐Ÿ˜ƒ
E lo fa da quando aveva tre anni.
Provate a immaginare la scena.
Una bambina seduta a tavola.
Davanti a lei un tagliere di legno.
Sul tagliere un pezzo di pancetta e una cipolla.
Mentre gli altri bambini chiedono il cioccolato, la mia Stellina sgranocchia pancetta.
Ecco chi è la mia Stellina. โฃ๏ธ
E quando la guardia mangia con gusto tutto ciò che sua madre ha rifiutato per anni, non posso fare a meno di sorridere.
La vita ha davvero un grande senso dell'umorismo.
A volte ci restituisce tutto quello che abbiamo vissuto con i nostri figli.
Solo che questa volta lo fa attraverso i nipoti.
A volte guardo Piccola mentre cerca di convincere Stellina a mangiare un altro boccone e mi limita a sorridere.
Non dico nulla.
Il karma funziona meglio quando resta in silenzio.

IL VULCANO DI LATTE, L'URLATORE E IL KARMA CHIAMATO PICCOLA STELLA ๐Ÿฎ๐Ÿคฃโฃ๏ธ
Questa volta scrivo dell'Urlatore e di Malena quando erano ancora neonati e, ovviamente, di un argomento molto importante: l'alimentazione dei bambini e quel liquido vitale chiamato LATTE. ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿฎ๐Ÿ˜‚
E poi c'è tutto l'altro cibo, come le verdure, che i bambini di solito guardano come se stessi cercando di servirgli del veleno invece del pranzo. ๐Ÿ™„๐Ÿฅฆ
Nel lontano 1997 è nata la mia Malena, e nel lontano 2004 è arrivato il mio Urlatore!
Onestamente, sarebbe stato meglio il contrario.
Perché ancora oggi , l'Urlatore richiede più energia e più pazienza di sua sorella. Soprattutto se consideriamo il numero di esaurimenti nervosi che è riuscito a provocarmi nel corso degli anni. ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
E considerando la mia età, posso tranquillamente affermare di essere diventata una specie in via d'estinzione.
Se un giorno doveste vedermi sorseggiare tranquillamente un caffè nel mio habitat naturale, per favore non disturbatemi.
È uno spettacolo raro. ๐Ÿฎ๐Ÿ˜‚
Credo che molte madri si riconosceranno in questa storia, soprattutto quando si tratta di quel liquido chiamato LATTE.
La mia Malena non riusciva nemmeno a guardare il latte dall'età di due mesi.
E la principale responsabile di quel trauma da latte ero io. ๐Ÿ˜ฑ
Perché?
Beh, è โ€‹โ€‹semplice.
Quando hai il tuo primo figlio e non hai assolutamente alcuna esperienza, sei convinta che ci sia solo una spiegazione per ogni pianto.
Fame.
Il bambino piange? Fame.
Fa una smorfia? Fame. Ha il
singhiozzo? Sicuramente ha fame.
Fissa il muro? Probabilmente ha fame.
È più o meno così che funzionava il mio cervello.
Malena iniziava a piangere e io la prendevo subito in braccio e la attaccavo al seno.
Dentro di me, sentivo:
"Mia piccola raggio di sole, hai di nuovo fame".
Il problema era che la mia piccola raggio di sole aveva davvero le coliche, come la maggior parte dei neonati.
Ma provate a convincere una donna testarda come me che la bambina non ha fame! ๐Ÿ™„๐Ÿ˜‚
Un giorno l'ho allattata così tanto che la sua pancina sembrava avesse ingoiato una piccola anguria.
Naturalmente, sono andata nel panico e l'ho portata di corsa al pronto soccorso.
Il dottore le ha massaggiato la pancia, ha provato a misurarle la temperatura e a un certo punto le ha premuto delicatamente sullo stomaco.
E poi...
Disastro.
Eruzione.
Un vulcano di latte.
Tutto quello che Malena aveva mangiato è finito sul camice bianco immacolato del dottore. ๐Ÿ˜ฑ๐Ÿคฃ
Sono rimasta lì immobile come una statua.
Il dottore mi ha guardata, si è asciugata il camice e ha detto con calma:
"Cara mamma, la sua bambina ha semplicemente bevuto troppo latte".
In quel momento, avrei voluto che il pavimento si aprisse e mi inghiottisse intera.
E Malena?
Credo che sia stato allora che ha preso una decisione che le ha cambiato la vita.
Quando è cresciuta un po' e ha capito cos'era davvero il latte, ha dichiarato un sonoro NO.
Non l'ha più toccato.
Non sono riuscita a convincerla a berne nemmeno un sorso.
Forse in fondo si ricordava ancora del dottore, del camice bianco e dello tsunami di latte che avevo scatenato durante i suoi primi mesi di vita. ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Da quel giorno in poi, ho dovuto fare miracoli per convincere Malena a consumare qualsiasi cosa anche solo lontanamente riconducibile al latte.
Questo è durato finché non è cresciuta abbastanza da capire che quel liquido bianco chiamato latte semplicemente non faceva per lei. ๐Ÿ˜ฑ
Le cose non sono andate molto meglio con le verdure.
A quel punto ho dovuto ricorrere a tattiche degne di un agente segreto. Frullavo le verdure e le mescolavo di nascosto ad altri cibi, sperando che non se ne accorgesse. ๐Ÿ˜›
Ricordo una volta in cui ho cercato di essere furba.
Ho comprato del latte al cioccolato, convinta che finalmente l'avrebbe bevuto.
Voglio dire, a chi non piace il cioccolato?
Ho versato il latte in un bicchiere e gliel'ho messo davanti con orgoglio, come se le stessi offrendo il tesoro più grande del mondo.
Lei ha guardato il bicchiere.
Ha guardato me.
Poi di nuovo il bicchiere.
L'ha annusato come un piccolo cane poliziotto al confine.
E poi ha annunciato:
"Mamma, questo è latte travestito da cioccolato".
Credo che quella sia stata la prima volta che mia figlia mi abbia completamente fregata.
E così Malena è cresciuta senza latte. ๐Ÿฎ
D'altra parte, il piccolo urlatore amava tutto.
Mangiava diverse volte al giorno e ogni sera prima di andare a letto – e prima che iniziasse a urlare, non dimentichiamoci di questa parte importante della sua routine notturna ๐Ÿ˜Š – beveva sempre un biberon di latte.
Era il suo rituale.
Ma ciò che amava di più erano le caramelle gommose.
Non ce n'erano mai abbastanza.
Il piccolo urlatore era tutta un'altra storia.
Non chiedeva cosa stessimo mangiando.
Chiedeva se ce n'era altro.
A volte mi sembrava di allevare due specie completamente diverse.
Uno controllava ogni boccone di cibo come un ispettore sanitario.
L'altro si sarebbe mangiato l'ispettore, il rapporto e il tavolo se il pranzo fosse stato ritardato troppo.
E onestamente?
È ancora lo stesso oggi .
Nel momento in cui entra in casa, o apre gli occhi al mattino , mi pone sempre la stessa domanda:
"Mamma, cosa c'è da mangiare?".
E per anni la mia risposta è stata:
"Ti regalo un vecchio stereo!".
Questo non gli ha mai impedito di rifare esattamente la stessa domanda cinque minuti dopo .
Nel corso degli anni ho capito che la natura aveva chiaramente deciso di fare un esperimento su di me.
Prima mi ha dato un figlio che non voleva nemmeno guardare il latte.
Poi mi ha dato un figlio che avrebbe mangiato qualsiasi cosa non fosse inchiodata al pavimento.
Uno è sopravvissuto a pasta.
L'altro avrebbe mangiato la pasta, la pentola e il libro di ricette.
E io ero lì, da qualche parte nel mezzo, che cercavo di recitare la parte di una madre normale.
Con scarso successo.
Mentre lui beveva felicemente il latte, Malena lo guardava e gridava:
"Che schifo!" .
Il suo cibo preferito era la pasta preparata in cento modi diversi.
E onestamente, lo è ancora.
E così arriviamo all'anno 2020.
È l'anno in cui è nata mia nipote.
Chiamiamola Piccola Stella.
Il mio raggio di sole nonno. ๐Ÿฅฐ
Ed è stato allora che Malena ha finalmente capito quanto sia importante il latte.
Ogni volta che dava da mangiare alla sua piccola principessa Piccola Stella, si ricordava di sé stessa, delle sue guerre contro il latte e di tutti i miei disperati tentativi di farle ingoiare almeno una goccia.
E Piccola Stella?
Piccola Stella mangia di tutto.
Oggi ha quasi sei anni e fin da piccola ha accettato con gioia ogni nuovo cibo.
Stranamente, preferisce la frutta ai dolci.
Ma il bello deve ancora venire.
Per lei, è perfettamente normale mangiare pancetta e cipolle come spuntino.
Fatte in casa, senza fare domande. ๐Ÿ˜ƒ๐Ÿ˜ƒ
E lo fa da quando aveva tre anni.
Immaginate la scena.
Una bambina seduta a un tavolo.
Un tagliere di legno davanti a lei.
Sul tagliere, una fetta di pancetta e una cipolla.
Mentre gli altri bambini chiedono la cioccolata, la mia Piccola Stella sgranocchia felicemente la pancetta.
Questa è la mia Piccola Stella. โฃ๏ธ
E quando la guardo mentre si gusta tutti i cibi che sua madre ha rifiutato per anni, non posso fare a meno di sorridere.
La vita ha davvero un meraviglioso senso dell'umorismo.
A volte ci restituisce tutto quello che abbiamo passato con i nostri figli.
Solo che questa volta lo fa attraverso i nostri nipoti.
A volte guardo Malena che cerca di convincere la Piccola Stella a dare un altro morso e semplicemente sorrido.
Non dico una parola.
Il karma funziona al meglio quando rimane in silenzio.

QUANDO DIVENTI NONNA IL KARMA SI SIEDE DAVANTI A TE ETI DICE. "ADESSO GUARDA"
C'è un momento nella vita in cui pensi:
"Ecco, ho fatto la mia parte."
I figli sono cresciuti.
Hai superato pannolini, febbre, adolescenza, primi amori, primi esaurimenti nervosi e hai pronunciato almeno cinquecento volte la leggendaria frase:
"Non costringermi a ripetertelo un'altra volta!"
E poi arriva una nipotina.
Pensi:
"Adesso sarò una nonna dolce."
Quella che coccola. Che prepara le crêpes. Che legge le favole. Che, a differenza della mamma, avrà tanta pazienza.
E invece la vita ti manda Stellina.
E capisci che non è arrivato per farti riposare.
È arrivata per farti ridere di nuovo.
La mia Stellina tra poco compiera' sei anni.
Dire che è piena di energia è dire poco.
Credo che potrebbe alimentare metà della Croazia se la collegassimo a una prolunga.
Dalla mattina alla sera parla. Fa domande. Tratta. Spiega. Commento.
E, molto spesso, lascia gli adulti senza parole.
Quando era una neonata era un piccolo miracolo.
Piangeva pochissimo.
Dormiva quasi tutta la notte fin dal primo giorno.
Tutti dicevano:
"Che bambina tranquilla!"
Eh già...
Stava soltanto ricaricando le batterie.
Nessuno ci aveva avvisati di quello che sarebbe successo qualche anno dopo. ๐Ÿ˜„
La cosa che mi affascina di più è il suo modo di mangiare.
Mentre gli altri bambini sognano cioccolata e caramelle, la mia signorina chiede la frutta.
E poi, con la massima naturalezza, mangia carne, pancetta e cipolla come se fosse appena scesa da una barca a ลฝman. ๐Ÿฅ“๐Ÿง…๐Ÿฅฉ
A volte la guardia e penso:
"Questa bambina non è normale..." ๐Ÿฅฐ๐Ÿ˜ƒ
...ma, grazie al cielo, non lo è.
Qualche giorno fa stava parlando con suo zio Urlatore.
Gli fa una domanda.
Lui non sa rispondere.
Ci penso.
Scuote la testa.
Cerca le parole.
Lei lo guarda come una professoressa davanti a uno studente impreparato e gli dice:
"Zio... sei grande, ma non capisci proprio niente."
Ridevo così tanto che mi mancava il respiro.
Urlatore l'ha guardata per qualche secondo.
Credo che in quel momento abbia rimesso in discussione tutto il suo percorso scolastico.
Da quel giorno non sono più stata sicura di chi stesso educando chi. ๐Ÿคฃ
Naturalmente ha già il fidanzatino.
Lo aveva già all'asilo nido.
E adesso ce l'ha anche alla scuola dell'infanzia.
Quando le chiedo com'è,iniziare a ridere e dire:
"Ho il fidanzato... è bellissimo!" ๐Ÿ‘ฑ
Punto.
Per i bambini l'amore è semplice.
Poi cresci e non basta più che qualcuno sia "bellissimo".
Deve avere un lavoro.
Un'auto.
Il senso dell'umorismo.
E saper cambiare una lampadina.
Quando chiamo Piccola, molto spesso è Stellina a rispondermi per prima.
E invece di sentirmi dire:
"Ciao, nonna!"
mi sento rispondere:
"Nonna... perché mi chiami proprio adesso? Sto guardando una cosa."
Con il tono di chi è stata appena interrotta durante una riunione importantissima. ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Quando viene a casa mia, la prima cosa che fa è andare a salutare la mia banda a quattro zampe.
Ma uno di loro ha un posto speciale nel suo cuore.
Leone. ๐Ÿฑ
Non è un gatto.
È il grande amore della sua vita.
Lo abbraccia.
Lo bacio.
Gli dice:
"Amore mio."
Gli mette le sue piccole statuine sulla testa.
Gli dà da mangiare.
Lo accarezzare.
E Leo sopporta tutto con un'espressione che sembra dire:
"Va bene... sopravviverò anche a questa."
Se ci provassi io...
probabilmente perderei mezzo braccio.
Nemmeno Rokiè da meno. ๐Ÿ•
È innamorato di lei.
La segue ovunque con quei suoi occhi dolci da vitellino.
Se lei si siede, si siede anche lui.
Se lei si alza, si alza anche lui.
Sono convinto che la seguirebbe fino alla fine del mondo...
...a patto di ricevere un biscotto lungo la strada.
Fin da piccolissima si vedeva che aveva uno spiccato senso dell'ordine.
Mentre gli altri bambini trascinavano peluche o macchinine, Stellina prendeva l'aspirapolvere.
Beh...
"Prendeva" forse è un'esagerazione.
L'aspirapolvere era quasi più grande di lei.
Ma questo non la fermava.
Lo spingeva per tutta la casa con la serietà di una vera padrona di casa, convinta di svolgere il lavoro più importante del mondo.
La guardavo e pensavo:
"Samantha, una bambina di due anni passa l'aspirapolvere volontariamente. Non raccontarlo a nessuno... potrebbe chiederti di prestargliela."
Oggi non passa più l'aspirapolvere con lo stesso entusiasmo.
Evidentemente anche lei ha scoperto che la polvere torna molto più in fretta di quanto sparisca. ๐Ÿคฃ
Una volta è rimasta da me per qualche giorno. Aveva circa due anni.
Le avevo tagliato una banana, una mela e dell'uva. ๐ŸŒ๐ŸŽ๐Ÿ‡
Era seduta a tavola, prende un pezzetto di banana con quella sua manina paffuta e lo porta verso la bocca.
Proprio nel momento in cui apre la bocca...
la banana cade.
Ci riprova.
Cade di nuovo.
Una terza volta.
Una quarta.
Una quinta.
Io ormai faccio fatica a trattenermi dal ridere.
Lei invece mi guardava serissima, come se stesse combattendo la battaglia più importante della sua vita.
Alla fine si è arrabbiata.
Ma non prendermi in giro.
E nemmeno perché non ci riuscivamo.
Si è arrabbiata con la banana!
Ha iniziato a rimproverarla nel suo linguaggio da bambina, come se le stesse facendo una vera ramanzina.
E poi...
all'improvviso ha iniziato a ridere di sé stessa.
Una risata sincera, di quelle che ti arrivano al cuore.
Naturalmente mi sono messa a ridere anch'io.
Alla fine la banana ha perso la battaglia.
Ma noi due abbiamo vinto uno di quei ricordi che ti accompagnano per tutta la vita. โค๏ธ๐ŸŒ
Quando Stellina viene a dormire da me, quindi già come sarà la mattina .
Niente risvegli lenti.
Niente caffè bevuto in pace.
Appena apre gli occhi, apre anche la porta della terrazza.
Fa un bel respiro, come se dovesse tenere un discorso a tutto il quartiere, e urlare con tutta la voce che ha:
"Mimaaaaaaa! Posso venire da te?"
Se seguite il mio blog, Mima ormai la conoscete.
È la mia migliore amica e la madrina di Urlatore.
Naturalmente, quasi sempre la risposta è:
"Certo!"
E la signorina parte subito.
Perché Mima, proprio come la nonna, ha un piccolo difetto.
Non sa dire di no.
Naturalmente...
sempre entro i limiti della normalità.
E se poi entra in scena anche un cellulare con i cartoni animati...
allora Mima viene ufficialmente proclamata la migliore vicina del mondo.
Poco dopo le raggiungo anch'io.
Ed ecco che nasce la nostra piccola chiacchierata del mattino.
Due donne adulte...
...e una piccola signorina che partecipa a ogni conversazione, dice la sua anche quando nessuno glielo chiede e si comporta come se fosse un membro ufficiale del gruppo.
E, a dire il vero...
a volte ho l'impressione che sia proprio lei a comandare tutti. ๐Ÿคญ
E quando litiga con sua zia di Dignano...
non è una semplice litigata.
È un vero dibattito presidenziale.
Si ferma.
Mani sui fianchi.
Espressione serissima.
E parte.
Non mollare mai.
La sua parola deve essere l'ultima.
Io le guardo e, con la saggezza dell'esperienza, rimango in silenzio.
Gli anni mi hanno insegnato che è molto più intelligente non intervenire in certe discussioni. ๐Ÿ˜„
E poi, la sera , quando tutto torna tranquillo, mi ritrovo a riflettere.
Quando ero mamma correvo sempre.
Mi preoccupavo che avessero mangiato.
Che stessi bene.
Che hanno fatto i compiti.
Mi chiedo continuamente se fossi una brava mamma.
Da nonna, invece, ho un lusso meraviglioso.
Ho il tempo di fermarmi.
Di ridere.
Di ricordare tutte le sue battute.
E di rendermi conto che la vita ha davvero fatto un giro completo.
Forse un giorno il karma si siede davvero davanti a te e ti dice:
"Adesso guarda."
Ma non è arrivato per farmi rivivere tutto quello che ho passato da mamma.
È arrivato sotto forma di una bambina che ama la frutta più della cioccolata, pensa che la cipolla sia una delle cose più buone del mondo, adora Leo e Roki, discute con gli adulti senza il minimo timore e dice con assoluta naturalezza a suo zio:
"Sei grande, ma non capisci proprio niente."
E, sinceramente...
non cambierei il mio karma con niente al mondo. โค๏ธ

When You Become a Grandma, Karma Sits Across from You and Says, "Now Watch."
There comes a moment in life when you think:
"Well... I've done my part."
Your children have grown up.
You've survived diapers, fevers, puberty, first loves, first nervous breakdowns, and you've said the legendary sentence at least five hundred times:
"Don't make me tell you one more time!"
And then a granddaughter arrives.
You think:
"Now I'll be the sweet grandma."
The one who gives cuddles.
Who makes pancakes.
Who reads bedtime stories.
Who, unlike her mother, will always have endless patience.
And then life sends you Stellina.
And you realize she didn't come so you could finally rest.
She came to make you laugh all over again.
My Stellina will soon turn six.
Saying she's full of energy would be an understatement.
I honestly think she could power half of Croatia if we plugged her into an extension cord.
From morning until night she talks.
She asks questions.
She negotiates.
She explains.
She comments on everything.
And most of the time, she leaves adults speechless.
When she was a baby, she was an absolute little angel.
She hardly ever cried.
She slept through the night almost from day one.
Everyone kept saying:
"What a wonderful baby!"
Well...
She was just recharging her batteries.
Nobody warned us what would happen a few years later. ๐Ÿ˜„
What amazes me most is the way she eats.
While other children dream about chocolate and candy, my little lady asks for fruit.
And then, without blinking an eye, she happily eats meat, bacon, and onions as if she'd just stepped off a fishing boat in ลฝman. ๐Ÿฅ“๐Ÿง…๐Ÿฅฉ
Sometimes I look at her and think:
"This child is definitely not normal..." ๐Ÿฅฐ๐Ÿ˜ƒ
...and thank goodness she isn't.
The other day she was talking to her uncle The Screamer.
She asked him something.
He didn't know the answer.
He thought about it.
Shook his head.
Searched for the right words.
She looked at him like a teacher looking at a student who hadn't studied and said:
"Uncle... you're big, but you don't understand anything at all."
I laughed so hard I could barely breathe.
The Screamer stared at her for a few seconds.
I honestly think he questioned his entire education in that very moment.
From that day on, I wasn't sure who was raising whom anymore. ๐Ÿคฃ
Of course, she already has a boyfriend.
She had one in nursery school.
And now she has one in kindergarten too.
Whenever I ask her what he's like, she starts laughing and says:
"I have a boyfriend... he's so handsome!" ๐Ÿ‘ฑ
That's it.
For children, love is simple.
Then you grow up, and suddenly it's no longer enough for someone to be "really handsome."
He needs a job.
A car.
A good sense of humor.
And he should know how to change a light bulb.
When I call Piccola, it's often Stellina who answers first.
And instead of hearing:
"Hi, Grandma!"
I get:
"Grandma... why are you calling now? I'm watching something."
As if I'd just interrupted the CEO during a very important business meeting. ๐Ÿคฃ๐Ÿคฃ
Whenever she comes to my house, the first thing she does is visit my four-legged gang.
But one member has a very special place in her heart.
Leo. ๐Ÿฑ
He's not just a cat.
He's the love of her life.
She hugs him.
She kisses him.
She tells him,
"My love."
She puts little toys on his head.
She feeds him.
She cuddles him.
And Leo puts up with all of it wearing the expression of someone thinking:
"Alright... I'll survive this too."
If I tried the same thing...
I'd probably lose half an arm.
And Roki isn't any different. ๐Ÿ•
He's completely in love with her.
He follows her around the house with those big, gentle calf-like eyes.
If she sits down, he sits down.
If she gets up, he gets up.
I'm convinced he'd follow her to the ends of the earth...
...as long as there was a dog biscuit somewhere along the way.
You could tell from a very young age that this little lady liked everything to be neat and tidy.
While other children dragged stuffed animals or toy cars around the house, Stellina chose the vacuum cleaner.
Well...
"Chose" might be a bit of an exaggeration.
The vacuum cleaner was almost bigger than she was.
But that didn't stop her.
She pushed it around the house with the seriousness of a professional housekeeper, completely convinced she was doing the most important job in the world.
I'd watch her and think:
"Samantha, a two-year-old is vacuuming voluntarily. Don't tell anyone... they might ask to borrow her."
These days she doesn't vacuum with quite the same enthusiasm.
Apparently, she's discovered what all adults eventually learn...
Dust comes back much faster than it disappears. ๐Ÿคฃ
One time she stayed with me for a few days. She was about two years old.
I cut up a banana, an apple, and some grapes for her. ๐ŸŒ๐ŸŽ๐Ÿ‡
She sat at the table, picked up a piece of banana with her tiny chubby hand, and carefully brought it toward her mouth.
Just as she opened her mouth...
the banana fell.
She tried again.
It fell again.
A third time.
A fourth.
A fifth.
By then I could hardly stop myself from laughing.
She, on the other hand, looked completely serious, as if she were fighting the biggest battle of her life.
Finally, she got angry.
But not at me.
And not because she couldn't do it.
She got angry at the banana!
She started scolding it in her own little toddler language, as if she were giving it the lecture of a lifetime.
And then...
all of a sudden, she started laughing at herself.
A real, heartfelt laugh.
Of course, I started laughing too.
In the end, the banana lost the battle.
But the two of us won one of those precious memories that stay with you forever. โค๏ธ๐ŸŒ
Whenever Stellina comes to sleep over, I already know exactly what the morning will look like.
No slow wake-up.
No peaceful cup of coffee.
The moment she opens her eyes, she opens the terrace door too.
She takes a deep breath as if she's about to address the entire neighborhood and shouts at the top of her lungs:
"Mimaaaaaaa! Can I come over?"
If you've been following my blog, you already know Mima.
She's my best friend and The Screamer's godmother.
And, of course, the answer is almost always:
"Of course you can!"
Off she goes.
Because Mima, just like Grandma, has one tiny weakness.
She simply doesn't know how to say "no."
Of course...
within reason.
And if cartoons on a mobile phone become part of the plan...
Well, then Mima is officially crowned the best neighbor in the world.
Before long, I follow them too.
And that's how our little morning gossip session begins.
Two grown women...
...and one tiny little lady who happily joins every conversation, shares her opinion even when nobody asks for it, and behaves as though she's an equal member of the group.
And honestly...
sometimes I have the feeling she's the one actually running the meeting. ๐Ÿคญ
When she argues with her aunt from Vodnjan...
it's not just a little argument.
It's a full-blown presidential debate.
She stands there.
Hands on her hips.
A very serious expression on her face.
And she starts.
She never gives up.
She absolutely has to have the last word.
I simply watch them and wisely keep quiet.
Life has taught me that some discussions are much safer to observe than to join. ๐Ÿ˜„
And then, in the evening, when everything finally becomes quiet, I find myself thinking.
When I was a mother, I was always rushing somewhere.
Worrying whether they had eaten.
Whether they were healthy.
Whether they had finished their homework.
Wondering if I was doing a good enough job.
As a grandma, I have one wonderful luxury.
I have time.
Time to stop.
Time to laugh.
Time to treasure all of Stellina's little pearls of wisdom.
And time to realize that life has come full circle.
Maybe one day karma really does sit across from you and say:
"Now watch."
But it didn't come back to make me relive everything I went through as a mother.
It came in the shape of a little girl who loves fruit more than chocolate, believes onions are one of the greatest foods on Earth, adores Leo and Roki, debates with adults without the slightest hesitation, and looks at her uncle The Screamer and calmly says:
"You're all grown up... but you don't understand anything at all."
And honestly...
I wouldn't trade my karma for anything in the world. โค๏ธ